Il solo di Chet Baker su Autumn Leaves dal disco She was too good to me (1974) offre ai chitarristi jazz un repertorio compatto di idee: cromatismi sul cambio armonico, estensioni come seste e settime maggiori, arpeggio diminuito sul V7 nei II-V minori, sovraimposizione di arpeggi (Abmaj7 su Bbmin7) e uso della scala minore armonica. Trasferire questo vocabolario sulla sei corde è un esercizio fondamentale di melodicità.
Il solo che andremo ad analizzare ora è di Chet Baker, uno dei più grandi trombettisti e cantanti che il Jazz ci abbia mai lasciato.
Il contesto: Autumn Leaves dal disco del 1974
Il brano è il classicissimo “Autumn leaves“, estratto dal disco del 1974 She was too good to me.
Nell’esecuzione di questo standard troviamo al fianco di Chet Baker, tra le più grandi leggende del Jazz. Abbiamo infatti Paul Desmondal sax alto, Ron Carter al contrabbasso, Steve Gadd alla batteria, Milton Jackson al vibrafono e Bob James alle tastiere.
Insomma, quello che viene definito un vero e proprio gruppo “all stars“.
Le prime quattro misure: cantabilità e cromatismi
Procediamo ora con l’analisi del solo di Chet Baker, che è il primo ad essere eseguito dopo l’esposizione del tema.
La prima frase parte sul II grado e chiude sul IV grado, snodandosi così per le prime quattro misure. Questa è molto semplice, estremamente “cantabile” e contiene in sé molte informazioni importanti dal punto di vista musicale.
Per esempio troviamo un uso molto corretto dei cromatismi nella prima misura e l’utilizzo di suoni che vanno a colorare l’accordo, oltre le triadi, come le seste o le settime maggiori, sul quale si trova Chet durante il cambio d’accordo.
L’arpeggio diminuito sul II-V-Im minore
Il solo riparte sul levare del terzo movimento della quinta battuta, dove sulla progressione II – V – Im troviamo una soluzione melodica molto interessante, utilizzata molto spesso nel Jazz, su questo tipo di cadenza.
Chet Baker esegue un arpeggio di G7 diminuto, che attraversa sia Gmin7(b5) che C7(b9). Questo tipo d’arpeggio, suona benissimo su questa progressione, in quanto le note che lo compongono (G-Bb-Db-E) sono tutte compatibili sia conil secondo grado che con il quinto, al quale viene dato il “colore” di dominante bemolle nove.
La frasi che invece iniziano a misura nove e misura undici è invece molto interessante da notare, in quanto utilizza anch’esse dei colori che allargano il suono dell’accordo di base, come le none e le seste. Interessante notare come siano piccole “frasette” che però costituiscano tra di loro un dialogo, fatto di botta e risposta.
A misura tredici, ecco un altro modo super classico ed efficace di suonare su una progressione II-V minore, ovvero utilizzare la scala minore armonica del primo grado sul quale stiamo andando. Ovviamente non viene suonata semplicisticamente in maniera verticale, ma le note che troviamo suonate su questi due accordi provengono tutte da essa. Interessante notare, come sul V grado troviamo ancora una volta l’arpeggio diminuito (che si ricava appunto dall’armonizzazione del settimo grado di questa scala), partente dalla terza del quinto grado (E), che ci consegna ancora una volta il suono di un dominante bemolle nona.
Sovraimposizione di arpeggi e B section
A misura 15, a completamento delle prime due A abbiamo una frase dove viene eseguito un arpeggio di Abmaj7/9 sull’accordo di Fmin7, restituendoci così all’orecchio, Eb come nota.
Sulla “B”, troviamo ancora una volta una soluzione molto semplice ma estremamente efficace.
Sul secondo grado semidiminuto, Chet Baker suona la fondamentale dell’accordo, per poi salire di un semitono sul quinto grado, in modo da avere il suono della tredicesima bemolle sull’accordo di dominante, per poi concludere sul primo grado minore con una frase che si ricollega subito all’inizio dell’ultima A.
Qui su Bbmin7 vengono “superimposti” due arpeggi, quello di Abmaj7 e quello di Dbmaj7, mentre lo sviluppo della frase, su quinto e primo grado continua con l’utilizzo di semiminime, crome ed una terzina.
A misura 25, una nuova ed interessantissima frase sul II-V minore. Anche in questo caso troviamo l’utilizzo della scala minore armonica di F e dell’arpeggio dell’accordo diminuito costruito un semitono sopra il V grado, in modo da avere ancora una volta i suoni della nona e tredicesima bemolle del dominante.
Ancora una volta sulla progressione II-V minore, la soluzione prediletta da Chet Baker è quella dell’utilizzo dell’arpeggio diminuito e della scala dal quale proviene.
Il finale bluesy e il riepilogo del materiale
Sull’ultima frase importante del chorus invece, la soluzione è melodicamente più semplice in quanto il trombettista suona in maniera più bluesy sugli accordi, andando a concludere la prima parte di un solo leggendario, in maniera esemplare.
Repetita Iuvant…
(Analisi sintetica del materiale ritmico, armonico e melodico utilizzato)
- Utilizzo dei cromatismi
- Suonare sul cambio degli accordi
- Utilizzo di estensioni degli accordi
- Sovraimposizione di arpeggi
- Utilizzo dell’arpeggio diminuito sul dominante nel II-V minore
Nella speranza che questa trascrizione e questa analisi vi possano essere d’aiuto, non mi resta altro che salutarvi e augurarvi/ci buono studio!
Per chi ha fretta: 5 risposte sul solo di Chet Baker
1. Da quale disco proviene il solo?
Dal disco She was too good to me del 1974, con Paul Desmond al sax alto, Ron Carter al contrabbasso, Steve Gadd alla batteria, Milton Jackson al vibrafono e Bob James alle tastiere.
2. Cosa rende cantabile la prima frase?
Parte sul II grado e chiude sul IV grado, usa cromatismi controllati nella prima misura e suoni che colorano l’accordo (seste, settime maggiori) sopra le triadi.
3. Qual è la mossa preferita di Chet Baker sul II-V minore?
L’arpeggio diminuito sul V7, costruito un semitono sopra il dominante. Suona benissimo perché contiene il colore di bemolle nona e tredicesima bemolle.
4. Cosa fa Chet Baker su Bbmin7 nella B section?
Sovrappone due arpeggi, Abmaj7 e Dbmaj7, ottenendo una sonorità estesa con none, undicesime e tredicesime già incluse.
5. Come applicare queste idee alla chitarra?
Trascrivere la frase su una sola corda, poi sulle posizioni vicine, infine spostarla in tonalità diverse. Cantarla prima di suonarla resta la chiave per il fraseggio melodico.
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