Rieccoci con un nuovo appuntamento sulle scale modali, nella prima parte abbiamo discusso in maniera generica cosa sono le scale modali, quali sono quelle che derivano dalla scala maggiore e come costruirle, in questo articolo ci concentreremo solo su una delle sette derivate dalla scala maggiore: il modo dorico. Facci
In breve: il modo dorico nasce suonando la scala maggiore dal suo 2º grado. Sulla chitarra il suo arpeggio guida è il Dm7 (D, F, A, C). Differisce dalla minore naturale solo per la 6a maggiore. Per sentirlo come scala autonoma, studialo sui brani che lo usano (come “Oye Como Va” di Santana) e improvvisa in loop sull accordo di Dm7.
Che cos’è il modo dorico e come si costruisce
Facciamo un breve riassunto: il modo dorico non è niente poco di meno che la scala maggiore suonata partendo dal 2° grado e terminando sullo stesso dell’ottava successiva. Se avete fatto i vostri compiti a casa, ovvero suonarlo e inventarci linee melodiche, vi sarete resi conto che questo modo di suonare la scala maggiore ci apre ad una sonorità completamente nuova che non ha nulla a che fare con quella originaria. Però siccome sono sicuro che molti di voi i compiti a casa non li avranno fatti voglio essere buono e darvi un lick per iniziare nella direzione giusta:
L’arpeggio Dm7: il cuore sonoro del dorico
Dovete sapere che questo fraseggio oltre ad essere un lick utile da sfoggiare nei vostri shredding più sfrenati, è l’arpeggio a quattro voci costruito sulla nota fondamentale del modo dorico, quindi in questo caso Dm7, costruito sul D inteso come secondo grado della scala maggiore di C. Magari qualcuno di voi si starà chiedendo: “che cos’è un arpeggio m7?” oppure anche solo “che cos’è un arpeggio?”Ecco magari questa spero di no, comunque niente paura! Il m7 (minore settima) è semplicemente un arpeggio minore con l’aggiunta della settima (N.B. dell’accordo non della scala, quindi contate, per trovare la 7a, partendo dalla tonica dell’accordo). In termini di intervalli oltre ad avere la solita sequenza di un arpeggio minore (3a minore + 3a maggiore) aggiungeremo anche un intervallo di 3a minore.
Per ritornare al nostro esempio, se abbiamo fatto bene i nostri calcoli, ci ritroveremo con le note D, F, A, C chiaramente suonate in sequenza diversa e su diverse ottave, ovvero:

Come arpeggio ovviamente, se suoniamo queste quattro note contemporaneamente, troveremo l’accordo adatto ad accompagnare la nostra situazione dorica (Dm7). Infatti è l’accordo che ho utilizzato come base per accompagnare il lick con l’aggiunta di una 9a (armonizzato con una tipica diteggiatura da chitarra):

Pensare il dorico come scala autonoma
Una volta capito il meccanismo di come si costruisce questo modo (e così anche per tutti gli altri modi) dovremo cercare di distaccarlo dall’idea di relazione con la scala maggiore per utilizzarlo come se fosse una scala completamente a sè stante. Per fare questo ci sono vari trucchetti che possono aiutare il nostro orecchio e il nostro cervello ad essere “ingannati”: innanzitutto basta pensare agli intervalli del modo.Se ci fate caso fino a che non arriviamo alla 6a nota ci sembrerà di suonare una scala minore naturale, infatti i primi 4 intervalli del modo dorico sono esattamente gli stessi della scala minore: T S T T. Andando a vedere anche i restanti intervalli noterete che l’unica vera differenza tra il modo dorico e la minore naturale sta proprio nella 6a che nel caso del dorico è alzata di un semitono, quindi, volendo, potremo immaginare il modo dorico come una minore naturale con la 6a maggiore (sia chiaro questo è solo un concetto immaginario per costringerci a pensare il dorico come una scala a sè stante, nel mondo reale musicale nessuno chiama il modo dorico in questo modo!).Un altro aiuto che ci permette di inquadrare al meglio il dorico è sentire brani che si basano solo su questo modo, come ad esempio il brano di Santana “Oye como va” che si basa interamente su A dorico con la progressione Am7, D7. Per quanto questa progressione, vista in relazione alla scala maggiore da cui deriva, avrebbe bisogno di concludere sul Gmaj7 così da formare una cadenza perfetta (II-V-I), funziona perfettamente proprio perché non viene mai suonato l’accordo di I grado non dando l’idea di maggiore e creando così una specie di nuova “tonalità” (il modo dorico).
Esercitarsi sul modo dorico
Per esercitarvi voglio lasciarvi una base musicale suonata con 2 modi dorici che lascerò a voi scovare, non preoccupatevi nulla di complicato, ma preferisco che le troviate da soli così che iniziamo a far risvegliare quei due organi sensoriali che abbiamo attaccati alla testa:Potete anche divertivi a suonare sull’accordo di Dm7, registrandolo e mettendolo in loop come base.
Vi lascio con una piccola improvvisazione che ho fatto sulla base di cui sopra, spero possa aiutarvi per trovare qualche spunto. Ricordatevi sempre: una buona lezione ha sempre degli esempi pratici del vostro insegnante, altrimenti capirete con la testa ma non con l’orecchio. “Feed your mind and your ears” diceva qualcuno, no bé, in realtà lo dico io, però è sempre un bell’aforismo no?
Alla prossima!Paolo Motta
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Per chi ha fretta: 5 cose da sapere sul modo dorico
- Da dove nasce? Il modo dorico è la scala maggiore suonata dal suo 2º grado fino all ottava successiva.
- Qual è il suo arpeggio? Il Dm7 (D, F, A, C), arpeggio minore settima costruito sulla fondamentale del modo.
- Differenza con la minore naturale? Solo la 6a: nel dorico è maggiore, nella minore naturale è minore.
- Un brano in dorico? “Oye Como Va” di Santana, costruito su A dorico con la progressione Am7-D7.
- Come si studia? Improvvisando in loop sull accordo di Dm7 e ascoltando brani interamente modali.
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