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Gli artisti e il contatto col pubblico dopo la pandemia

Musicisti tra il pubblico, fan sul palco con gli artisti: sembrano immagini di un'altra vita, invece succedeva di continuo. Ma cosa accadrà dopo la pandemia?

Premessa: nello stesso istante in cui ho pensato questo articolo, mi sono accertato di tenere fuori da queste righe sia ogni considerazione su divieti e capienze (delle quali, tra l’altro, si continua a informare a sufficienza) che sterili allarmismi e/o “polemismi misteriosi”, i quali per inciso non rientrerebbero affatto nel nostro stile.

Lo spunto è nato da un’improvvisa riflessione su certi meravigliosi momenti di contatto musicale e personale che possono verificarsi tra artisti e pubblico durante un concerto, anche ai livelli più alti (come vedremo nei contributi che seguono); l’attualità del contesto della pandemia da Covid-19, e soprattutto la necessaria convivenza con esso in una prospettiva temporale indefinita, mi hanno spinto a farmi un paio di domande.

I fan verranno ancora invitati a salire sul palco?

La storia del “Kiss Guy” dei Foo Fighters è un episodio tutt’altro che raro, anche se la sua combinazione di caratteristiche l’hanno portato a essere un esempio che difficilmente sfugge alla memoria.
Queste situazioni rappresentano uno dei sogni proibiti di tutti noi musicisti, amatoriali o professionisti: sei al concerto di uno dei tuoi idoli e, per qualche strana e incredibile combinazione di caso e fortuna, vieni invitato sul palco a suonare un pezzo.

Quello di Dave Grohl che affida la sua Gibson al bravo e fortunato Yayo Sanchez è un caso tra tantissimi, disseminati qua e là nel tempo. Ma accadrà ancora, adesso che il dubbio del contagio ha iniziato a serpeggiare in qualunque situazione di contatto?
Sulla carta le misure di sicurezza non mancano, a cominciare dal banale ma fondamentale utilizzo di mascherine protettive; senza contare che l’avvicinamento di un singolo fan non dovrebbe costituire una minaccia particolarmente spaventosa (ma se ne potrebbe discutere all’infinito, e come detto non è di ciò che si vuole parlare qui).

Tuttavia non vedo l’ora di riscontrare sul campo qualche esempio di comportamento analogo, in quello che forse è uno dei tanti sintomi della smania di veder ripartire la musica live.

Gli artisti scenderanno ancora tra i fan?

L’episodio che ha scatenato questa mia seconda domanda è quello in cui Eddie Vedder corse ad abbracciare un fan che esponeva un commovente cartello di ringraziamento durante un concerto dei Pearl Jam; purtroppo il video in questione non è incorporabile, così ho optato per un altro esempio di grande emozione non soltanto personale.

Chester Bennington ci ricorda la bellezza del contatto diretto tra un artista e i suoi fan durante un concerto. Anche questo è stato un comportamento tutt’altro che raro, e che forse proprio per questo si è dato leggermente per scontato nella sua importanza: d’altronde non è facile immedesimarsi in una sensazione di questo tipo, se non la si è mai vissuta in prima persona.

E adesso? Nei concerti che vanno dalle dimensioni medio-piccole in su, lasciare il palco per scendere tra i fan corrisponde in un certo senso a uscire da una bolla, per utilizzare un’espressione alla quale abbiamo fatto un’antipatica abitudine.
Guardando queste immagini, non posso fare a meno di domandarmi se gli artisti riusciranno a intraprendere questo tipo di confronto diretto col pubblico con la stessa naturalezza di prima, al netto di ogni eventuale misura di distanziamento imposta e delle norme di accesso ai concerti.

Che ritorni la musica live, anzitutto

Due domande che nascono da due sane preoccupazioni personali, ma di carattere esclusivamente emozionale. La cosa più importante, dal punto di vista della musica dal vivo, è che questa torni presto a rappresentare un’industria produttiva in tutta sicurezza.
Quanto tempo ci vorrà? Forse è impossibile prevederlo, così come non è ancora possibile dare una risposta attendibile ai due quesiti che hanno stimolato la scrittura di queste righe.

Ma così come per ogni altro aspetto della nostra vita da quando il Covid-19 ha fatto la sua comparsa, immagino che scopriremo strada facendo tempi e modi di questa nuova normalità. Sempre cercando di mantenere viva la speranza che tutte le cose belle che arricchiscono un concerto siano semplicemente rimandate a tempi migliori.

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