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5 errori che i chitarristi fanno con i pedali di distorsione

Ti sei avvicinato da poco al mondo dei pedali e nel tuo suono ci sono sciami di zanzare o peggio? Ecco una guida per evitare i tipici errori da novizio!

Costruire una pedalboard efficace è un’arte che si impara sul campo, spesso sbagliando. I pedali di distorsione sono tra i più amati dai chitarristi, ma anche tra i più fraintesi.
Non basta collegarli e alzare il gain per ottenere “quel suono” che hai in testa: ci sono errori tecnici che compromettono il risultato finale, anche se hai speso cifre importanti per il pedale dei tuoi sogni.

Vediamo insieme i 5 errori più comuni che i chitarristi – alle prime armi… ma non solo… – commettono quando usano pedali di distorsione, e soprattutto come evitarli per ottenere un suono più controllato, definito e d’impatto.

Gain al massimo (perché più è meglio… o no?)

L’errore più diffuso in assoluto. Appena comprato un nuovo pedale di distorsione, la tentazione è quella di girare la manopola del gain fino al 10 e sentirsi Van Halen. Il problema è che il gain eccessivo non porta più potenza o aggressività: porta molto più spesso un suono confuso, compresso e senza dinamica.

Quando il gain è troppo alto, le note si ammassano in un blob indistinto. Gli accordi diventano fango sonoro, i passaggi veloci perdono definizione e il tuo playing, per quanto tecnico, scompare dietro una cortina di saturazione e rumoracci. Nei mix con la band, poi, ti ritrovi in apnea sotto basso e batteria.

La soluzione: inizia con il gain a metà corsa o anche meno. Aggiungi saturazione gradualmente fino a trovare il punto in cui il suono resta corposo ma le note rimangono distinguibili. Se ti serve più volume, usa la manopola del level, non quella del gain.
E ricordati una cosa: una plettrata decisa e precisa genererà un suono molto, molto più “cazzuto” rispetto a chi ha il doppio del gain ma la manina “moscia” e sprecisa. E poi, ricordati anche che il muting della mano destra è fondamentale per non generare suoni che non c’entrano nulla con ciò che stai suonando.

Equalizzazione estrema (medi azzerati o acuti a mille)

Altro classico: medi a zero, bassi e alti al massimo per ottenere quel suono “che spacca”. Il risultato è quasi sempre un disastro sonoro che funziona solo quando suoni da solo in cameretta.

I medi sono il cuore del suono della chitarra elettrica. Sono la frequenza dove vive la tua presenza nel mix. Cancellarli significa renderti invisibile in una band. Gli acuti eccessivi, invece, portano fischi insopportabili, suoni “zanzarosi” e rumoracci più evidenti. I bassi troppo spinti creano conflitto con basso e cassa della batteria, rendendo il suono della band confuso e poco definito.

La soluzione: i medi sono tuoi amici. Anche se ti sembrano “sgradevoli” quando suoni da solo, sono fondamentali in contesto live o registrato. Inizia con l’EQ piatto (tutte le manopole a ore 12) e fai piccoli aggiustamenti. Taglia leggermente i bassi se suoni su ampli molto scuri, aggiungi un pizzico di presenza sugli acuti se serve brillantezza, ma lascia corpo ai medi. Ascolta sempre il suono nel contesto della band, non solo in cameretta.

Ordine sbagliato nella catena del segnale

Dove metti il pedale di distorsione fa una differenza enorme, ma molti chitarristi lo piazzano a caso nella pedalboard, seguendo solo criteri di praticità. La catena del segnale non è democratica: l’ordine conta, eccome.

Mettere la distorsione dopo un delay o un riverbero produce un suono confuso e innaturale, con le code degli effetti che vengono saturate in modo sgradevole. Posizionarla prima di un wah wah riduce drasticamente l’espressività del pedale. E se la metti dopo un compressore troppo aggressivo, rischi di avere un suono iper-compresso e senza vita.

La soluzione: la regola generale è questa: tuning/wah → compressore → overdrive/distorsione → modulazioni (chorus, flanger, phaser) → delay/riverbero. Le distorsioni e gli overdrive vanno dopo i pedali dinamici (wah, compressore) ma prima degli effetti d’ambiente.
Ovviamente esistono eccezioni creative, ma quando inizi è meglio seguire questa logica consolidata. Sperimenta poi quando hai sviluppato un orecchio critico (o per divertirti, ci mancherebbe, ma occhio a portare sul palco certi “giochi pericolosi”).

Alimentazione inadeguata o di bassa qualità

Sembra un dettaglio trascurabile, ma l’alimentazione è cruciale. Molti chitarristi collegano i pedali ad alimentatori (e daisy chain) economici, creando ronzii, fruscii e perdite di dinamica che rovinano il suono anche del pedale più costoso.

I pedali di distorsione sono particolarmente sensibili e se si spinge di volume e gain, i ronzii possono diventare torture per le orecchie.
Un alimentatore di scarsa qualità introduce rumore nel segnale, mentre una daisy chain sovraccarica può portare a drop di tensione che riducono le prestazioni del circuito. Risultato: un suono sporco, rumoroso e poco definito.

La soluzione: investi in un alimentatore di qualità, con uscite isolate per ogni pedale. Non deve essere per forza costosissimo, ma deve garantire corrente stabile e pulita.
Evita daisy chain se hai più di due o tre pedali, e controlla sempre che il voltaggio e l’amperaggio siano compatibili con i tuoi effetti. Un alimentatore decente migliora il suono di tutta la pedalboard più di quanto immagini.

Ignorare l’interazione con l’amplificatore

Errore concettuale più che tecnico: pensare che il suono dipenda solo dal pedale. La distorsione non lavora nel vuoto: interagisce costantemente con l’amplificatore, le sue valvole (se presenti), l’EQ dell’ampli e persino con le casse. Usare lo stesso setting del pedale su ampli diversi porta risultati completamente differenti.

Un pedale di distorsione che suona benissimo su un ampli Fender pulito può diventare eccessivo e confuso su un Marshall già saturo di suo. Le impostazioni perfette per un combo a transistor possono essere completamente inadatte per una testata valvolare. E se l’ampli ha già una distorsione molto caratterizzata, aggiungere un pedale con EQ aggressiva può creare conflitti frequenziali disastrosi.

La soluzione: pensa al pedale e all’ampli come a un sistema unico. Se l’ampli è già caldo e ricco di medie, usa il pedale con un EQ più neutro. Se l’ampli è trasparente e pulito, puoi osare di più con la saturazione del pedale. Regola sempre l’EQ dell’ampli dopo aver inserito il pedale nella catena, non prima. E soprattutto: prova, ascolta, aggiusta. Non esistono impostazioni universali che funzionano ovunque.

Consigli extra

Oltre a evitare gli errori più comuni, ci sono alcuni accorgimenti che fanno la differenza tra un chitarrista che usa il pedale e uno che lo padroneggia davvero. Eccoli:

  • Impara a usare il volume della chitarra come strumento espressivo. Non è solo una manopola da tenere sempre al massimo. Con il gain del pedale impostato un po’ più alto, puoi abbassare il volume della chitarra tra 5 e 7 per ottenere un suono perfetto per le ritmiche, e poi alzarlo a 10 quando serve mordente per gli assoli. È un modo dinamico di suonare che ti permette di avere più suoni senza toccare il pedale durante l’esecuzione.
  • Capisci le differenze tra overdrive, distorsione e fuzz. Non sono solo tre nomi diversi per lo stesso effetto: sono tre tipi di saturazione completamente differenti. L’overdrive è più morbido e trasparente, rispetta le dinamiche del tuo tocco ed è ideale per blues e rock classico. La distorsione è più aggressiva e compressa, perfetta per rock e metal moderni. Il fuzz è estremo, sporco e quasi sintetico, con una personalità unica. Ognuno va trattato diversamente in termini di gain, EQ e posizionamento nella catena.
  • Ogni pedale ha una sua anima e un carattere specifico. Anche all’interno della stessa categoria (tutti overdrive o tutte distorsioni), due pedali diversi suonano in modo completamente differente. Un Tube Screamer e un Klon sono entrambi overdrive, ma il primo enfatizza le medie e taglia i bassi, il secondo è più trasparente e pieno. Studia il carattere del tuo pedale, leggi recensioni, guarda video di demo e sperimenta prima di aggiungerne altri.
  • Prova il pedale con generi e contesti diversi. Un pedale che ami per il blues può rivelarsi perfetto anche per il funk con impostazioni diverse, o terribile per il metal. Non limitarti a un solo tipo di musica: esplorare fuori dalla tua comfort zone ti fa capire meglio cosa può fare davvero il tuo gear e dove sono i suoi limiti.
  • Registrati sempre quando provi nuove impostazioni. Il suono che percepisci mentre suoni non è lo stesso che sentiranno gli altri o che verrà catturato dal microfono. Usa qualcosa che ti permetta di riascoltarti. Ti accorgerai di cose (buone o pessime) che dal vivo non avevi notato, e imparerai molto più in fretta.
  • Lascia che anche il pedale influenzi il tuo modo di suonare, non solo il contrario. Molti pensano che uno strumento o un pedale debbano adattarsi completamente al proprio playing senza snaturarlo. In realtà è inevitabile: ogni componente della catena ha una voce propria e ti spinge in direzioni nuove. Invece di cercare sempre di addomesticare il pedale alle tue esigenze, prova anche ad adattare il tuo approccio a quello che il pedale ti suggerisce. Segui la corrente senza contrastarla. Mantieni pure la tua identità, che comunque è in continua evoluzione, ma lasciati portare dove quel suono vuole andare. A volte questa apertura ti fa scoprire orizzonti sonori che non avresti mai considerato se fossi rimasto ancorato alle tue abitudini.



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