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Dischi in vinile, glossario dei termini più utilizzati

Una utile guida per districarsi in una giungla di termini, espressioni e acronimi usati nel mondo dei dischi in vinile.

Il mondo dei dischi in vinile, tornato prepotentemente in auge, può essere una giungla per un neofita: ecco un elenco dei termini che potreste incontrare.

Alcuni termini sono riportati in italiano, altri in inglese, a seconda di quella che è l’abitudine d’uso tra gli appassionati nel nostro Paese.
Per scelta non approfondiremo tecnicamente certi temi, che andrebbero studiati e approfonditi a parte a causa della loro complessità.

MISC

7″: la misura in pollici di quelli che siamo abituati a chiamare “45 giri”, i dischi più piccoli nati per la diffusione di brani singoli e per essere suonati nei vecchi jukebox.

12″: misura in pollici del disco in vinile, di solito associata ai 33 giri (33 e ⅓ per la precisione), questa misura può essere però anche relativa a dei 45 giri, di solito si tratta di produzioni audiofile in quanto la velocità di rotazione maggiore è anche conseguenza di una più alta resa sonora.

A

Acetato: vedi “Lacca”.

Adattatore per 45 giri: il piccolo disco che viene posto sul perno del giradischi per permettergli di accogliere un disco 7″ (non è in realtà corretto parlare di “45 giri” perché con questo ci si riferisce alla velocità di rotazione e non alla dimensione, anche se poi i 7″ girano comunemente a tale velocità).

Alignment Protractor: vedi “Dima”.

Alternative Takes: versioni alternative dei brani ufficiali (nella maggior parte dei casi provenienti da session di prova degli arrangiamenti) spesso reinseriti in raccolte ufficiali o non ufficiali.

Alzabraccio (Lift): il meccanismo che permette di alzare e abbassare dolcemente il braccio sul disco e di far rimanere il braccio in sospensione. Alcuni giradischi hanno un sistema automatico di avvio e ritorno del braccio con conseguente alzabraccio automatizzato.

Anti-Skating: lo skating indica le forze di attrito in gioco durante la riproduzione che tendono a spingere il braccio verso il centro, inclinando così il cantilever. Questo può causare distorsioni o veri e propri salti, oltre che una deformazione del cantilever stesso. L’Anti-Skating è un meccanismo che contrasta queste forze, di solito regolato su valori uguali o simili a quelli applicati al peso impostato sulla testina (vedi “VTF”).

Artwork: anche se in generale oggi il termine si riferisce a qualsiasi grafica di copertina, è nato quando questa corrispondeva a un intento artistico di fondamentale importanza come accompagnamento visivo al contenuto musicale.

Audiophile Pressing: “stampa audiofila”, ma qui rischiamo di aprire un discorso assai complesso. Esistono etichette che rispettano criteri audiofili di stampa dei dischi e di riversamento in essi del contenuto musicale nella sua forma migliore. Altre, invece, usano la dicitura “audiophile” in modo tutt’altro che veritiero, solo per attirare l’occhio di possibili acquirenti.

Azimuth: regolazione della testina (tramite l’Headshell) in modo che, guardandola di fronte, sia perfettamente parallela al disco e che quindi il cantilever sia perpendicolare allo stesso in fase di tracciamento.

B

Bar Code:  come per la maggior parte dei prodotti di consumo, anche i dischi hanno un codice a barre. 

Belt Drive: sistema di rotazione del piatto del giradischi attraverso una cinghia collegata al motore, che può essere posto esternamente al piatto (integrato o non integrato al plinto/telaio) o al di sotto di esso. 

Binaurale: dischi binaurali (“binaural”), fu un breve tentativo di creare uno stereo utilizzando due tracce separate sulla stessa facciata del disco e richiedeva un braccio speciale a due testine. Sistema costoso, non performante e per fortuna soppiantato velocemente dal True Stereo e relative testine. Da non confondere con il tipo di “registrazione binaurale”, che è invece un metodo usato anche oggigiorno per calare ancora di più il suono nelle tre dimensioni, ottimizzandolo in particolare per l’ascolto in cuffia.

Biscuit: “biscotto”, il materiale (vinile) che subisce la pressatura finale, racchiuso tra le due label dei rispettivi lati A e B.

Booklet: un libretto inserito all’interno del packaging per vari (e spesso fantasiosi) scopi.

Bootleg: registrazioni non ufficiali (pirata) contenenti concerti, alternative takes, inediti o altro. Sono indicati anche come ROIR (Record Of Indeterminate Origin).

Braccio: si tratta del braccio del giradischi (mai chiamarlo “braccetto”!). Può avere forme diverse (dritto, a S, tangenziale). Il braccio è un elemento importantissimo nella riproduzione, dal suo corretto settaggio deriva il buon funzionamento della testina e, quindi, il buon suono.

C

Cantilever: la sottile asticella metallica sulla cui parte terminale è posto lo stilo. La sua funzione è importantissima, poiché è l’effettiva congiunzione (con rarissime eccezioni) tra il movimento del diamante e il resto del sistema di trasduzione che genera il suono.

Cartridge: vedi “Testina”.

Catalogue Number: il numero di catalogo generato con il sistema scelto dalla singola etichetta discografica. Di solito riportato sulla costola (vedi “Spine”) della cover del disco o su uno degli angoli della facciata anteriore o posteriore.

Center Hole: il foro centrale del disco.

Cinghia: la cinghia di trasmissione che nei giradischi “Belt Drive” (vedi voce dedicata) trasmette il movimento dal motore/puleggia al piatto, che in questo modo effettua la sua rotazione

Clamp: oggetto che può funzionare in diversi modi, di dimensioni uguali o minori di una label, che serve per stabilizzare la rotazione del disco tenendolo saldo sul piatto. Questo può avvenire tramite il suo semplice peso o con altri meccanismi come un avvitamento sul perno (se questo lo consente con una filettatura), la stretta di un morsetto interno tramite manopola o addirittura un sistema ad aspirazione integrato nel clamp. Al contrario di quello che credono in molti, i clamp non nascono affatto per “spianare” i dischi che hanno subito deformazioni, possono solo aiutare nel caso in cui il disco abbia subito una sorta di “bombatura”, ma ovviamente questo aiuto vale solo per quanto riguarda una facciata.
Per dischi ondulati/patatizzati è inutile, se non peggiorativo della situazione.
Il suo effetto “normale” – non da tutti condiviso – è invece quello di evitare che le vibrazioni indesiderate arrivino allo stilo e quindi degradino la riproduzione sonora. 

Click: difetto del disco che causa uno scatto dello stilo e relativo suono “click”. Può essere causato da semplice polvere o sporco accumulato nei solchi, oppure da un’imperfezione di stampa. Questo tipo di rumori sono anche indicati come “click e pop”.

Club Edition: edizioni che venivano spedite per posta a determinati locali/club, non vendibili nei negozi, spesso in cover di minor pregio.

Coloured Vinyl: vinile colorato (anche “coloured wax”), consigliamo caldamente la lettura di questo articolo.

Company Sleeve: una cover generica con il logo della casa discografica, solitamente usata negli anni ’50 e ’60 per i 7″.

Counterfeit: dischi contraffatti, produzioni pirata, illegali e spesso di scarso livello sonoro.

Counter Weight: il contrappeso posteriore del braccio del giradischi, per regolare la VTF sulla testina.

Cut-Out: le rimanenze invendute rispedite dai negozianti alle etichette/distributori. Queste copie venivano reimmesse sul mercato a un prezzo molto più conveniente e contrassegnate purtroppo, con il taglio di uno degli angoli oppure un foro sulla cover o una tacca sulla costola.

Cutting: la tecnica con la quale si crea la lacca/acetato, tramite un apposito macchinario che attraverso una testina speciale incide i solchi della musica proveniente dal Master fornito dagli studi di registrazione. Il tecnico che si occupa del cutting riveste un ruolo importantissimo, la sua competenza e precisione si riflettono in parte considerevole sul risultato finale del disco in vinile.

D

Dead Wax: vedi “Run-Out”.

Dima: il sistema di riferimento per posizionare correttamente la testina sul braccio secondo precisi valori e riferimenti. Da questo corretto posizionamento dipende il buon tracciamento dei solchi e quindi il buon suono. Una cattiva messa in dima può non solo causare distorsioni, ma anche creare danni ai dischi se usata a lungo termine.

Direct Drive: sistema di rotazione del piatto a trazione diretta, in cui motore e piatto non sono più collegati a distanza ma sono legati meccanicamente a formare un unico sistema, il piatto è in pratica imperniato sull’asse del motore stesso. Il più famoso trazione diretta di sempre è il Technics 1200. La trazione diretta venne richiesta per avere macchine meno delicate dal punto di vista meccanico (e relativamente più facili da riparare), non a caso il Technics è passato alla storia come il giradischi dei DJ, in quanto un verro carro armato nel resistere alle sollecitazioni. Di contro, essendo motore e piatto collegati, la trasmissione di eventuali disturbi dall’uno all’altro è diretta e per questo la progettazione non consente sbavature e raramente i giradischi economici a trazione diretta godono di grandi prestazioni in merito a tale isolamento.

Direct Metal Mastering (DMM): si tratta di una tecnologia sviluppata a metà degli anni ’80 che esclude l’uso di una lacca. I solchi vengono incisi in un disco di metallo (rame) grezzo tramite un tornio appositamente attrezzato. Purtroppo l’uso e il lavoro di ricerca e sviluppo non sono stati portati avanti, poiché questo processo, sicuramente superiore in tutto (anche e soprattutto sonicamente) al più classico e vecchio delle lacche, si è trovato a combattere con l’avvento del compact disc e con la superiorità di vendita delle musicassette. Qualcuno ancora oggi utilizza questo metodo, ma sono casi rari.

Direct to Disc: un vecchio processo tramite cui veniva effettuata una registrazione dal vivo e incisa direttamente su una lacca invece che su nastro analogico.

Disco liscio: disco senza solchi, completamente liscio. Viene spesso mal interpretato l’uso di tale disco nella regolazione dell’anti-skating, per la quale non è utile in quanto in condizioni reali lo stilo agisce nei solchi e quindi con le relative forze di attrito coinvolte, forze che ovviamente non sono presenti su un disco liscio. Quando una facciata sola è liscia si parla anche di “Mirror Side”.

Disco Stroboscopico: si tratta di un disco (per lo più una riproduzione su cartoncino) che serve a regolare la corretta velocità del piatto del giradischi attraverso l’osservazione di tacche di riferimento illuminate da una luce “strobo”, cioé con alimentazione pulsante a 50Hz.

Disco Test: ne sono stati commercializzati diversi, contengono delle tracce adatte a testare il corretto funzionamento e setup del giradischi, del braccio e soprattutto della testina.

Distanziale: un distanziatore/spaziatore tra due oggetti a contatto. Ad esempio tra headshell e testina quando quest’ultima abbia necessità di aumentare artificialmente l’altezza del suo corpo, oppure sotto al braccio del giradischi quando non è disponibile un VTA regolabile (come nei Rega ad esempio).

Drill Hole: il foro praticato sulla cover per i dischi a prezzo scontato, vedi anche “Cut-Out”.

Dust Cover: il coperchio parapolvere del giradischi, di solito in plexiglass.  Date un occhio a questo articolo per evitare un errore comune.

Dynaflex: stampe sottili e flessibili, introdotte dalla RCA sul finire degli anni ’60.

Dynagroove: un sistema con il quale si cercò di ridurre gli eventuali problemi di distorsione nei solchi, di solito troviamo anche l’indicazione “Stereo Orthophonic”.

Dynamic Range: concetto complesso, si tratta del range dinamico del mastering del disco. Ogni edizione può avere un diverso mastering. Come regola generale, più è ampio questo range dinamico, migliore è la qualità della musica. All’esatto contrario si pone la cosiddetta Loudness War, consultate questo database a tale proposito.

E

Embossed Cover: una copertina che presenta immagini a rilievo, ad esempio Homework dei Daft Punk o Sotto il Segno dei Pesci del nostrano Antonello Venditti.

EP: “Extended Play”, una via di mezzo tra la pubblicazione di un singolo e un LP vero e proprio. Contiene un numero di brani limitato ed è stampato solitamente su 7″ o su un particolare formato 10″. A volte comunque anche su 12″, favorendo così l’incisione di solchi più larghi e un risultato sonico quindi migliore (specie se 45 giri).

F

Fake Stereo: pratica assai discutibile degli anni ’60, utilizzata dalle etichette discografiche che ancora non potevano (o non volevano…) sopperire ai costi del passaggio ai macchinari per le registrazioni stereo e quindi “trasformavano” con qualche trucco ingegnoso i dischi mono in un “simil stereo”, per niente però convincente nel 99,99% dei casi. Evitate questi dischi e occhio ai termini “duophonic”, “electronically reprocessed” o “rechanneled stereo”. Le versioni true mono di questi dischi di solito suonano molto, molto meglio.

Father: un “Padre” è l’inverso di una lacca incisa e quindi l’inverso dei solchi che costituiranno il vinile. Un Padre viene utilizzato per creare una “Madre”. Viene poi conservato o convertito in uno “Stamper”.

First Pressing: si tratta della “prima stampa” del disco, cioé di quella serie effettivamente stampata per prima in un determinato Paese (a partire da quello di provenienza dell’artista e/o dell’etichetta discografica che ha stampato il disco).

Flexi-Disc: chiamati anche Soundsheet, venivano di solito distribuiti in allegato alle riviste e sono dischi molto fini ed estremamente flessibili, sicuramente meno godibili sonicamente ma adatti per quel tipo di distribuzione. 

Flipback Cover: quando la copertina presenta dei risvolti sui bordi del retro, capitava spesso negli anni ’50 e ’60 (la trovate in moltissimi dischi jazz ad esempio).

Foil Cover: copertina di un disco in vinile “metallizzata”, la potete trovare ad esempio in Wheels of Fire dei Cream, The Game dei Queen, alcuni album dei Grand Funk etc… Solitamente color argento/alluminio, ma anche dorata.

Fold Down: processo con il quale, nell’epoca di passaggio da mono a stereo, una registrazione stereo veniva “ridotta” a mono per favorire la pubblicazione anche di questo formato (dato che molti sistemi Hi Fi casalinghi erano ancora mono). Ovviamente il risultato è decisamente diverso rispetto a un “True Mono”…

Fold-Out Sleeve: una cover che si ripiega su più lati, di solito una volta aperta forma su uno dei lati (o entrambi) un poster o altro tipo di immagine completa, anche se non necessariamente.

Fonorivelatore: vedi “Testina”

For Military Sales Only: espressione che indica i dischi che erano inviati alle basi militari (americane per lo più).

Fruscio: può essere rumore di fondo di varia natura (vedi “Surface Noise”) ma è anche possibile che sia riportato il normale fruscio del nastro analogico del Master originale. Solitamente, per motivi sonori, meglio tenersi il fruscio di quest’ultimo che operare una pulizia con mezzi digitali, casi nei quali forse è meglio rivolgersi a un CD o alla musica liquida…

Full Dimensional Sound: usato sui vecchi dischi della Capitol Records, espressione che indicava una tecnologia usata prima di arrivare al vero e proprio Stereo.

G

Gatefold Sleeve: una cover che si apre a libro, quella che siamo abituati a vedere per i doppi LP.

Glossy: “luccicante”, si usa come aggettivo per quei dischi che sono in condizioni perfette, senza un graffio, come nuovi.

Grading: sistema di valutazione delle condizioni di un disco in vinile e della sua cover. Consigliamo di leggere il sistema utilizzato dalla piattaforma Discogs.

Grammatura: peso (e relativo spessore) del disco in vinile, solitamente dai 120 ai 200 grammi. Vedi anche “Heavyweight”.

Groove: i solchi del vinile in cui passa lo stilo, incisi a spirale dal lato esterno verso la label, anche se in qualche caso avviene il contrario, soprattutto in ambito di musica classica in cui i pieni orchestrali sono spesso alla fine delle composizioni e quindi hanno bisogno di maggiore dinamica, il cui range è favorito dai solchi più larghi del disco.

H

Haeco-CSG: un vecchio apparecchio che fu un breve tentativo di fine anni ’60 di risolvere il problema relativo a quando i nuovi dischi stereo venivano ancora riprodotti da sistemi Hi Fi mono casalinghi. Niente che vi capiterà mai di incontrare, ma è un’interessante testimonianza di quel complicato periodo di passaggio da mono a stereo. L’apparecchio, in pratica, mixava in automatico i due canali stereo per ottenere un singolo canale mono dal suono accettabile (vedi anche “Fold Down”) , evitando l’eccesso di volume dato dalla normale somma dei segnali destro e sinistro . L’effetto risultante, tuttavia, era discutibile, soprattutto sulle voci dei cantanti.

Half-Speed Mastering: è un processo di produzione in cui il Master viene riversato sulla lacca a metà della velocità (ovviamente anche la lacca gira in tal modo), per cui il traferimento risulta molto più preciso e accurato e a beneficiarne è il suono finale del disco.

Headshell (o Shell): è il portatestina, fisso o intercambiabile. Su questa parte terminale del braccio avvengono le regolazioni di overhang e messa in dima della testina.

Heavyweigth: alta grammatura (peso/spessore) del disco. Se è pur vero che un disco a più alta grammatura risulta più stabile, non credete che sia tutto oro ciò che luccica. Ciò che conta è che il processo di produzione sia accurato in ogni sua fase e che la fonte utilizzata sia di alta qualità. Altrimenti è semplicemente come servire lo stesso cibo scadente in un piatto più bello…

High Fidelity: Hi Fi/Hi End nel linguaggio comune indicano i due mondi delle apparecchiature di riproduzione musicale quando ci si eleva dagli oggetti maggiormente commerciali (consumer). L’Hi End è l’estremizzazione dell’Hi Fi, la ricerca della perfezione sonora senza limiti di budget.
Nel nostro elenco citiamo il termine “High Fidelity” poiché spesso veniva usato sui vecchi dischi col progredire delle tecnologie, per indicare una più accurata riproduzione, con minore rumore di fondo e maggiore focalizzazione del suono. Ovviamente, oggi dobbiamo interpretare queste diciture per quello che sono, senza dargli un significato audiofilo moderno.

Hum: ronzio elettrico, di solito derivante da una cattiva messa a terra degli apparecchi. La prima cosa da controllare è il giusto collegamento del cavetto di massa del giradischi e quello dei 4 piccoli cavetti collegati sul retro della testina. Se persiste, il problema elettrico è da ricercare su altri componenti dell’impianto o nel circuito elettrico casalingo (interferenza con luci o elettrodomestici ad esempio).

I

Innersleeve: è la busta interna in cui il disco viene inserito e protetto. Hanno a volte un foro centrale per rendere visibile l’etichetta del disco (die-cut sleeve) ed è consigliabile che siano sempre foderate internamente di velina trasparente anti-statica e anti-graffio. Le innersleeve dei dischi originali sono di solito graficate secondo le scelte dell’artista. Si consiglia sempre di sostituirle, conservando le originali, se sono realizzate in cartone rigido senza fodera interna anti-graffio.
Le inner sleeve originali si indicano anche come OIS (Original Inner Sleeve).

Insert: tutto ciò che viene inserito come complemento, cioé foto, poster e gadget di varia natura.

Issue: sinonimo di “release”, cioé la specifica uscita del disco. New Issue è la prima uscita, Reissue sono le ristampe successive. Early Issue indica piuttosto vagamente “una delle prime uscite”, ma non la prima tiratura.

J

Jacket: potremmo dire la copertina/cover, in senso lato il “contenitore” del disco (o dei dischi in caso di doppi o tripli). I dischi vengono quindi inseriti nelle ineersleeve e poi con esse all’interno delle Jacket.

K

Kangaroo Cut: termine che indicava una lacca di riferimento o un test pressing che causava dei salti della testina. Questo è un modo di dire che difficilmente sentirete nominare (io stesso l’ho conosciuto tramite un video dell’esperto Michael Fremer) e che solleva una questione molto importante, che coinvolge anche la valutazione sonora di vecchie stampe. Difatti, durante i primi decenni del vinile, gli ingegneri del suono (anche i più famosi come Rudy Van Gelder) non avevano certo in mente di produrre dischi per “audiofili”, tutt’altro, dovevano considerare quelli che erano i mezzi di riproduzione dell’epoca, che non erano né così tanti come oggi, né così sviluppati sonicamente. Questo significava spesso dover tagliare una parte di basse frequenze, comprimere la dinamica e dare dei piccoli boost in zone dove psicoacusticamente si poteva rilivellare la situazione. Per cui, le Kangaroo Cut non erano necessariamente difettose, semplicemente non corrispondevano ai criteri dei mezzi di produzione dell’epoca. Per lo stesso motivo, potreste incontrare stampe degli anni ’60 particolarmente brillanti sulle alte frequenze e scariche di bassi, ora sapete il perché (eccezion fatta per grossolani errori ovviamente). Tenetene conto quando valutate una reissue, se suona maggiormente “piena” non vuol dire per forza (sebbene accadano di frequente i disastri sonici…) che il tecnico ha stravolto il lavoro del fonico originale, anzi, al giorno d’oggi è magari riuscito a fare ciò che quest’ultimo non poté realizzare, cioé tenersi il più vicino possibile al suono dei Master Tape (anche se vi ricordo che parliamo di nastri con 30/40/50 e più anni sulle spalle, spesso restaurati, e non “freschi” come al momento dell’incisione).

Knosti: si tratta del nome di un oggetto commercializzato per il lavaggio dei dischi, ma oramai questo nome stesso è diventato un riferimento. In pratica, è un metodo manuale con cui il disco viene immerso in una vaschetta con del liquido apposito e fatto girare tramite manovella. L’ideale sarebbe avere una seconda macchina per un ulteriore secondo lavaggio in sola acqua distillata. È l’alternativa economica alle lavadischi ad aspirazione o ultrasuoni, ma resta il fatto che il disco non viene asciugato immediatamente (se non con un panno che però diventa troppo umido dopo poco, nonché eventuale fonte di pelucchi e polvere), che il liquido utilizzato è ben superiore al necessario, che in tale liquido al terzo o quarto lavaggio c’è già molto sporco accumulato (come lavarsi con l’acqua sporca) e che ci vuole abbastanza tempo per preparare ed effettuare il tutto anche per pochi dischi. Ma detto ciò, è sempre meglio dei metodi bislacchi di lavaggio sotto la fontana del lavandino…

L

Label: l’etichetta, quel cerchio di carta al centro di un disco sui cui vengono riportate le principali informazioni e l’indicazione del Lato A, B, C ecc…. 

Lacca (laquer): una lacca (o “acetato”) è un disco di alluminio rivestito con uno strato di nitrocellulosa. Attualmente ci sono due produttori di lacche grezze nel mondo, Apollo/Transco e MDC, purtroppo uno di loro (Apollo) è stato completamente spazzato via da un recente incendio, creando panico sul mercato dei vinili. 
Una lacca è il primo passo nel processo di produzione del vinile, i solchi sono incisi sulla facciata della lacca grezza. A differenza di queste prime, che potrebbero anche essere riprodotte su giradischi, le “lacche master” che verranno utilizzate per il vero e proprio lavoro di pressatura non vengono mai riprodotte su giradischi, ma inviate direttamente ad un impianto di galvanoplastica per essere utilizzate come substrato nel processo di elettroformatura che produce le parti metalliche che alla fine vengono utilizzate per la pressatura dei dischi (vedi “Stamper”). 

Lacca di riferimento: simile alla normale lacca, in quanto si tratta sempre di un disco di alluminio con rivestimento in nitrocellulosa, i solchi sono però incisi appositamente per l’ascolto invece che per il resto dei processi di produzione. Le lacche di riferimento sono usate per assicurare che la registrazione sia passata al supporto fonografico in modo accettabile. Non sono però un sostituto delle stampe di prova su vinile (vedi “Test Pressing”).

Laminated Sleeve: cover laminata, lucida (usata anche come strato protettivo del cartone oltre che per gusto estetico).

Lead-in Groove: i primissimi solchi vuoti del disco.

Lenco Clean: sistema progettato qualche decennio fa che con un braccetto spargeva un liquido che bagnava i solchi su cui passava la testina. Ciò fa parte di una vecchia scuola di pensiero secondo cui lo stilo passando su una superficie bagnata sia meno soggetto ad attriti e rumori di fondo. Il problema del Lenco Clean era però il liquido in dotazione, che lasciava una patina che col tempo rovinava il disco. Oggi c’è chi ancora lo usa con liquidi più neutri o semplice acqua distillata, ma il metodo e la sua efficacia restano comunque controversi, oltre a costringere ogni volta ad asciugare il lato del disco appena riprodotto prima di poter ascoltare l’altro…

Limited Edition: edizione limitata di una particolare edizione di un disco o ristampa dello stesso. Ma c’è da fare molta attenzione, come diciamo in questo articolo.

Living Stereo: citiamo il termine per evitare confusione, non si tratta di una tecnica da studio di registrazione ma di una specifica collana della RCA Victor, che è molto ricercata dai collezionisti (specie dagli amanti di musica classica) per l’alta fedeltà del suono.

LP: acronimo di Long Playing, il disco che, tenuto conto delle eccezioni, identifichiamo di solito con il 33 giri (12″).

Lyric Sheet/Sleeve: un foglio (o la innersleeve) su cui vengono riportati i testi delle canzoni.

M

Marbled LP: un disco in vinile multicolore.

Master: vedi “Mastering”

Mastering: è la fase di finalizzazione di un disco in studio di registrazione (o in studio di mastering) e sarà il contenuto audio che finirà su vinile, chiamato “Master” (analogico o digitale) . Il mastering per vinile è diverso da quello per le copie digitali poiché deve rispondere a determinate regole di equalizzazione che altrimenti ne renderebbero impossibile la riproduzione (vedi anche “RIAA”).

Master Tape: il nastro originale del disco ultimato, che verrà utilizzato (lui o una sua copia) per il processo di Cutting.

Mat: il tappetino che va sul piatto del giradischi, in feltro, gomma, sughero o altri materiali. Seppur non fondamentale, il suo effetto sul suono può essere avvertibile in quanto prima superficie a contatto con il disco e il piatto del giradischi. Inoltre può avere un ruolo nell’evitare la trasmissione delle vibrazioni (vedi “Rumble”).

Matrix number (numero di matrice): è l’identificatore alfanumerico che viene stampato o inciso sul run-out del disco, quell’area libera tra la fine dei solchi e l’etichetta. La matrice è l’elemento più importante per identificare in maniera quanto più esatta la stampa di un disco in vinile (anno, provenienza e altro). In pratica, è la carta d’indentità del singolo disco.

Messa in bolla: si riferisce alla messa in bolla del giradischi, che deve stare sempre su un piano perfettamente orizzontale, pena un cattivo tracciamento dei dischi.

Mirror Side: vedi “Disco Liscio”.

Mispressing: una serie di stampe che riporta un qualche tipo di errore di stampa (testuale o grafico) sulla cover o sulla label.

Mistracking: errore di tracciamento della testina, causato da vari fattori, prima di tutto una cattiva messa in dima ma anche un difetto di stampa del disco stesso.

Mono: disco registrato con tecnica monofonica, precedente all’avvento dello stereo ma da non sottovalutare per quanto riguarda vecchi dischi, soprattutto quando la versione stereo è un “Fake Stereo”. Sono da evitare però i “Fold Down” (vedi voce dedicata). I dischi mono possono essere tracciati anche da testine stereo, ma un disco stereo non può essere tracciato da una testina mono.

Mother: la “Madre”, ossia la piastra di metallo che viene rimossa in due fasi da una lacca incisa. Una madre riporta i solchi sulla superficie e può essere suonata su un giradischi. Una madre è usata per fare gli Stamper.

Moving Coil: testina a bobina mobile, abbreviata con la sigla MC, si tratta di testine solitamente a bassa uscita (ma ne esistono anche ad alta) che rappresentano nella maggior parte dei casi uno step ulteriore verso la ricerca del miglior suono possibile. Purtroppo in queste testine il sistema cantilever/stilo non può essere sostituito con un ricambio, l’unica strada è “ristilare” la testina, operazione che può fare solo un tecnico esperto e che è spesso molto costosa.

Moving Magnet: testina a magnete mobile, abbreviata con la sigla MM, anche se di solito viene considerata meno pregiata rispetto a una MC negli ultimi decenni sono stati fatti passi da gigante ed esistono testine MM di ottimo livello, in qualche caso in grado di rivaleggiare con le blasonate sorelle. Il loro costo è solitamente minore e in più hanno il sistema cantilever/stilo sostituibile una volta che il diamante è usurato.

N

Needle drop: “needle” (“ago”) è un termine utilizzato per indicare la testina, per la precisione il cantilever e lo stilo che si muove nei solchi. Il Needle Drop è un danno (solitamente graffi) causato sul disco quando inavvertitamente la testina ha un impatto brusco con la superficie del disco.

Nonfill: uno dei difetti che può capitare nella produzione di un disco in vinile. Se è udibile genera i cosiddetti “crackle”, scricchiolii sonori durante la riproduzione. Alcuni dischi sono più suscettibili ai difetti di produzione a seconda del materiale utilizzato e alle caratteristiche fisiche dei solchi.

O

Obi: una striscia cartacea che avvolge quasi sempre le cover dei dischi prodotti in Giappone. Le Obi sono molto apprezzate dai collezionisti e per questo addirittura riprodotte in replica (più o meno dichiaratamente…). Riportano solitamente ulteriori foto/immagini, più informazioni sul disco e sull’edizione e/o collana (ad esempio la serie di ristampe sul “Prog Rock Europeo” o sul Jazz o su un determinato artista o altro).

Off Center: quando il foro centrale del disco non è stato praticato esattamente al centro e quindi il disco non compie una rotazione perfetta, causando movimenti della testina che possono compromettere la corretta riproduzione sonora (solitamente si nota un ondeggiare sui lati).

Outer Ring: un anello in metallo in cui vengono stretti i bordi esterni del disco. È stato progettato per i dischi particolarmente ondulati, in modo che durante la riproduzione possano tornare piani. Attenzione, il ring viste dimensioni e peso non si adatta a tutti i giradischi e solitamente è un oggetto molto costoso, ben più che ricomprare il disco stesso (a meno che non sia un’edizione da collezione introvabile).

Overhang: valore dichiarato dal costruttore del giradischi (o del braccio in particolare) affinché la testina sia correttamente posizionata sullo Shell e quindi messa in dima.

P

Perno: l’elemento centrale cui è collegato il piatto del giradischi e che è il fulcro della sua rotazione

Piatto: indica fisicamente solo il piatto rotante del giradischi (e non il giradischi in toto!). Può essere realizzato in vari spessori e materiali, la sua stabilità e resistenza alle vibrazioni (esterne e del motore/trazione) è fondamentale per il buon suono.

Picture Disc: dischi in vinile che riportano un’immagine sul disco stesso. Ne parliamo in questo articolo.

Pistola antistatica: veniva utilizzata in passato per rimuovere l’elettricità statica dai dischi. Disponibile anche in tempi moderni, ma probabilmente non tra i metodi più semplici ed economici a disposizione.

Play Grade: disco le cui condizioni sono state valutate attraverso l’ascolto, il metodo più affidabile.

Plinto: il mobile del giradischi.

Polybag: in Italia difficilmente le sentirete chiamare così, più semplicemente sono le buste trasparenti esterne. Hanno lo scopo di proteggere i dischi dalla polvere e possono avere uno dei lati aperto oppure essere in stile “busta chiusa” con uno dei lati che si serra con una strip adesiva.

Pop-Up cover: copertina gatefold che al suo interno si comporta come i libri per bambini in cui ci sono figure di carta che si alzano e danno l’effetto a tre dimensioni. Esempio tipico: Stand Up dei Jethro Tull.

Pre-Phono: o ingresso Phono quando già integrato nell’amplificatore, si tratta dell’input che ha il compito di ricevere il segnale proveniente dalla testina, riequalizzarlo secondo gli standard RIAA ed elevarne il livello così da essere riprodotto attraverso amplificatore e diffusori. Deve essere appositamente regolato sulla tipologia di testina (MM o MC) e su alcuni valori corrispondenti al singolo modello di quest’ultima, quali carico resistivo (load) e volume di uscita (gain).

Private Pressing: stampe non ufficiali, finanziate da un privato o da un fan club, il più delle volte non si conosce il Master utilizzato, spesso sono copie illegali.

Promo: disco inviato ai giornalisti a scopo promozionale.

Puleggia: l’organo di trasmissione in asse col motore che conferisce movimento al piatto del giradischi (esclusi i giradischi a trazione diretta). Nei giradischi a cinghia, quest’ultima collega la puleggia al piatto o al cosidetto subplatter. Nei giradischi esclusivamente a puleggia, invece, il motore è in diretta connessioni al piatto proprio tramite questa, che fa ruotare così direttamente il piatto. Sono esistiti anche dei sistemi misti, anche se rari.

Punched cover: copertine che presentano una sorta di punzonatura, ovviamente non originariamente presente e che indicava che quelle copie erano destinate ai lavoratori del settore musicale e non vendibili.

Q

Quadraphonic: i dischi “quadrifonici” furono il risultato di una prima ricerca con l’obiettivo di oltrepassare i confini dello stereo, potremmo definirlo un primo esperimento di suono surround. Tuttavia fu un fallimento commerciale, non solo perché richiedeva un sistema adeguato con vari apparecchi (inclusa una testina ad hoc) e due altoparlanti aggiuntivi, ma anche perché le zone dei solchi in cui erano incisi i segnali per i canali in più tendevano a deteriorarsi molto velocemente con l’uso.

R

Red Wax: vinili stampati in Giappone, di colore rosso, che garantivano maggiore durata nel tempo e minore rumore di fondo, molto ricercati da collezionisti e audiofili.

Remaster: nuova operazione di Mastering (vedi voce dedicata) di un disco, effettuata in occasione di una ristampa. In questi casi dovrebbe essere sempre noto a chi è stato affidato il lavoro e con quali mezzi analogici o digitali ha lavorato.

RIAA: sigla che viene dalla Recording Industry Association of America, standard di equalizzazione nato alla fine degli anni ’60 per uniformare i sistemi di riproduzione, che prevede l’applicazione di una determinata curva di EQ sui dischi che viene rigenerata dagli apparecchi Hi Fi (pre-phono).

Ristampa (reissue): tutte le edizioni del disco dopo la prima stampa, che siano avvenute dopo breve tempo o dopo decenni.

RPM: “Revolutions per minute”, cioé i giri al minuto previsti per il disco, solitamente 33 e ⅓ giri o 45 giri, i 78 giri sono oramai in disuso da molti decenni.

Rumble (ronbo): sono vibrazioni a bassa frequenza trasmesse dal giradischi alla testina, a volte dal motore/trazione altre volte da cause esterne (non corretto posizionamento e/o isolamento), e che quindi possono essere udibili in riproduzione. Il valore è espresso in negativo (e quindi più alto è meglio è, -60dB è meglio di -40dB). Quando diventa udibile (si percepisce di più utilizzando delle cuffie) è un costante rumore di sottofondo a bassa frequenza che è da molti interpretato a orecchio come la “testina che struscia nei solchi”, in realtà è però la testina che capta le vibrazioni trasmesse al piatto e quindi al disco. Più raramente il rumble dipende dal disco stesso per difetti di produzione.

Run-Out (o Dead Wax): è l’area del disco tra la fine dei solchi dell’ultima canzone del lato e la label. Non è corretto dire che “non è inciso” perché contiene comunque il solco che trattiene la testina in circolo, evitando che vada a finire sulla label. Talvolta il solco è utilizzato in maniera simpatica per contenere una brevissima traccia audio che si sente in loop. Sul run-out vengono stampate o incise alcune importanti informazioni tra cui il matrix number.

S

Seam Split: difetto dei bordi della cover che sono in procinto di separarsi o lo sono già per una certa misura.

Scratches: segni sulla superficie del disco, che possono o non possono essere udibili a seconda della loro profondità e conformazione.

Scuff: difetti del disco, anch’essi segni superficiali come macchie o graffi, più o meno udibili.

Sealed (o Still in Shrink): cioé ancora sigillato… ma occhio alle truffe su dischi datati…

Shrinkwrap: semplicemente il cellophane (o altro che chiude il disco da nuovo). Su questo di solito sono apposti adesivi di vario tipo che danno informazioni sul disco o sul tipo di stampa (e/o adesivi che alzano “l’hype” dell’acquirente con messaggi di vario tipo). 

Signed: disco autografato. Tali dischi dovrebbero essere accompagnati da una certificazione di autenticità della/e firma/e.

Skip: difetto del disco che implica il salto della testina, in questo caso il disco è da evitare perché può nuocere allo stilo.

Soundsheet: vedi “Flexi-Disc”.

Source from analog/digital: indica la fonte da cui è stata tratta la registrazione, ma attenzione, da sola non basta ad indicare una natura 100% analogica perché molti dischi sono “sourced from analog tapes” ma l’ultimo passo di mastering è comunque compiuto in digitale (il che non è per forza un male, ma bisogna comunque non farsi ingannare dalle diciture).

Spazzola anti-statica: sia per il disco che per lo stilo della testina, ne abbiamo dato una dimostrazione approfondita in questo articolo.

Spindle Mark: un segno sulla label causato da un disattento posizionamento del disco sul piatto del giradischi e conseguente urto/sfregamento dell’etichetta sul perno.

Spine: la “costola/costa” della cover del disco, quella sottile striscia laterale su cui solitamente vengono riportati titolo, autore, nome dell’etichetta discografica e numero di catalogo.

SRA: Stylus Range Angle, parametro che consentirebbe il vero allineamento della testina e dello stilo come esattamente parallelo all’angolo di incisione con cui è stato prodotto il disco. Ma a partire dal fatto che servirebbe un microscopio costoso per regolarlo, bisognerebbe anche sapere l’esatto grado dell’angolo con il quale è avvenuto il cutting. Non è il caso di arrivare a certe complicazioni per ascoltare musica.

Stain: macchia presente su cover, innersleeve o label.

Stamper:  il disco metallico che viene usato sulla macchina per la stampa dei dischi in vinile (vedi “Biscuit”), gli stamper hanno sulla faccia l’esatto inverso dei solchi.

Stamper Number: un numero inciso o stampato sul Run-Out che indica la serie di Stamper usata per quella particolare stampa del disco. Non sempre questa indicazione è presente.

Step Up: alternativa al pre phono per elevare il segnale delle testine MC a bassa uscita, di solito erano prodotti insieme a un modello specifico di testina come suo naturale complemento. Per quanto in alcuni casi ci siano ancora oggi degli ottimi abbinamenti, bisogna stare attenti poiché l’uso non ponderato di uno step up può limitare le prestazioni della testina. Tranne infatti casi specifici, oggi si preferisce usare i più versatili pre phono.

Stereo: registrazioni avvenute con tecnica stereo.

Stereo Orthophonic: vedi “Dynagroove”.

Sticker on: presenza di un adesivo che non fa parte della natura originaria del disco.

Stilo: detto anche diamante èla parte finale della testina, la piccola punta che entra nei solchi del disco. Può esser realizzata in vari materiali e in varie forme (il termine preciso è “taglio”), da cui derivano anche differenti capacità di riproduzione fin nei minimi dettagli musicali.

Stitching: altro difetto del disco, non per forza udibile, ma visibile come linee perpendicolari ai solchi, a volte veri e propri graffi. Quando è udibile, causa suoni piuttosto netti al passaggio della testina (vedi “Click”).

Stock Mark: “fossetta”, sono difetti visivi, ma non è detto che causino problemi di suono. Alcuni possono causare un rumore simile a un battito cardiaco quando lo stilo vi passa sopra.

Subplatter: letteralmente “sottopiatto”, in alcuni giradischi a cinghia (tipico esempio i Rega) indica il disco in plastica o metallo di dimensioni minori su cui poggia il piatto vero e proprio. Il subplatter ha il perno al centro e fornisce la rotazione, mosso dalla cinghia che lo collega alla puleggia del motore (a differenza dei giradischi a cinghia in cui invece non c’è subplatter ed è il piatto ad essere avvolto direttamente dalla cinghia).

Super Vinile: introdotto dalla JVC per garantire una maggiore resistenza dei dischi quadrifonici (vedi “Quadraphonic”), garantiva più durata nel tempo e minor rumore di fondo. La produzione non esiste più, anche se, soprattutto in Giappone, si è continuato a sperimentare materiali ad alta resistenza e low noise (vedi anche “Red Wax” e “UHQR”).

Surface Noise: rumore di fondo, causato da polvere, elettricità statica, difetti oppure dalla natura stessa del materiale con cui è fatto il vinile, in tal caso non eccelsa. L’abbattimento del rumore di fondo è un passo importante verso il buon suono del vinile, poichè stacca tridimensionalmente l’immagine sonora dal fondo (si parla anche di nero infrastrumentale), seppure la perfezione assoluta su disco in vinile è irraggiungibile.

T

Tape on: unito all’indicazione precisa sul dove è posto, indica l’uso di nastro adesivo di varia tipologia per rattoppare qualche danno alla cover, inner o label.

Tear: “lacrima”, indica una piccola lacerazione sul cartone della cover o sulla label, spesso sono le tracce della disattenta rimozione di un adesivo (in questo articolo consigliamo un interessante metodo alternativo).

Telaio giradischi: laddove poggiano piatto e braccio, può essere rigido o sospeso (flottante) ed è una scelta del costruttore in cui non entriamo qui tecnicamente, né una va considerata migliore dell’altra a prescindere. In caso di telaio rigido consigliamo di non poggiare il giradischi su mobili/mensole/tavolini (o altro) che possono trasmettere facilmente le vibrazioni, soprattutto se ci piace ascoltare la musica ad alto volume e con frequenze basse “che entrano nello stomaco”.

Test Pressing: sono le prime vere e proprie stampe in vinile (non commercializzate), che vengono usate per valutare la qualità della produzione e del suono. Hanno label anonime, a volte con campi di testo riempiti a mano o stampati.

Testina: per la precisione “fonorivelatore”, è l’elemento principale, insieme a braccio, giradischi e pre-phono, per la traduzione del suono dal disco al nostro orecchio. La scelta della testina è molto importante per ottenere il meglio dalla riproduzione sonora e può essere una scelta anche dettata dal gusto oltre che dalla qualità.

Textured Cover: copertina in cui è stata utilizzata un particolare tipo di carta ruvida la cui struttura è visibile a occhio nudo, ad esempio alcune edizioni di Fireball dei Deep Purple, di Aria di Alan Sorrenti e molti altri dischi.

Track Band: sono le interruzioni tra le tracce delle canzoni sulle facciate del disco.

Transfer: l’operazione con cui la registrazione (master) viene trasferita su vinile.

Trazione a cinghia/Trazione diretta: vedi “Belt Drive” e “Direct Drive”

U

UHQR: Ultra High Quality Record, un tipo di disco sviluppato dalla JVC in Giappone nei primi anni ’80 che si distingue per il suo peso di 200 grammi e per il suo insolito profilo “piatto” in quanto il disco aveva uno spessore uniforme su tutta la sua superficie, a differenza della maggior parte dei dischi che invece sono più spessi al centro che ai bordi.

Ultrasonic Cleaner: sono le cosiddette macchine ad ultrasuoni per la pulizia dei dischi, si consiglia questo articolo di approfondimento.

Unofficial: stampa non ufficiale, per lo più si tratta di edizioni illegali.

V

Vacuum Cleaner: sono le cosiddette macchine ad aspirazione per la pulizia dei dischi, si consiglia questo articolo di approfondimento.

Vinile: è a tutti gli effetti un materiale plastico, per la precisione PVC (PoliVinilCloruro). Viene poi trattato in maniera specifica per la produzione dei dischi.

Vinyl Junkie: termine che identifica un vero e proprio “maniaco del vinile”, molto più che un semplice appassionato.

Virgin Vinyl: vinile “vergine”, significa che il materiale usato non deriva dal riuso di vecchio vinile riciclato.

Visual Grade: disco che le cui condizioni sono state valutate solo attraverso la vista, non molto affidabile come metodo se non per graffi o altri danni e/o imperfezioni visibili a occhio nudo.

VTF: Vertical Tracking Force, il peso di lettura impostato sulla testina attraverso il contrappeso posteriore del braccio del giradischi. Il valore viene indicato dal costruttore della testina. Si consiglia caldamento l’uso di una bilancina elettronica.

VTA: regolazione dell’altezza del braccio, che in condizioni ottimali deve trovarsi esattamente parallelo al disco quando la testina è in fase di riproduzione. Non tutti i giradischi però ne consentono la regolazione (raramente sugli entry level).

W

Warped: un disco deformato per varie cause (calore, cattivo stoccaggio, ecc.). Si usa il prefisso “slight” quando la deformazione è leggera.

Wearing/Wear out/Worn out: usura del vinile. Esiste, non c’è dubbio, ma per cause molto variabili. Non c’è luogo comune più grande nel mondo del vinile di questa frase: “ogni volta che suoni un vinile si degrada un po’ e non sarà mai come la prima volta“. Facendo piazza pulita delle varianti in cui magari (tutto da verificare comunque) il materiale usato non è di buona qualità e resistenza, questa frase teorica non ha alcuna attinenza con la pratica. Per quanto si stia parlando di un mezzo meccanico che genera attrito, se il vostro giradischi e la vostra testina sono ben settati state tranquilli che potrete ascoltare lo stesso disco per decenni (parliamo di forze che generalmente stanno tra 1.5 e 2 grammi appena, non di un tornio!). Ogni vero appassionato di vinile ha dischi in casa con 40/50 anni sulle spalle, che suonano ancora benissimo e che sono stati suonati negli anni. Discorso diverso quando si incappa in utilizzatori maldestri, persone che non settano bene i giradischi e che in tanti anni i dischi non li hanno puliti neanche una volta e/o mal conservati. Chiaramente, è pur sempre un “pezzo di plastica”, è bene chiedersi quanti “pezzi di plastica” con 50 anni di uso alle spalle abbiamo in casa, ancora funzionanti. Comunque sia, chi racconta che dopo 10 o 20 ascolti “il vinile si è già usurato” racconta una fantasia e la maggior parte delle volte non ha neanche un giradischi in casa…

WOBC/WOB/WOC/WOFC/WOF/WOL: vari acronimi per indicare scritte su cover, label o innersleeve (writing on cover, writing on back, writing on front, ecc.).

Wow & Flutter: senza scendere in spiegazioni troppo tecniche, sono due espressioni che indicano la precisione della rotazione del piatto, con la misura dei difetti che poi si ripercuotono in fase di lettura sulla testina e quindi sul suono. Più basso è questo valore, meglio è.