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Strymon BigSky spring plate

Strymon BigSky, un colpo alla piastra e uno alla molla

Nella scorsa puntata abbiamo visto come un riverbero a tutti gli effetti “moderno” può comportarsi su due suoni classici, ma in epoche passate che altre soluzioni esistevano per avere un suono “diverso” per il proprio riverbero?

Il primo algoritmo dello Strymon BigSky che esaminiamo viene definito Plate (“piastra”) e potremmo definirlo un modo assai arguto di imitare come il suono riverbera in una stanza.

A suo tempo i riverberi plate erano strutture piuttosto corpose, vere e proprie “custodie” rettangolari chiuse al cui interno si trovava un grande ma sottile foglio di metallo (la “piastra” appunto).

Quando un suono veniva riprodotto in un’unità plate, le vibrazioni al suo interno creavano l’illusione del riverbero.
L’acquisto di un vero riverbero plate si aggira sulle migliaia di euro, senza contare i lavori da fare in studio, un’impresa non proprio economicamente e logisticamente fattibile (e oramai neanche necessaria).
Grazie al cielo oggi è possibile averlo in diversi formati software dal costo, al confronto, quasi irrisorio.

Vediamo quindi che parametri ha il nostro riverbero plate:

  • Parametro 1 – Low End: influisce sulle basse frequenze e il profilo di decadimento. Quando lo si alza, più frequenze basse riverberano creando un riverbero più profondo, il quale è indicativo di un minor numero di bass trap nella stanza virtuale e altri dettagli architettonici che assorbono le basse frequenze.
  • Parametro 2 – Size: permette di scegliere una stanza già “intonata”, con una determinata grandezza, in questo caso abbiamo la Small e la Large, di chiare dimensioni differenti.

Il secondo algoritmo di oggi e lo Spring, che è praticamente il riverbero a molla che possiamo vedere in tanti amplificatori combo (il discorso in realtà è leggermente più ampio, ma ti chiedo di prendere il discorso in maniera elastica, solo sui riverberi montati sui Fender servirebbero altri quindici articoli).

Il riverbero a molle, pur non essendo “realistico” se paragonato ai più sofisticati processori da studio, conferisce al suono della chitarra quel caratteristico “alone” caro ad intere generazioni di musicisti, quindi nonostante la tecnologia rimane ancora una scelta “da avere” e non solo una cosa di nostalgia.

Il segnale viene fatto passare, tramite un trasduttore,attraverso una spirale metallica, ovvero la nostra molla. All’altro capo della molla un trasduttore equivalente al primo reimmette il segnale nel circuito di amplificazione mescolandolo a quello originale, ma il segnale prelevato dal secondo trasduttore risulta leggermente ritardato rispetto al primo, permettendo così di ottenere il suono del riverbero. 

La molla vibra e trasmette il segnale meccanico attraverso le spire impiegando un certo tempo, ma il suddetto tempo di ritardo del sistema è stabilito a priori dalla lunghezza della molla e dunque non è modificabile dall’utilizzatore. Anche adottando molle di grande lunghezza, il massimo ritardo ottenibile è nell’ordine dei millisecondi, quindi non è possibile generare l’effetto eco, ma solo un riverbero accettabile. 

Se accidentalmente la scatola a molle viene scossa in qualsiasi momento, i trasduttori captano il rumore delle molle che sbattono tra loro e contro le pareti della scatola stessa inviandolo al circuito di amplificazione (con annessi tuoi e fulmini che escono dal cono).

Come parametri per il riverbero Spring, abbiamo:

  • Parametro 1 – Low End: esattamente come sopra.
  • Parametro 2 – Dwell: si tratta di uno stretto rapporto con il preamplificatore, si può usare Clean per suoni più puliti, l’impostazione Combo aggiunge più guadagno come era tipico negli amplificatori combo con riverbero a molla integrato, Tube aumenta ulteriormente il guadagno e aumenta le armoniche che entrano nel box della molla, infine l’impostazione Overdrive massimizza il guadagno del preamplificatore per la massima trashiness.
  • Parametro 3 – Number of Springs: consente la selezione di una, due o tre molle virtuali, l’aumento del numero di molle aggiunge complessità a causa dell’interazione dei diversi tempi di ritardo di ogni singola molla.

Entrambi questi due algoritmi sono probabilmente il punto di partenza necessario per tutti i musicisti, non solo neofiti, ma anche per chi deve cominciare a lavorare sul riverbero in maniera più accurata rispetto al “normale” riverbero dell’ amplificatore.
Il plate è un riverbero estremamente vintage e che fa parte di un tipo di suono che siamo stati abituati ad ascoltare sui dischi di band incredibili come Beatles e Pink Floyd, quindi non può mancare nella cassetta degli attrezzi del musicista.
Così come l’algoritmo Hall, trova la sua dimensione ottimale più in sede di registrazione che in sede di live vero e proprio, perché in base alle situazioni probabilmente si perderebbero le diverse sfumature.

Lo terrei fisso in studio su tutte le mie chitarre e/o sintetizzatori, ma se dovessi suonare in un pub senza palco, non so fino a che punto avrebbe senso portarsi un riverbero di questa portata visto che a stento riesci a percepire decentemente i volumi, figuriamoci le sfumature delle code di un riverbero plate.

Il riverbero Spring è un algoritmo che io chiamerei “add on” che in ambito tecnologico si intende come un qualcosa che può essere aggiunto come accessorio all’interno di un determinato gear e/o prodotto.

Se avete una testata vecchio stile senza alcun effetto è probabilmente la scelta migliore, perchè non è un suono “da studio” o comunque da ambiente vero e proprio, è proprio una parte integrante del suono dell’amplificatore (in tutte le sue sfaccettature), quindi è probabilmente l’accoppiata perfetta che si può avere, sia in ambito live che in caso di registrazione se non si vuole usare un vero e proprio ambiente virtuale.

Con questo possiamo dire che finiscono ufficialmente i riverberi “mainstream” del BigSky, e iniziano quelli leggermente più particolari e le variazioni sul tema che Strymon ha voluto mettere in atto con questo tipo di prodotto, e li vedremo tutti nelle prossime puntate.

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