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Ha ancora senso suonare la chitarra classica nel 2025?

Quando si parla di chitarra classica e di strumenti in generale è sempre difficile dare un parere prettamente tecnico.  Quello che posso fare, rendendomi utile a chi vorrebbe intraprendere un percorso di questo tipo, è raccontarlo attraverso i miei occhi e la mia esperienza. 
Perché appassionati e professionisti, se li intervistassi, scopriresti che si sono avvicinati tutti in modo diverso, talvolta casuale.

Il mio background è particolare. Grazie al mio percorso di vita e di studi, ho potuto approcciare lo studio dello strumento in un modo un po’ speciale…

Respirare la chitarra fin da piccolissimo

La mia contaminazione è arrivata dalla mia famiglia sin da molto piccolo. Mio padre per passione, con l’associazione “PromoChitarra”, ha promosso per anni, insieme ad altri suoi amici associati, concerti e attività artistiche dedicate allo strumento. 

Ho avuto la fortuna di “respirare” la chitarra, di stare intorno a grandi artisti come Alirio Diaz, di assorbire non solo la tecnica ma soprattutto la mentalità.
Dall’esempio di mio padre ho imparato a mettere la faccia in quello che è l’arte e la cultura, nella migliore tradizione dei mecenati romani.  Ed è proprio grazie ai mecenati che sono anche arrivate a noi opere d’arte e musica che possiamo ammirare e sentire oggi. 

Un’opera che sto cercando di portare avanti con tutta la squadra di Chitarra In (l’associazione che ho fondato nel 2013 insieme all’amico Massimo Di Coste) nell’organizzare concerti ed eventi di settore, come il “Roma Expo Guitars”, e attraverso collaborazioni con aziende che sposano veramente la mia visione di chitarra: quella della qualità, dell’artigianato, della ricerca estetica e culturale.

Alirio Diaz
Alirio Diaz

La questione della qualità della Musica

In tenera età, frequentando grandi artisti in PromoChitarra, ho ricevuto una lezione che va oltre la tecnica. Mi hanno trasmesso senso estetico, carisma e quella mentalità di sfida positiva che ti spinge ad alzare sempre più l’asticella per fare bene quello che ami.

Ma c’è una cosa ancora più importante: lo sviluppo del gusto. Il gusto per la qualità della scrittura, l’impegno, l’interpretazione di un pezzo per le emozioni che trasmette. 

Con strumenti acustici e intimi come la chitarra non puoi mascherare nulla. Non hai amplificazione, autotune o giocattoli vari. Funziona o non funziona. Non ci sono tante “pieghe” a cui appigliarsi. Quello che mi ha sempre guidato è anche la consapevolezza del corpo. 

Ho studiato fisioterapia accanto alla musica, e questo mi ha insegnato una lezione fondamentale: come far suonare bene gli artisti evitando che si facciano “danni” a livello fisico. 
Qui un esempio tra i molti video che ho realizzato, relativo alla corretta modalità di realizzare i “barrè”.

La chitarra classica, se affrontata con una solida consapevolezza posturale, della dinamica e della fisiologia dei movimenti, diventa uno strumento di salute oltre che di Arte.  È questa integrazione tra tecnica musicale e consapevolezza del corpo che trasforma l’insegnamento in qualcosa di completo.

Tornando al concetto di “qualità della Musica”, non per fare il “vecchio trombone”, ma è proprio il gusto a mancare in questo periodo storico. Non sono la musica o la letteratura a essere in crisi: è la discografia e l’editoria in tutte le loro forme. 

Un tempo avevi più difficoltà a reperire materiale ma, di contro, avevi molto spesso l’opportunità di imbatterti, magari per caso, su materiale ricco di “bellezza”, perché i discografici investivano davvero sugli artisti validi e le radio trasmettevano i grandi classici senza trattarli come una nicchia.

Oggi è molto più difficile. Il mercato di massa sposa una logica di profitti veloci e artisti usa e getta, costruiti ad arte per ricalcare un periodo storico fatto di dipendenza da dopamina, piacere rapido e qualità in secondo piano. Anzi, talvolta assente.

Da outsider è difficile costruirsi le competenze necessarie a discernere il bello dal brutto, il buono dal prodotto di plastica, senza andare a cercare appositamente queste cose. 
La faccia positiva della medaglia è che grazie alla tecnologia abbiamo la possibilità di accedere a informazioni e cultura molto più velocemente di una volta. Forse anche troppo.

Allora, ha ancora senso?

Sì. Studiare la chitarra classica oggi è una sfida forte perché significa andare contro corrente. Richiede costanza, sacrifici e risultati non proprio velocissimi. Ma la ricompensa è grande.

Libertà nell’espressività
Quando conosci il vasto repertorio e il linguaggio della chitarra classica, non sei vincolato a formule di successo rapido. Puoi dire cose autentiche.

Affinamento dell’orecchio
La chitarra classica ti insegna ad ascoltare e ad ascoltarti davvero. A cogliere un fraseggio, non solo il “ritornello che funziona” fatto per vendere e far numeri.

Crescita personale
Disciplina, pazienza, resilienza. Competenze che si trasferiscono a qualsiasi ambito della vita. Chi ha studiato classica sa cosa significhi perseveranza.

Accesso a un repertorio immenso 
Dai classici rinascimentali ai compositori contemporanei. Accordature tradizionali, aperte, sperimentali. Libertà creativa senza confini di genere, dove puoi sbizzarrirti e reinventare lo strumento stesso.

Una comunità di qualità
Grazie a progetti come Seiscuerdas — che porta la tradizione costruttiva spagnola dei grandi maestri liutai in Italia — esiste ancora una comunità consapevole di musicisti, liutai e appassionati che si scambia saperi e cresce insieme.  Non sei solo in questa scelta.

Un atto di consapevolezza 
In un’epoca di consumismo usa e getta, scegliere la qualità è una forma di resistenza culturale. È politico, nel senso più profondo.

Una pratica meditativa, ma viva!
La chitarra classica e la musica classica non sono musica di sottofondo da ascoltare distrattamente. Sono ascolto profondo, presenza mentale, una forma di terapia che la nostra epoca frettolosa ha dimenticato di offrirci. 

E qui viene il bello: se ascoltate compositori come Vivaldi capirete che ai loro tempi erano già rock. Provate a cercare chitarristi che hanno arrangiato “L’estate” di Vivaldi in versione metal, il pezzo “spacca” davvero!

Questo vi dimostra quanto la musica classica sia viva, trasversale, capace di dialogare con qualsiasi linguaggio. Non è una reliquia del passato, è fonte inesauribile di ispirazione.

Nel 2025, suonare la chitarra classica non è scontato… ma ha più senso che mai!
Buona Musica a tutti!



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