Imparare gli intervalli musicali è più semplice di quanto sembri se usi un metodo concreto: associa ogni intervallo a una canzone famosa che lo contiene, allenali sia ascendenti sia discendenti, distingui melodici e armonici e impara a pensarli per funzione invece di contare i semitoni. Dieci minuti costanti al giorno valgono più di una sessione lunga e isolata.
Tra i primi passi da compiere quando si studia l’armonia musicale, uno di quelli fondamentali è sicuramente l’apprendimento degli intervalli, ovvero, detta in parole povere ma comprensibili, la “distanza” tra le note della scala.
Una volta assimilato questo concetto, possiamo iniziare a costruire il nostro bagaglio teorico su solide basi, un po’ come quando a scuola si imparano le tabelline per la matematica, anche se in questo caso l’applicazione pratica (in musica) è ancor più importante e ramificata.
Quando si è agli inizi, si rischia tuttavia di prendere il cammino sbagliato, utilizzando metodi di apprendimento sin troppo complessi per quello che è, invece, un argomento ben più semplice di ciò che si crede.
Ecco quindi venirci in aiuto Valerio Silvestro, con questa video pillola tratta dal suo più ampio corso didattico Armonia Moderna Vol.1, online da alcune settimane sulla nostra piattaforma online MUSICEZER dedicata alle masterclass e ai corsi di alto livello.
Parti dalle canzoni che già conosci
Il metodo più rapido per riconoscere un intervallo a orecchio è associarlo a una canzone che hai già in testa. Ogni intervallo ha un suo incipit famoso: la seconda maggiore è l’attacco di Tanti auguri, la terza maggiore ricorda l’inizio di When the Saints Go Marching In, la quarta giusta è le prime due note dell’Inno alla gioia o della marcia nuziale, la quinta giusta apre il tema di Guerre Stellari, mentre l’ottava è il salto iniziale di Somewhere Over the Rainbow. Costruirsi una lista personale di brani di riferimento, uno per ogni intervallo, è il primo passo concreto e funziona molto meglio della memorizzazione astratta. Su questo principio si basa anche una buona parte del lavoro di allenamento dell’orecchio.
Ascendente e discendente non sono la stessa cosa
Un errore tipico di chi inizia è allenare gli intervalli solo in salita. Lo stesso intervallo suonato in discesa ha un colore percettivo diverso e va studiato a parte, con un proprio brano di riferimento. La terza minore discendente, per esempio, è il celebre richiamo a due note dei campanelli; la quinta giusta discendente è l’attacco di Feelings. Studia ogni intervallo in entrambe le direzioni, alternando, e ti accorgerai che il riconoscimento diventa molto più solido quando devi trascrivere una melodia reale.
Intervalli melodici e armonici
C’è differenza tra un intervallo melodico (due note suonate una dopo l’altra) e uno armonico (due note suonate insieme). Il primo è più facile da identificare perché il cervello segue il movimento; il secondo richiede di scomporre un suono unico nelle sue componenti, abilità che serve poi per riconoscere gli accordi. Conviene partire dai melodici e passare agli armonici solo quando i primi sono stabili. È lo stesso percorso che porta a costruire gli accordi al pianoforte con più consapevolezza, e che chiarisce perché la triade minore diventa intuitiva una volta digerito il concetto di terza.
La scorciatoia funzionale
La vera svolta arriva quando smetti di contare i semitoni e inizi a pensare per funzioni: invece di calcolare meccanicamente la distanza, riconosci l’intervallo per il ruolo che ha dentro la scala o l’accordo. La terza ti dice se l’accordo è maggiore o minore, la settima ne definisce il colore, la quinta ne dà la stabilità. Pensare in questo modo collega da subito teoria e pratica, ed è il motivo per cui chi studia la teoria con il giusto approccio impara molto più in fretta a improvvisare e armonizzare.
Una routine di studio che funziona
Bastano dieci minuti al giorno ben spesi. Scegli due o tre intervalli alla volta, cantali partendo dalla canzone di riferimento, poi verificali allo strumento; aggiungi il riconoscimento alla cieca chiedendo a qualcuno (o a un’app) di suonarli a caso, prima melodici poi armonici, prima ascendenti poi discendenti. Quando un gruppo è stabile, ne aggiungi un altro senza abbandonare i precedenti. La costanza batte la sessione lunga e isolata: lo stesso principio vale per lo studio armonico avanzato.
Per chi ha fretta: 5 risposte sugli intervalli
1. Cos’è un intervallo?
È la distanza in altezza tra due note. È il mattone di base di scale, accordi e melodie.
2. Qual è il metodo più rapido per impararli?
Associare ogni intervallo a una canzone famosa che lo contiene nelle prime note, costruendo una lista personale di riferimenti.
3. Perché studiarli anche in discesa?
Un intervallo ascendente e lo stesso discendente hanno un colore percettivo diverso: vanno allenati separatamente.
4. Meglio partire dai melodici o dagli armonici?
Dai melodici (note in sequenza), più semplici; gli armonici (note simultanee) si affrontano dopo, perché preparano al riconoscimento degli accordi.
5. Quanto tempo serve al giorno?
Dieci minuti costanti, su due o tre intervalli alla volta, rendono più di una sessione lunga e sporadica.
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l corso è lanciato da uno degli insegnanti di musica più qualificati del nostro Paese, ovvero Valerio Silvestro, pianista, didatta e session man, che da oltre 40 anni ha contribuito a far sbocciare il talento di migliaia di allievi.
Silvestro ti guiderà nel vasto mondo dell’armonia musicale, affrontando prima alcuni concetti base e addentrandosi poi nell’analisi armonica di alcuni brani e standard famosi, facendo particolare riferimento al mondo del Jazz da cui lui stesso proviene.
Imparerai la teoria in maniera veloce e metterai da subito in pratica tutte le nozioni, migliorando le tue skill musicali.
Ecco nello specifico quali saranno gli argomenti trattati:
- Conoscenze e capacità necessarie per affrontare l’analisi armonica
- Recap dei concetti base di armonia: scale, intervalli, composizione degli accordi, estensioni, II-V-I nei 4 colori
- Capacità da sviluppare: senso armonico, immaginazione e vocalizzazione
- Recap dell’armonia funzionale
- La scala armonizzata, dominanti temporanee e SubV
- Modal interchange, dominanti secondarie e accordi diminuiti
- Analisi, memorizzazione, trasporto e riarmonizzazione di una struttura armonica
- Analisi armonica guidata di alcuni standard
- Strategie di interpretazione delle sequenze armoniche
- Tecniche di modulazione armonica
- Consigli per continuare gli studi post-corso
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