Ci sono signature model costruiti intorno a uno strumento famoso, e poi ci sono strumenti che hanno praticamente vissuto negli studi di registrazione. Il nuovo Fender Lee Sklar Precision Bass appartiene decisamente alla seconda categoria: nasce come replica del celebre basso profondamente modificato che Sklar considera da decenni uno dei suoi riferimenti in studio e che, secondo lo stesso bassista, avrebbe utilizzato in quasi 2.000 album.
Un basso passato attraverso mezzo secolo di musica
Leland “Lee” Sklar è uno di quei musicisti che molti hanno ascoltato migliaia di volte senza necessariamente conoscerne il nome. Nella sua carriera ha lavorato con James Taylor, Carole King, Jackson Browne, Linda Ronstadt, Phil Collins, Toto, Joe Cocker e Rod Stewart, oltre a un lunghissimo elenco di altri artisti.
La sua attività come session man prende quota soprattutto nella Los Angeles dei primi anni Settanta, anche attraverso il rapporto con James Taylor e con l’ambiente che ruotava intorno alla Asylum Records.
Il basso da cui nasce il nuovo signature Fender è il celebre “Old Frankenstein”, uno strumento assemblato da John Carruthers nei primi anni Settanta e modificato progressivamente nel corso del tempo. Alla base c’erano un corpo replacement Charvel in ontano in stile Precision e un manico Fender Precision del 1962, successivamente risagomato prendendo come riferimento quello di un Jazz Bass dello stesso periodo.
Sklar ha continuato ad adattarlo alle proprie esigenze pratiche: manico più sottile, tasti da mandolino, elettronica attiva, doppio pickup P, ponte ad alta massa e sistema per cambiare rapidamente l’accordatura della corda più grave. Il risultato è uno strumento che, pur partendo dal linguaggio del Precision, ha finito per assumere una configurazione tutta sua.
“L’ho usato in quasi 2.000 album. È il mio strumento di riferimento quando entro in studio” (Lee Sklar).

Un Precision con il manico che guarda al Jazz Bass
La base del nuovo modello resta quella del Precision Bass, con corpo in ontano e scala da 34″, ma uno degli aspetti più particolari riguarda il manico. Fender utilizza acero con profilo 1962 Jazz Bass “C”, riprendendo proprio la soluzione adottata sullo strumento personale di Sklar: il suo manico Precision del 1962 era stato assottigliato e risagomato da Carruthers fino a raggiungere dimensioni vicine a quelle di un Jazz Bass.
La tastiera è in palissandro round-laminated, con raggio vintage da 7,25 pollici e 20 tasti di dimensioni “mandolin”. Si tratta di tasti particolarmente piccoli, una soluzione scelta da Sklar già sul suo strumento originale e apprezzata soprattutto per la sensazione molto fluida sotto le dita.
Anche il capotasto si discosta dalla configurazione più convenzionale: è in ottone, con larghezza di 40,4 mm.
Non è quindi semplicemente un Precision dall’aspetto vissuto: buona parte dell’identità dello strumento arriva proprio dall’ergonomia costruita nel corso degli anni intorno alle preferenze del bassista.
Due pickup EMG P attivi e controlli indipendenti
Al posto del classico singolo split-coil troviamo due EMG Active Lee Sklar P, uno in posizione manico e uno verso il ponte. L’elettronica prevede due controlli di volume indipendenti e un tono, senza selettore pickup.
È una configurazione che offre possibilità timbriche più ampie rispetto al tradizionale schema Volume-Tone del Precision.
Il ponte è un Badass II, altro componente strettamente legato alla configurazione scelta da Sklar negli anni. Le meccaniche sono Gotoh reversed open-gear, mentre sulla corda di Mi è installato un Hipshot BT3 Bass Xtender, che consente di abbassarne rapidamente l’accordatura agendo su una leva meccanica.
Le corde montate di serie sono GHS L5000 Light Super Steel Round Wound, con scalatura .040, .058, .080 e .102, e non mancano gli Straplok Dunlop. Insomma, parecchie delle modifiche che normalmente comparirebbero dopo anni di interventi sono già lì appena aperta la custodia.

L’aspetto vissuto c’è, le firme no
Anche esteticamente Fender ha cercato di riprendere l’aspetto dello strumento originale. Il corpo in ontano è proposto nella finitura Aged Natural con vernice nitrocellulosica Satin Heirloom, pensata per richiamare il legno lasciato a vista e i segni accumulati in decenni di concerti e sessioni.
C’è però una differenza piuttosto evidente rispetto al basso personale di Sklar: mancano le numerose firme raccolte negli anni sul corpo dell’originale, lasciate da musicisti, personaggi dello spettacolo e altre persone incontrate durante la sua carriera.
Chi volesse arrivare allo stesso risultato dovrà quindi procurarsi molti pennarelli e, soprattutto, una rubrica decisamente fuori dal comune.
Un signature costruito sulle modifiche, non sulla nostalgia
Il Lee Sklar Precision Bass è interessante soprattutto perché non cerca di replicare semplicemente un Precision di una determinata epoca. Ricostruisce invece il percorso attraverso cui un musicista ha adattato uno strumento alle proprie necessità professionali, fino a trasformarlo in qualcosa di difficilmente riconducibile a una configurazione Fender standard.
Il modello è stato presentato il 15 settembre 2026 all’interno della Fender Stories Collection ed è entrato nel catalogo della casa americana con custodia rigida vintage-style tweed con interno dorato compresa.
Ed è forse proprio questo l’elemento più curioso della storia: dopo decenni di sessioni passate a modificare e consumare il proprio basso, Sklar si ritrova oggi con Fender che porta a catalogo una versione di tutte quelle soluzioni. A volte il Custom Shop più efficace è semplicemente mezzo secolo di lavoro.










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