Ci sono amplificatori che tornano perché il mercato ama la nostalgia e altri che, nel frattempo, non hanno mai davvero smesso di circolare negli studi e sui palchi. Il MESA/Boogie Triple Rectifier appartiene decisamente alla seconda categoria. Ora il marchio californiano recupera uno dei capitoli più riconoscibili della sua storia con il nuovo 90s Triple Rectifier Standard, una testata da 150 watt che riprende architettura, estetica e filosofia dei primi esemplari degli anni Novanta.
Non si tratta quindi semplicemente del Triple Rectifier moderno con una livrea vintage. MESA/Boogie è tornata alla struttura a due canali della prima generazione, abbandonando per questa versione l’impostazione a tre canali introdotta successivamente. Sotto il cofano ritroviamo sei valvole finali 6L6, cinque 12AX7 nel preamplificatore e ben tre 5U4GB dedicate alla rettificazione.

Il ritorno al Triple Rectifier degli anni Novanta
La famiglia Rectifier fece il suo ingresso nel catalogo MESA/Boogie nel 1992, quando il Triple Rectifier affiancò il Dual Rectifier Solo Head portando il concetto verso potenze ancora più elevate: sei finali anziché quattro e tre valvole rettificatrici, per arrivare a 150 watt in Classe AB.
Negli anni successivi quel tipo di risposta, con basse frequenze molto estese, attacco pronunciato e una quantità di gain difficilmente ignorabile, sarebbe diventato uno degli elementi ricorrenti nella produzione rock e metal degli anni Novanta e Duemila. Il Triple Rectifier trovò terreno particolarmente fertile con accordature ribassate e parti ritmiche molto percussive, dove la maggiore riserva di potenza rispetto al Dual non serviva semplicemente ad alzare il volume, ma anche a ottenere maggiore headroom e una risposta più ferma del finale.
La nuova versione segue il precedente ritorno del 90s Dual Rectifier Standard, ma recupera la variante più potente della famiglia e soprattutto la sua struttura originaria.
«Per chi usa accordature basse e suona forte, il Triple Rectifier offre l’inconfondibile suono high-gain che ha cambiato la musica heavy.» (Andrew Ladner, MESA/Boogie)
Due canali, ma con più possibilità di quanto sembri
Uno degli aspetti più interessanti del 90s Triple Rectifier Standard è proprio il pannello relativamente semplice rispetto alle generazioni successive. I canali sono due e completamente indipendenti, ciascuno con controlli dedicati di Gain, Treble, Middle, Bass, Presence e Master.
Il primo canale può lavorare in Clean oppure nella modalità Vintage High Gain, identificata tradizionalmente con il mondo “Orange” dei Rectifier. Attraverso il sistema Channel Style/Cloning può però adottare anche la configurazione Modern High Gain associata al canale Red.
Il secondo canale parte invece dalla voce Modern High Gain, quella più aggressiva e immediatamente associata al Rectifier, ma può essere trasformato nella configurazione Vintage attraverso lo stesso sistema di cloning. A questo si aggiunge sul secondo canale il selettore Normal/Tight, pensato per intervenire soprattutto sulla risposta delle basse frequenze e sulla sensazione sotto le dita.
In sostanza, pur mantenendo soltanto due canali fisici, MESA permette di organizzare l’amplificatore in modi differenti senza ricorrere alla struttura più complessa dei Triple Rectifier successivi.

Sei 6L6 e 150 watt in Classe AB
La sezione finale è probabilmente l’elemento che giustifica maggiormente il nome Triple Rectifier. La testata monta sei MESA 6L6 e sviluppa una potenza dichiarata di 150 watt in Classe AB. Sul pannello posteriore è presente un Bias Select che permette inoltre di utilizzare EL34 al posto delle 6L6.
Il sistema utilizza un fixed bias progettato da MESA per non richiedere la normale regolazione manuale del bias durante la sostituzione con valvole compatibili con le specifiche previste dall’amplificatore.
È una potenza che oggi può apparire quasi surreale nell’epoca delle testate compatte, dei load box e dei modeler. Ma il punto del Triple Rectifier non è mai stato soltanto arrivare a un volume elevatissimo: una sezione finale di queste dimensioni influenza headroom, risposta ai transienti, basse frequenze e comportamento dinamico, soprattutto quando l’amplificatore viene utilizzato con gain elevati e accordature molto basse.
Insomma, discreto non lo è mai stato. E chiaramente non vuole cominciare adesso.
Rettificazione a valvole oppure diodi
Il nome Rectifier nasce naturalmente da uno degli elementi centrali del progetto. Il nuovo modello conserva infatti la possibilità di scegliere tra rettificazione valvolare e Silicon Diode Rectification.
Nel primo caso entrano in gioco le tre 5U4GB, con una risposta più elastica e una maggiore compressione percepita quando il finale viene sollecitato. Passando ai diodi al silicio si ottengono invece una risposta più immediata, maggiore headroom e un attacco generalmente più fermo, caratteristica particolarmente utile quando si vuole mantenere ben controllata la parte bassa dello spettro.
A modificare ulteriormente la risposta dell’amplificatore interviene il selettore BOLD/SPONGY. Nella posizione Spongy viene ridotta la tensione di alimentazione, cambiando la sensazione dinamica e aumentando la componente di compressione ed elasticità della risposta. Non è quindi semplicemente un altro controllo di gain, ma un intervento sul comportamento generale della sezione di potenza.
Il Diamond Plate torna protagonista
Il recupero degli anni Novanta riguarda naturalmente anche l’estetica. Il 90s Triple Rectifier Standard utilizza chassis nero, manopole cromate Speed, rivestimento Black Bronco, angolari in pelle nera, maniglia nera e soprattutto la grande griglia frontale in alluminio Diamond Plate lucidato.
È un’estetica diventata quasi inseparabile dall’identità della serie Rectifier: volutamente industriale, molto distante dalle finiture tradizionali degli amplificatori per chitarra dell’epoca e perfettamente coerente con il tipo di musica al quale queste testate finirono per essere associate.
La costruzione continua a essere effettuata a Petaluma, California, dove MESA/Boogie realizza i propri amplificatori. Il cabinet della testata utilizza multistrato di betulla baltica e all’interno è presente una ventola di raffreddamento.
Loop effetti valvolare e connessioni
Il pannello posteriore conserva una dotazione decisamente tradizionale ma completa. È presente un loop effetti seriale pilotato a valvole e, quando il loop viene attivato, entra in funzione anche il controllo globale Output Level.
Sono inoltre disponibili connessioni per il controllo esterno del cambio canale e del loop effetti, uno Slave Output e cinque uscite dedicate ai diffusori: una a 16 ohm, due a 8 ohm e due a 4 ohm.
Il preamplificatore utilizza cinque 12AX7, mentre la testata viene fornita con un footswitch compatto a singolo pulsante per il cambio tra Channel 1 e Channel 2 e con una cover protettiva sagomata.
Le dimensioni dichiarate sono circa 64,8 cm di larghezza, 25,4 cm di altezza e 24,8 cm di profondità, per un peso di poco superiore ai 22 kg. Per essere un amplificatore pensato negli anni Novanta, insomma, il concetto di “desktop rig” era evidentemente ancora lontano.
Una riedizione che guarda al circuito, non soltanto all’estetica
Il senso del nuovo MESA/Boogie 90s Triple Rectifier Standard sta soprattutto qui. Il marchio non si è limitato a rivestire il Triple Rectifier contemporaneo con il classico Diamond Plate, ma ha recuperato la più diretta architettura a due canali delle prime versioni, mantenendo la sezione di potenza da 150 watt e il sistema di rettificazione selezionabile che contribuirono a costruirne l’identità.
Rispetto al Triple Rectifier a tre canali delle generazioni più recenti, questa riedizione punta quindi deliberatamente su un progetto più essenziale e fortemente legato ai primi anni della famiglia Rectifier. È una scelta che probabilmente interesserà soprattutto chi cerca proprio quella particolare combinazione tra gain, grande headroom, basse frequenze controllate e risposta estremamente fisica del finale.
Più di trent’anni dopo il debutto del 1992, MESA/Boogie torna così a una delle sue macchine più esagerate. E con 150 watt, nove grosse valvole tra finali e rettificatrici e altri cinque triodi di preamplificazione, questa volta la parola “esagerata” può essere utilizzata senza bisogno di alcuna licenza poetica.










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