Tune-Yards - Nikki Nack

Tune-Yards - Nikki Nack
Facciamo una doverosa premessa: la signorina Tune-Yards, all'anagrafe Merril Garbus nata nel Connecticut classe '79, ha una delle voci più ammalianti che io abbia mai sentito e, per chi non lo avesse ancora capito, dopo "Bird-Brains" (2009) e "Whokill" (2011) è tornata in questo 2014 con un lavoro veramente eccellente.Ora sta a noi cercare di capire cosa lei ci vende con questo ultimo -adorabile- lavoro "Nikki Nack", perchè tutti e 13 i pezzi ti spiazzano, ti strattonano senza sosta da una situazione all'altra, dal momento etno-pop a quello folk a quello afro per ritornare nel magico indie box senza prima dimenticarsi di passare dall'elettronica, creando scenari psichedelici e colorati a non finire.La voce fa il tutto: tu sei il cobra che si annulla e lei è un flauto magico che ti fa sinuosamente uscire dalla cesta, esagerata direte? Eh no! Perdonatemi ma Tune-Yards usa la voce come uno strumento, ne fa quel che vuole, che stia raccontando una favola, una filastrocca o uno scioglilingua, lei ti rapisce, ti fa agitare le spalle, ti fa ballare e ti scuote dalla punta dei piedi in un modo che oserei dire primordiale.Già da Find a new way si capisce che non puoi farti un'idea statica di quello che ti aspetterà, non ha la compostezza di un brano con un inizio, uno svolgimento e una fine bene evidenti ma solo giochi di voce e il pulsare evidente di una batteria elettrica. E Water Fountain si apre all'improvviso, ti rendi conto di quanto il brano sia simile ad una fontana tutto zampilli e acqua che scorre con questo battito di mani a tenere il tempo;  Time of dark  ti introduce in maniera meno violenta ad una voce qui più discreta che impiega un pò più tempo ad esplodere in tutta se stessa.Questa donna spettacolare non ci fa mancare niente, con Look Around ci concede di riprendere fiato, ci fa riposare, ci calma dato che la scaletta è lunga e richiede impegno;  dopo Hey life e Sink-O la finezza dell'interludio recitato a più voci Why Must We Dine on the Tots? spettacolare riflessione in bilico tra modernità e passato intriso di cannibalismo. In questo preciso istante si perdono tutti i freni inibitori: quello che non si può dire viene detto e in maniera spietatamente cinica, al limite del grottesco.L'album continua spedito da Stop that man alla mia preferita Wait for a minute, quando canta «Monday I wake up with disgust in my head, could not forgive myself another moment spent in the bed, monday the mirror always disappoints» e trasmette una sensazione di alienazione che ci attacca durante l'attesa, il famoso minuto che diventa infinito, che infetta una vita intera.E non finisce qui, lei continua a trascinarti con Rocking chair e ti chiedi se non sbagli a crederti di fronte a un canto di libertà urlato dai campi di cotone a squarciagola in un ritmo antico e potente. Ma allora cosa abbiamo ascoltato per oltre quaranta minuti? l'unica risposta valida sarebbe un carnevale elettronico caraibico di stampo bollywoodiano dell'africa nera con presenze sporadiche di ukulele.Che meraviglia quando ci si trova davanti ad un album che non sai classificare, assapori la scoperta di qualcosa di diverso, ti allontani da quella necessità di sapere sempre che cosa stai ascoltando: sei lì, la musica  ti prende e soprattutto ti sorprende e non sai cos'è, perchè il realtà potrebbe essere tutto e il contrario di tutto.Tune-Yards esprime tutta se stessa, senza impostazioni commerciali con quel look così tremendamente hippie ma delizioso, colorato e scintillante; insomma una piccola luce in un mondo di classifiche, vecchi maestri, abiti di alta moda e troppa omologazione.

Silvia CieriGenere: indie-folk, etno-popLine-up:
Merrill Garbus (drums, vocals, keys, ukulele)
Nate Brenner (bass, synths, vocals)Tracklist:
1."Find a New Way"  
2."Water Fountain"  
3."Time of Dark"
4."Real Thing"  
5."Look Around"  
6."Hey Life"  
7."Sink-O"  
8."Why Do We Dine on the Tots?"  
9."Stop That Man"  
10."Wait for a Minute"  
11."Left Behind"  
12."Rocking Chair"  
13."Manchild"  

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