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Solfeggio, Konnakol e la sequenza numerica di Fibonacci

Solfeggio occidentale, Konnakol indiano e sequenza di Fibonacci: tre linguaggi del ritmo che insieme costruiscono fraseggi musicali sorprendenti.
In sintesi
Il Konnakol e una tecnica vocale della musica carnatica indiana che usa sillabe ritmiche (ta, ki, ta, dhi, mi) per cantare poliritmi complessi. Il solfeggio occidentale nomina le altezze, il Konnakol nomina le suddivisioni del tempo. Quando si applica la sequenza di Fibonacci (1, 1, 2, 3, 5, 8, 13) alla durata delle frasi o ai raggruppamenti ritmici si ottengono fraseggi non quadrati che suonano organici, perche imitano le proporzioni naturali della successione aurea. Mattias Eklundh e John McLaughlin lo usano da decenni.

Solfeggio, matematica e tecniche musicali indiane, spaventati? Non lo siete abbastanza…

Il solfeggio, croce e delizia di chi studia musica. Anzi, diciamocelo, a volte solo croce… però utilissimo, indispensabile per chiunque voglia imparare a fare musica.
Le cose si complicano, e non di poco, se prendiamo un aereo e facciamo un viaggio in stile Beatles della fase psichedelica verso l’India, poiché la musica indiana, oltre ad essere assai difficile da digerire per noi a causa della diversa scansione dei suoni, è anche un bel groviglio di elementi per quanto riguarda la ritmica.

In tutto ciò, un ruolo importante riveste il cosiddetto Konnakol. Cos’è? Si tratta di una tecnica della musica carnatica indiana che fa corrispondere a diverse sillabe un diverso suono e suddivisione del tempo. La combinazione di queste sillabe con il battito di mani dà le varie divisioni metriche desiderate.

Ok, così è detto in parole assai povere, ma se volete una spiegazione migliore il simpaticissmo Mattias Eklundh ce lo ha spiegato molto bene in questo video.
D’altronde, se anche il grande John McLaughlin utilizzava il Konnakol come metodo di composizione, ci sarà un perché…

E se a questo già non facile sistema aggiungiamo la matematica? In particolare parliamo della sequenza numerica di Fibonacci, detta anche successione aurea, dove “una successione di numeri interi positivi in cui ciascun numero a cominciare dal terzo è la somma dei due precedenti”.

Ok confusi? Ripetiamo, non lo siete abbastanza! Guardate questo video e poi, se avete il coraggio, provate a fare altrettanto!

Solfeggio occidentale: nominare le altezze

Il solfeggio nato in Europa nel medioevo (Guido d’Arezzo, XI secolo) e un sistema che assegna un nome convenzionale a ciascuna altezza della scala diatonica: do, re, mi, fa, sol, la, si. Serve a leggere a prima vista una partitura, a intonare le note senza strumento e a sviluppare l’orecchio interno. La sua forza sta nel mettere in relazione un suono con un simbolo grafico (la nota sul pentagramma) e con un nome cantabile. Il limite, dal punto di vista ritmico, e che il solfeggio classico tratta il tempo come una quantita astratta, scandita da figure (semiminime, crome, terzine) ma raramente cantata come fa invece la tradizione indiana.

Konnakol: la voce come strumento ritmico

Il Konnakol nasce nel sud dell’India come pratica vocale collegata alla musica carnatica e alla tradizione del mridangam (tamburo a due pelli). Le sillabe base, dette sollukattu, sono ta, ki, ta, dhi, mi, ta, ka, dhi, mi, ta, ka, ju, na, e si combinano in raggruppamenti detti jathi di 3 (tisra), 4 (chatusra), 5 (khanda), 7 (misra), 9 (sankirna) suddivisioni per pulsazione. La voce non canta altezze come nel solfeggio ma scolpisce il tempo: ogni sillaba e una posizione metrica precisa. Cosi un musicista carnatico recita un assolo prima di suonarlo, contando ad alta voce il flusso ritmico nei limiti del tala, il ciclo metrico (come adi tala in 8 battiti o rupaka tala in 6).

Talas e raggruppamenti: come il Konnakol mappa il tempo

Un tala e un ciclo metrico fisso, ma all’interno il musicista costruisce frasi che possono attraversare il ciclo in modo non quadrato. Un esempio classico e il tihai: una frase ripetuta tre volte di fila che si conclude precisamente sul primo battito del ciclo successivo. Calcolarne la lunghezza richiede aritmetica modulare a mente. Il Konnakol e la lingua con cui si pensa questa matematica. Negli ultimi vent’anni la pratica e uscita dall’India: batteristi e percussionisti occidentali come Trilok Gurtu, Selvaganesh, Ranjit Barot, e chitarristi come John McLaughlin e Mattias Eklundh lo hanno integrato nei loro processi compositivi.

La sequenza di Fibonacci applicata al ritmo

La sequenza di Fibonacci (1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34) e una serie in cui ogni numero e la somma dei due precedenti. Il rapporto tra termini consecutivi tende al numero aureo (circa 1,618), una proporzione che ricorre in natura: pigne, conchiglie, distribuzione dei petali. Trasportata in musica, si puo usare in due modi. Primo: come lunghezza di frasi successive. Un assolo che dura 1+1+2+3+5+8 = 20 battute genera un’asimmetria che l’orecchio percepisce come organica, diversa dalla quadratura 8+8+8+8 della pop. Secondo: come raggruppamento di suddivisioni interne. Suonare 1, 2, 3, 5, 8 sedicesimi consecutivi crea poliritmi spostati che si chiudono dopo 19 sedicesimi. Compositori del Novecento (Bela Bartok in Musica per archi, percussioni e celesta) hanno sfruttato proporzioni auree per costruire le sezioni formali dei loro brani.

Perche Fibonacci suona naturale: la percezione del tempo

La nostra percezione musicale e abituata alla quadratura (frasi di 4, 8, 16 battute), che pero a lungo andare risulta prevedibile. Le proporzioni di Fibonacci, applicate alla durata delle frasi, sembrano evitare la prevedibilita restando comunque coerenti: il numero aureo e infatti il rapporto di scarto piu lontano da ogni rapporto razionale semplice, ma e cosi diffuso in natura che il nostro cervello lo riconosce come familiare. Il risultato in musica e una sensazione di respiro: l’ascoltatore percepisce ordine senza riuscire a contare gli accenti. Questo principio si trova nell’improvvisazione di jazzisti come John McLaughlin, in alcuni passaggi del progressive (Tool, Animals as Leaders) e in tutta la musica carnatica.

Combinare Konnakol e Fibonacci nello studio

Un esercizio concreto per chitarristi e bassisti consiste nel recitare ad alta voce sillabe di Konnakol secondo raggruppamenti di Fibonacci: ta, ta ki, ta ki ta, ta ki ta dhi mi, e cosi via, mantenendo un metronomo costante. Una volta interiorizzato il pattern vocale, lo si esegue sullo strumento, sostituendo le sillabe con note. Il salto di qualita non sta nel suonare cose strane, ma nello sviluppare una sensazione di tempo libero dalla quadratura, in cui le frasi finiscono dove devono finire (sul beat giusto del ciclo) senza dover contare in modo cosciente.

Per chi ha fretta: 5 cose da sapere

1. Cosa e il Konnakol?
Una tecnica vocale della musica carnatica indiana che usa sillabe (ta, ki, ta, dhi, mi) per cantare il ritmo. Le sillabe non hanno altezza: nominano posizioni metriche.

2. Come si differenzia dal solfeggio?
Il solfeggio occidentale nomina le altezze (do, re, mi). Il Konnakol nomina le suddivisioni del tempo. Sono complementari, non sostitutivi.

3. Cosa e la sequenza di Fibonacci in musica?
Una serie (1, 1, 2, 3, 5, 8, 13) in cui ogni numero somma i due precedenti. Applicata al ritmo, genera frasi di lunghezza non quadrata che suonano organiche.

4. Chi la usa nella musica contemporanea?
John McLaughlin la integra dai tempi della Mahavishnu Orchestra. Mattias Eklundh la divulga in clinic e video. Bela Bartok la usava nelle sezioni formali dei suoi brani.

5. Come si studia?
Si parte dal Konnakol recitato con metronomo, poi si applicano i raggruppamenti di Fibonacci (1, 2, 3, 5, 8 sillabe per pulsazione) e infine si trasferisce il pattern sullo strumento.

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