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Soundgarden, in lavorazione un disco con la voce di Chris Cornell

I Soundgarden stanno completando l’ultimo album con Chris Cornell, lavorando su vecchie registrazioni.

In un’intervista al programma YouTube “Joann Butler in Studio With…”, Kim Thayil ha spiegato che lui, il bassista Ben Shepherd e il batterista Matt Cameron sono tornati a lavorare sulle registrazioni inedite con la voce di Chris Cornell.

Il trio è affiancato dal produttore Terry Date, storico collaboratore della band dietro a “Louder Than Love” e “Badmotorfinger”, richiamato proprio per garantire continuità sonora con il periodo d’oro dei Soundgarden.

Thayil ha chiarito che si tratta di brani nati molti anni fa, che ora vengono ripresi in mano con calma ma con un obiettivo preciso: trasformare quelle session incomplete in un vero ultimo album in studio del gruppo di Seattle. Niente operazione nostalgia confezionata in fretta, ma un lavoro di rifinitura su materiale che nasceva già come repertorio ufficiale della band.

Brani “abbozzati” da rifinire

Il chitarrista ha raccontato che il materiale “esiste da oltre 10 anni, in alcuni casi 14 o 15, in vari stadi di scrittura, condivisione, studio e registrazione”. Molti pezzi sono arrivati alla band come demo realizzati da lui, da Matt Cameron, da Ben Shepherd e da Chris Cornell, in forme ancora grezze.

Thayil usa l’immagine del disegno a matita per spiegare il processo: i brani sono “schizzi” che ora devono essere completati, “riempiti con gessetti, oli o pastelli”. In pratica, i Soundgarden stanno facendo quello che avrebbero fatto in studio con Chris: consolidare gli arrangiamenti, definire suoni e strutture, trasformando idee di lavoro in canzoni compiute.

Nessuna scadenza

Questa volta non c’è un’etichetta a dettare tempi, budget e tabella di marcia. Thayil lo dice chiaramente: il lavoro procede in modo “atipico”, senza la pressione di un calendario, ma con il vincolo molto pratico di dover coordinare impegni di famiglia e professionali dei tre membri superstiti.

Per questo parla di un processo “in corso”, affrontato quando tutti riescono a incastrare le rispettive agende. La sensazione è quella di un progetto affrontato più come atto dovuto e personale che come semplice operazione discografica: ci si lavora quando si può, ma con la determinazione di portarlo fino in fondo.

Un album come atto di giustizia verso Cornell

Thayil insiste molto sul peso simbolico di questo disco: è “molto, molto importante per tutti noi”. Non si tratta solo di aggiungere un tassello alla discografia: per il chitarrista questo lavoro è fondamentale per la legacy dei Soundgarden e quella di Chris Cornell, un modo per “fare la cosa giusta” nei confronti di una storia condivisa.

L’album viene descritto come un gesto di rispetto verso il loro “partner e amico”, non come un’operazione di archivio. In altre parole, pubblicare queste canzoni significa permettere a quel periodo creativo di esistere davvero nella memoria della band e dei fan, invece di restare congelato in uno stato di limbo permanente.

Dalla battaglia legale al via libera creativo

Il percorso verso questo disco è stato tutt’altro che lineare. Per anni i Soundgarden sono stati coinvolti in una disputa legale con l’eredità di Chris Cornell riguardo ai diritti sulle ultime registrazioni. Una contesa che ha bloccato di fatto qualsiasi possibilità di completare il materiale.

La situazione si è sbloccata solo nel 2023, quando le parti hanno raggiunto un accordo che ha finalmente permesso al gruppo di rimettere mano alle tracce. Da lì è potuto partire il lavoro attuale con Terry Date, con l’obiettivo di trasformare quelle session sospese in un album che, se e quando vedrà la luce, sarà inevitabilmente letto come l’epilogo discografico dei Soundgarden con Chris Cornell.

Cover Photo by Pedro Mora - CC BY 4.0



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