Ci sono chitarre di cui si parla pochissimo pur meritando molto di più, e la Yamaha SA2200 è decisamente in cima alla lista: una semiacustica in stile ES-335 costruita in Giappone, nata a fine 1991 come erede della storica SA2000 e ancora oggi in catalogo. Sulla carta ha tutto quello che serve per mettere in difficoltà concorrenti ben più blasonati, dai legni all’hardware Gotoh, passando per i pickup Alnico V con coil split.
In questo articolo ripercorriamo la sua storia, vediamo com’è fatta e cosa raccontano le prove, e la mettiamo a confronto con le alternative, Gibson ES-335 in testa, prezzi compresi, per capire a chi serve davvero.

Per chi ha fretta
- Cos’è: semiacustica in stile ES-335, made in Japan, nata a fine 1991 ed erede della SA2000 del 1977.
- Corpo e manico: corpo laminato in sicomoro (che è un acero) con blocco centrale in acero, manico in mogano incollato, tastiera in ebano da 22 tasti, scala da 628 mm e capotasto in osso.
- Elettronica: due humbucker Yamaha con magneti Alnico V, due volumi, due toni che fanno anche da split e selettore a tre posizioni.
- Hardware: Gotoh dorato, dal ponte GE103B alla cordiera GE101Z fino alle meccaniche SG30.
- Prezzo: 3.193 euro di prezzo consigliato, ma in negozio si trova intorno ai 2.300.

Un po’ di storia: dalla SA2000 alla SA2200
Per capire la SA2200 bisogna partire da lontano, perché Yamaha le chitarre a cassa e mezza cassa le costruisce dal 1966. La svolta arriva però nel 1977, quando la serie SA viene rinnovata e debutta la SA2000, la prima Yamaha a guardare apertamente alla ES-335 e il modello da cui discendono tutte le SA venute dopo.
E non è rimasta un oggetto da collezionisti: Don Felder la usava per “I Can’t Tell You Why” durante il tour giapponese degli Eagles del 1979, e Billy Corgan ci ha suonato pezzi come “1979” e “Tonight, Tonight”.
La SA 2200 arriva invece a fine 1991, una sorta di restyling della SA 2000, e da allora è rimasta praticamente invariata come ammiraglia semiacustica della casa.
Negli anni è finita nelle mani di Jeff Schroeder degli Smashing Pumpkins, che ci monta pickup Lollar, e più di recente anche in quelle di Matteo Mancuso, che dopo averla ricevuta da Yamaha ha raccontato di sentirci subito dentro parecchio George Benson.

Com’è fatta
Sotto il vestito da ES-347 (che differisce dalla 335), con filetti ovunque, tastiera in ebano con inserti a blocchi divisi e hardware dorato, la SA2200 è una semiacustica in piena regola: corpo laminato con un blocco centrale in acero sotto il ponte, che serve a tenere a bada il feedback.
Il corpo è dichiarato in sicomoro laminato, e prima che qualcuno storca il naso: il sicomoro europeo è a tutti gli effetti un acero, tanto che in inglese lo chiamano anche sycamore maple.
Il manico è in mogano, incollato, con tastiera in ebano da 22 tasti medium jumbo, raggio di 350 mm, capotasto in osso e scala da 628,6 mm, la classica 24,75 pollici di scuola Gibson.
La paletta ha un’inclinazione un po’ meno marcata dei 17 gradi Gibson e conserva la volute alla base per irrobustire la zona più delicata, e sulla bilancia si parla di circa 3,8 kg.

L’elettronica è quella classica a quattro manopole e selettore a tre vie, con due humbucker Yamaha avvolti con magneti Alnico V e montati su un sistema di regolazione a tre punti, eredità diretta delle SA di fascia alta di fine anni Settanta, che permette di regolarne anche l’inclinazione rispetto alle corde.
La chicca sta nei toni, che fanno anche da switch per lo split: coi due pickup splittati si va verso un suono da Strat in posizione intermedia, mentre il manico in single coil diventa più sottile e quasi acustico.
Completano il quadro l’hardware Gotoh, con ponte GE103B, cordiera GE101Z e meccaniche SG30, e il trattamento I.R.A. (Initial Response Acceleration), con cui Yamaha sottopone lo strumento a vibrazioni mirate per scaricare le tensioni tra le parti e dargli da subito la sensazione di una chitarra già suonata.
Sulla carta, come suona?
Possiamo definirla senza mezzi termini una chitarra con due anime, una decisamente più signorile che strizza l’ occhio al mondo del jazz/blues e un altra dedita al mondo del rock, uno strumento molto poliedrico e estremamente versatile, il suo campo applicativo come abbiamo gia visto prende diversi generi che non sono proprio opposti ma che comunque la permettono di diventare uno standard senza troppi giri di giostra.
Noi abbiamo voluto fare uno degli utilizzi più “classici” ovvero attaccata direttamente a un device che prende a piene mani dal mondo dei bluesman, ovvero il Dumblifier della DSM & Humboldt, con una catena settata come segue: Yamaha SA2200 -> Dumblifier -> Motu Ultralite Mk5
Di fondo è una chitarra col suono molto educato, forse per certi versi quasi “brillante” sul regime delle medio-alte ha qualche db che esce particolarmente, non è assolutamente una chitarra per chi cerca suoni dal grit molto prorompente, non possiamo nemmeno parlare di un suono particolarmente grosso (nonostante stiamo parlando di Humbucker) infatti abbiamo un output elevatissimo ma invece abbiamo un suono estremamente coerente; infatti abbiamo un pickup al manico che non risulta minimamente ingolfato ma con un equilibrio molto piacevole, il manico risulta essere più scavato sulle medie e più prorompente su basse e alte, ma è una cosa che mi aspetto da una semiacustica.
Possiamo dire che è nella perfetta filosofia nipponica, ovvero uno strumento che sa essere giusto nel suo spazio di utilizzo e soprattutto estremamente preciso oltre che nell’ ambito costruttivo anche sonoro, possiamo definirlo quasi “una lama” per la precisione con il quale si riescono a ottenere diverse sfumature sonore.
Prezzo e alternative
Qui c’è un paradosso tutto Yamaha: il prezzo consigliato italiano è di 3.193 euro, ma nei negozi la SA2200 si trova intorno ai 2.299.
Da una piccola ricerca negli store più importanti abbiamo ottenuto questi risultati:
| Modello | Cosa offre | Prezzo (€) |
| Gibson ES-335 Figured 60s Cherry | Top in acero figured | 3.222 |
| Gibson ES-335 Dot Vintage Burst | Made in USA, palissandro con dot, pickup T-Type, custodia rigida | 2.959 |
| Yamaha SA2200 | Made in Japan, ebano con blocchi divisi, Gotoh dorato, split | 2.299 |
| Epiphone 1962 ES-335 Reissue | Collezione Inspired by Gibson Custom | 1.111 |
| Epiphone ES-335 | Serie Inspired by Gibson | 498 |
Alla fine la SA2200 costa circa 660 euro meno di una ES-335 Dot e oltre 900 meno di una Figured, e in cambio porta tastiera in ebano, inserti a blocchi, hardware Gotoh dorato e split, un allestimento più vicino alle ES di fascia alta che alla Dot.
Per carità, sulla paletta non c’è scritto Gibson, e per qualcuno questo resta un argomento; chi guarda al budget, poi, con le Epiphone spende la metà o anche molto meno, ma qui parliamo di una chitarra costruita in Giappone, in piccoli numeri.

A chi serve davvero?
Qui cerchiamo di essere onesti: la SA2200 non è una chitarra per chi cerca il nome sulla paletta, e neanche per chi vuole osare con i colori, visto che le finiture sono solo due, Violin Sunburst e Brown Sunburst, e che la versione per mancini non esiste proprio. Anche l’aspetto, tra filetti e hardware dorato, è piuttosto elegante, e a qualcuno potrebbe sembrare un po’ troppo in giacca e cravatta.
Per tutti gli altri, però, è una delle scelte più sensate del segmento. Serve a chi vuole una semiacustica per jazz e fusion senza rinunciare al rock, a chi suona cover e ha bisogno anche di un suono più “single coil” senza cambiare chitarra, e in generale a chi preferisce spendere i soldi in costruzione e hardware piuttosto che nel marchio.
Il consiglio pratico è uno: guardate il prezzo in negozio e non quello di listino, perché la differenza è di quasi 900 euro.
Insomma, se ti serve il logo, la risposta la conosci già; se ti serve una semiacustica fatta come si deve, la SA2200 merita almeno una prova.
Maggiori informazioni sul sito di Yamaha.










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