Il mondo delle single cut è molto vario e particolare. Come abbiamo visto anche in altre occasioni, si possono trovare degli strumenti con una cura nei dettagli stupefacente, ma nel calderone di produttori ci sono “botteghe” che giocano spesso in un altro campionato e che andrebbero considerate come caso a sé stante.
Costruire una chitarra di questo livello non è mai economico per realtà che non si fregiano del titolo di fabbrica vera e propria, per via del tipo di costruzione ma soprattutto del tempo necessario a realizzare un singolo strumento; quindi, la scelta di un “vestito su misura” ha un valore (e costo) molto più alto.
Oggi parliamo di uno di questi strumenti, la chitarra Mojentale Valkyrie 57.
Stiamo parlando di una Les Paul Custom?
Francamente, no. Nonostante le somiglianze a prima occhiata, ci sono diversi punti in cui la chitarra differisce dalla classica LP Custom. Vediamo insieme la scheda tecnica allegata allo strumento:
- Body a pezzo unico di Cedrella Odorata con top in acero.
- Manico sempre a pezzo unico di Cedrella Odorata con tastiera in Ebano di raggio 12 unita a tasti Sintoms Adamant Hard con un profilo definito “Mojentale Shape Medium” e capotasto in Tusq.
- Ponte Faber Aluminium Wrap Around e meccaniche Kluson Deluxe e elettronica con potenziometri da 500k (per tono e volume) CTS con due condensatori carta-olio da 0.015 che pilotano una coppia di Q pickups Highwind PAF 59.
Come possiamo vedere, differisce per tipologia di legni utilizzati, ma differisce anche per forma ma anche per struttura del manico. Rispetto a un esempio recentemene recensita come la Knaggs, che riprende (anche per scelta del cliente in quel caso specifico) il manico 57 di casa Gibson, in questo caso abbiamo un manico diverso a partire dal disegno progettuale.
È una single cut a tutti gli effetti, ma non la chiamerei un clone, troppi dettagli fanno capire una direzione ben precisa, molto diversa rispetto a quella che ci si può aspettare solamente guardandola.
Come suona?
La catena audio della mia prova è la seguente: Chitarra -> Cavo Rigotti -> Motu Ultralite Mk5 -> Tonex con profili Mezzabarba Mzero
Possiamo definirla “atipica” per certi versi, perché si discosta abbastanza dal mondo ordinario delle single cut, forse un filino meno da quello di PRS.
Partendo dalla posizione al manico, è quella che può lasciare più spiazzati, perché per certi versi può avvicinarsi quasi a un suono di una telecaster se utilizzato con poco volume e giocando con il potenziometro del tono; il ponte è la posizione che può far sentire più a casa nel mondo Gibson oriented, seppur con qualche medio-alta frequenza più in avanti.
Ma la posizione che può dare più soddisfazioni è quella centrale, dato che entrambi pickup si sposano molto bene tra di loro, permettendo di ottenere il ventaglio di sfumature più ampio di tutto lo strumento, che quasi ti fa pensare di poter fare un intero concerto senza mai toccare il toggle switch ma solo i potenziometri di tono e volume.
Attenzione però, non stiamo parlando di uno strumento plug & play, perché il diavolo è nei dettagli e nonostante i controlli siano comunque qualcosa di fin troppo conosciuto, la verità non è così scontata.
Essendo i controlli molto responsive, la curva di apprendimento per arrivare a determinate sfumature di suono non è assolutamente qualcosa di prima mano, ma va aggiunto anche che, uno strumento professionale non è quasi mai plug & play, devi avere della conoscenza pregressa ed un po’ di eperienza.
La Mojentale Valkyrie 57 è votata al rock e in generale ai generi aggressivi, ma ciò non toglie che anche su “generi” più morbidi, si riescono a ottenere sonorità simil 335 e si scorrazza piacevolente sul jazz-blues; i pickup lo permettono e l’elettronica anche, basta solo saperci sbattere la testa, le soddisfazioni sono dietro l’angolo.

Quando la persona fa la differenza
Abbiamo, forse fin troppo spesso, parlato di strumenti di qualità eccelsa, scelta dei materiali e di soluzioni innovative, ma arrivati a un certo punto uno dei punti che fa fare una scelta consapevole a una persona non è più la qualità dello strumento in sé, ma la qualità dell’orecchio del costruttore.
La cosa è facilmente traducibile in un un modo di arrivare a uno scopo, strutturale e sonoro, che permette un risultato che non è mai frutto del caso e nemmeno frutto della fortuna: parliamo di una visione che permette di arrivare allo strumento già sapendo quale sarà il risultato finale. E questa cosa ha un valore.
Volendo citare altri contesti “la scultura è quella che si fa per forza di levare”, ovvero che l’opera è già presente sotto il marmo, bisogna solo estrarre il superfluo, avendo consapevolezza di quello che succede, e soprattutto del vedere l’opera sotto il marmo superfluo.
Di che “campionato” parliamo?
Prendiamo come termine di paragone un tipo di strumento che viene costruito con la possibilità di diverse specifiche su misura, quindi andrebbe paragonato a un tipo di strumento custom order.
Esistono diversi brand che lo permettono, e questo lo sappiamo da diversi anni, quindi perchè uno dovrebbe preferire una scelta di questo tipo?
Perchè non paghi solo lo strumento, ma anche il poterti raffrontare con il liutaio e avere uno spunto, un’idea e un percorso che forse non si aveva mai pensato in precedenza. Il valore aggiunto è poter andare fuori dai binari.
Per un custom order da parte di un brand famoso andiamo di solito oltre oltre i 5-6k, volendo rimanere bassi… Qui, invece, a strumento finito con tutte le specifiche che si vogliono, siamo a una cifra minore, con il buon Enrico che segue le tue idee nel percorso di costruzione.
Se poi dobbiamo fare un paragone più o meno 1:1, una LP Custom (quelle da negozio, così è e così la compri) viene tra i 4 e i 5mia euro a seconda del modello specifico, senza alcuna possibilità di personalizzazione; qui risparmiamo almeno cinquecento euro, ma puoi scegliere cosa mettere su, con ovviamente tutti gli annessi e connessi di cura nei dettagli e selezione dei legni.
Maggiori informazioni sulla pagina di Mojentale Custom Guitars.












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