In sintesi: Guido d’Arezzo, monaco benedettino dell’anno 1000, rivoluziona la didattica musicale inventando il tetragramma a 4 righi e dando il nome alle note (Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La) ricavate dall’inno a San Giovanni Battista. Una svolta che ridusse a uno o due anni l’apprendimento del repertorio liturgico, contro i dieci anni consoni.
Siamo nell’anno 1000, finalmente il nuovo Millennio, e anche la Storia della Musica viene scossa da importanti innovazioni.
Queste novità orbitano attorno ad un nome principale: Guido. Stiamo parlando di un monaco benedettino che oltre a faccende spirituali si occupò di musica, in particolare di didattica.
Chi conosce da più vicino tali vicende saprà che Guido il Monaco è in realtà uno (!) dei responsabili delle novità che andremo a raccontare, quindi non l’unico artefice. Bisogna tenere conto del contesto che lo ha preceduto, del mondo in cui visse e infine dell’interpretazione che si fece del suo lavoro per comprenderne l’essenza innovativa.

In ogni caso due sono i rinnovamenti principali che lo hanno reso celebre: il sistema di lettura su Tetragramma (4 righi), e la nomenclatura delle note che ancora oggi usiamo. Procediamo con ordine.
Il contesto storico: il Medioevo musicale prima di Guido
Per cogliere la portata dell’intuizione di Guido d’Arezzo bisogna guardare al panorama musicale dell’anno 1000. Il repertorio gregoriano circolava da secoli per tradizione orale, ed era affidato alla memoria dei cantori, che impiegavano fino a dieci anni di studio per padroneggiarlo. La notazione neumatica, comparsa intorno al IX secolo, era un sistema di segni grafici (i neumi) posti sopra il testo per indicare l’andamento melodico, ma senza precisione di altezza. Il cantore doveva già conoscere la melodia per leggerla. Il salto compiuto da Guido sarebbe stato passare da una notazione promemoria a una notazione descrittiva.
Il Tetragramma
Il discorso sul Tetragramma è emblematico. Abbiamo raccontato nei precedenti episodi di come il repertorio liturgico sia stato tramandato oralmente nel corso del Medioevo.
Persino la notazione neumatica – che specie dal X secolo diviene una realtà – non compromise tale modalità di conservazione.
Guido d’Arezzo non farà altro che incasellare i vari segni neumatici tra i righi, con la stessa modalità con cui scriviamo le varie altezze oggi. Il suo è uno scopo squisitamente didattico. Tale idea infatti porterà i suoi discepoli (a detta sua) ad impiegare solo uno o due anni per memorizzare ed apprendere il repertorio, contro i dieci anni consoni.
Un’idea fortunatissima che lo porterà ad essere convocato dallo stesso Papa affinché gli insegni l’ingegnoso metodo.
Come detto, allargando la nostra indagine. ci accorgiamo che la comparsa dei righi musicali sia precedente all’operato di Guido il Monaco. Basti solo vedere il volume chiamato Musica Enchiriadis di cui abbiamo parlato nel precedente episodio.
I nomi delle note
L’altro grande merito dell’operato di Guido riguarda la Solmisazione e l’uso dell’esacordo. Nomi che possono creare qualche malinteso e senso di soggezione, ma per capirci sono tecniche legate ai nomi che assumeranno le note nel corso del tempo.
Guido riprende un vecchio Inno dedicato a San Giovanni Battista e utilizzando le prime sillabe di ogni verso come nucleo vocalico darà vita ad una nuova nomenclatura destinata ad avere successo.
L’inno è il seguente. Fate caso ai grassetti.
- Ut queant laxis
- Resonare fibris
- Mira gestorum
- Famuli tuorum
- Solve polluti
- Labii reatum
- Sancte Iohannes
Come potete vedere sono proprio i nomi delle note che usiamo oggi. Escluso l’Ut, in seguito sostituito con Do. Anche la nota Si è in realtà un’aggiunta postuma.
Chiariamo che Guido non utilizzava queste sillabe per indicare le altezze precise dei suoni. Questi venivano indicati ancora attraverso le lettere dell’alfabeto. Ut Re Mi Fa Sol La, l’esacordo (6 note), era praticato come esercizio per apprendere gli intervalli. Esercizio chiamato Solmisazione.
Tutto ciò non è che una piccola parte del mondo che orbita attorno a questo monaco. Vi invito per cui a visionare il video per conoscerlo meglio.
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Per chi ha fretta: 5 cose da sapere su Guido d’Arezzo
1. Chi era davvero Guido d’Arezzo?
Un monaco benedettino vissuto intorno all’anno 1000 che si occupò di didattica musicale e sviluppò metodi rivoluzionari per insegnare il canto gregoriano. Fu chiamato anche dal Papa per insegnare il suo metodo.
2. Cos’è il tetragramma e perché è importante?
Il tetragramma è un sistema di scrittura musicale a quattro righe orizzontali su cui Guido cominciò a posizionare i segni neumatici, fissando per la prima volta l’altezza precisa dei suoni. Il pentagramma a cinque righe arriverà nei secoli successivi.
3. Da dove vengono i nomi delle note (Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La)?
Dalle sillabe iniziali dei primi sei versi di un inno dedicato a San Giovanni Battista (Ut queant laxis, Resonare fibris, Mira gestorum, Famuli tuorum, Solve polluti, Labii reatum). Sono ancora oggi i nomi delle note che usiamo, con Ut diventato Do in epoca successiva.
4. Cosa significa Solmisazione ed esacordo?
L’esacordo è la successione di sei note (Ut-Re-Mi-Fa-Sol-La) usata come esercizio per memorizzare gli intervalli. La solmisazione è la pratica didattica di cantare gli intervalli usando queste sei sillabe. Non identifica altezze assolute: per quelle si usavano ancora le lettere dell’alfabeto.
5. Quanto influisce ancora oggi l’opera di Guido?
Il sistema didattico di Guido è alla base della nostra notazione musicale moderna. Nomi delle note, righi musicali, esercizi sugli intervalli: ogni musicista classico, jazz o pop usa concetti che nascono dalla sua scuola.
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