Cort aggiunge due modelli alla sua Core Series: la Core-GA in koa e la Core-OC in acero montano, che vanno ad affiancarsi alla Core-MC in ovangkol già presente in catalogo. Il filo che tiene insieme i tre strumenti è una scelta costruttiva precisa: costruzione interamente in legno massello, tavola in abete compresa.
Per capire perché la cosa abbia un peso, conviene ricordare chi è Cort e dove si muove. Il marchio coreano è da decenni uno dei nomi più presenti nella fascia entry e mid degli strumenti acustici, spesso come costruttore dietro le quinte di altri brand prima ancora che come etichetta propria. È il territorio in cui un principiante motivato e chi cerca un secondo strumento senza spendere una cifra da liuteria vanno a guardare per primi, lo stesso scaffale dove si trovano le Yamaha della serie F, le Epiphone acustiche e le Fender low cost. Su quello scaffale la regola non scritta è nota a chiunque ci abbia messo le mani: sotto una certa soglia di prezzo, il legno massello resta sulle chitarre con uno zero in più.
La Core Series prova a spostare quella soglia. Non è un annuncio che riscrive le regole del mercato, è una mossa di posizionamento: portare costruzioni all-solid e tonewood meno scontati in una fascia dove di solito non ci si arriva.
Tutto massello: dove finiscono i soldi
La differenza tra un’acustica in massello e una in laminato non è un dettaglio. Una tavola in abete massello vibra come un pezzo unico di legno, migliora col tempo, e il suono cambia (in meglio, di solito) man mano che lo strumento viene suonato. Il laminato ha meno (o nessuno) sviluppo nel tempo e costa meno, il timbro resta sostanzialmente quello del primo giorno.
I modelli, entrambi sotto gli 800 euro, condividono la stessa filosofia ma cambiano la voce a seconda del legno. Il Core-GA abbina la tavola in abete a fondo e fasce in formosan koa (acacia confusa), un legno della stessa famiglia del koa hawaiano, con una resa timbrica calda e una buona presenza sui medi.
Il modello Core-OC usa l’acero montano (detto anche sicomoro) su fondo e fasce, una scelta che tende a un suono più asciutto, definito, con attacco rapido.
X-bracing a mano e finiture: la parte che racconta la fascia
Il particolare che salta all’occhio nella scheda è l’X-bracing intagliato a mano. La catenatura interna è ciò che governa come la tavola vibra: una catena scalopped e alleggerita aiuta la tavola a muoversi più liberamente, con un guadagno in volume e in dinamica. Farla a mano, in questa fascia, è una di quelle voci che di solito si incontrano salendo di categoria.
Il manico è fissato con una giunzione a coda di rondine (dovetail) che incontra il corpo al 14esimo tasto, la geometria classica delle acustiche occidentali, quella che dà stabilità nel tempo e una buona trasmissione delle vibrazioni al corpo.
Il resto della dotazione segue la stessa logica del fare le cose dove contano. Il capotasto è in osso vero, non in plastica, e questo ha effetti reali sulla resa armonica e sulla tenuta dell’intonazione. Il ponte è in palissandro, le meccaniche sono open-gear di look vintage, binding e rosette sono in ABS bianco invecchiato.
La finitura è una semi-lucida polimerizzata ai raggi UV con un burst di ispirazione vintage, e i modelli che lo prevedono hanno una spalla mancante (cutaway) di taglio veneziano. Sul manico, profilo Comfort C e tastiera in palissandro.
Per chi vuole amplificare, l’elettronica è un Fishman Presys VT, con i controlli di volume e tono montati lateralmente sulla fascia, una soluzione discreta che lascia pulita la linea dello strumento. In dotazione arrivano corde Elixir Phosphor Bronze Nanoweb light (calibro da 12 a 53) già montate e una borsa imbottita Cort.
Per chi sono le chitarre di questa serie
Il pubblico naturale è doppio. Da una parte c’è chi sta cercando la prima acustica seria e non vuole ritrovarsi tra un anno con uno strumento che ha già detto tutto quello che aveva da dire: una tavola in massello dà quel margine di crescita che il laminato non offre.
Dall’altra c’è il musicista già avviato che vuole un secondo strumento con una voce particolare, koa o acero, senza affrontare la spesa di una liuteria o di un brand premium.
In mezzo, l’intera fascia di chi suona per piacere e ci tiene alla differenza tra uno strumento costruito con qualche cura e uno fatto solo per stare a scaffale.
Come sempre, il massello e l’X-bracing sono premesse promettenti, ma la verità di un’acustica viene fuori nella mano di chi la suona, nel come reagisce alle dinamiche e in come ogni singolo esemplare è stato rifinito. Le premesse, qui, sono di quelle che fanno venire voglia di prendere in mano lo strumento. Il giudizio vero arriva dopo, in negozio, con le dita sulle corde.
Per chi ha fretta: 4 risposte sulla Cort Core Series
1. Cosa aggiunge Cort alla Core Series?
Due modelli, il Core-GA in formosan koa e il Core-OC in acero montano, che si affiancano al Core-MC in ovangkol già in catalogo. Tutti con tavola in abete massello.
2. Sono in legno massello o compensato?
Tutta la linea adotta una costruzione interamente in massello: tavola in abete, fondo e fasce in legno massello secondo il modello (koa, acero o ovangkol).
3. Che elettronica montano?
Le versioni amplificate integrano un sistema Fishman Presys VT, con controlli di volume e tono montati lateralmente sulla fascia.
4. A chi conviene?
A chi cerca una prima acustica seria con margine di crescita timbrica, e a chi vuole tonewood meno comuni come koa o acero senza salire di fascia di prezzo.
Visti i materiali in gioco, la Core Series si presenta come un tentativo serio di alzare l’asticella di ciò che si trova in fascia accessibile, più che come l’ennesima acustica entry level. Per chi sta valutando la prima chitarra sopra quelle “per iniziare”, è una serie da mettere nella lista delle prove da fare di persona, accanto ai soliti riferimenti, per ascoltare come ciascun legno cambia la voce dello stesso progetto.











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