HomeStrumentiChitarra - Test & DemoDue mezzi espressivi dello Strymon BigSky
Strymon BigSky Swell

Due mezzi espressivi dello Strymon BigSky

Anche nel mondo dei riverberi si possono ottenere sonorità particolari che vengono create simulando il comportamento di un singolo potenziometro oppure unendo ulteriori elementi, come accade nell’algoritmo Swell e nel Bloom.

Questi tendono a simulare un’azione diretta sul pedale in senso stretto (nel caso dello Swell) e si aggiungono ulteriori suoni alle nostre code di riverbero (cosa che oggi sembra scontata, ma anni fa era un lavoro molto lungo e costoso).

Lo Swell lo abbiamo già visto fino allo stremo sia nel Mobius che nel Timeline, in pratica simula il comportamento del potenziometro del volume: per ovvie ragioni la coda del riverbero segue il comportamento del suddetto potenziometro.

Tra i parametri che possiamo trovare nell’algoritmo Swell, abbiamo:

  • Parametro 1 – Parametro 1 – Low End: influisce sulle basse frequenze e sul profilo di decadimento. Quando lo si alza, più frequenze basse riverberano creando un effetto più profondo, il quale è indicativo di un minor numero di bass trap e altri dettagli architettonici della stanza virtuale.
  • Parametro 2 – Rise: regola il tempo di ascesa del segnale “Swell”, utilizzabile con tempi più brevi per gli assoli o tempi più lunghi per gli accordi “ambient”.
  • Parametro 3 – Mode: sceglie la configurazione della macchina, l’opzione Swell Wet lavora con il segnale wet, mentre la modalità Swell Dry aumenta il segnale dry davanti al riverbero per una maggiore presenza.

L’algoritmo Bloom è quello che Strymon interpreta come shimmer, ma con un utilizzo meno “enfatizzato” del pitch shifter. Questo non è la prima volta che accade, possiamo trovare la stessa cosa nel delay Kosmic del Korg SDD-3000 che restituisce una porzione di segnale che subisce il ritardo (o la riverberazione) con un’aggiunta di “shimmering” che avviene in maniera quasi fissa, ma con lunghezza e feedback gestibili in maniera singola, dividendo così la porzione di riverberazione “normale” da quella che possiamo definire la porzione di “Bloom”.

Vediamo quindi cosa possiamo settare nell’algoritmo Bloom:

  • Parametro 1 – Low End: idem come sopra
  • Parametro 2 – Length: permette di gestire la lunghezza temporale della porzione di “Bloom” del riverbero
  • Parametro 3 – Feedback: permette di gestire il feedback della porzione di “Bloom” del riverbero

Possiamo definire entrambi questi algoritmi, dei riverberi estremamente “pop” dal punto di vista della timbrica e dei possibili casi di utilizzo, ma si usano spesso questi suoni anche nel rock anni ‘80 e ‘90 per poter dare più “aria” a determinate parti melodiche (con lo swell) e anche alcune parti ritmiche (con il Bloom).
Il Bloom è quasi spaziale però deve essere ben gestito per una serie di motivi:

  • Si rischia di avere troppo effetto e perdere il suono della chitarra
  • Se il Bloom è troppo lungo, si rischia di impastare troppo fino a non sentire più nulla

Questo tipo di suoni permettono molto di “aprire” lo spazio del tuo suono, lo swell lo fa attraverso l’apertura e la chiusura del potenziometro, mentre il Bloom anche in mono riesce a dare una apertura molto ampia, che in stereo diventa ancora più enfatizzata.

Nella prossima puntata cominceremo a vedere riverberi con ulteriori aggiunte di effetti, che durante gli anni ‘80 e ‘90 è stato fondamentale per ottenere nuove sonorità e ancora oggi lo è…

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