La storia ha tutta l’aria di una scena da film di serie B, ma è assolutamente vera: negli anni Novanta, un negozio di strumenti musicali londinese subì una serie di furti sistematici, perdendo circa 50 bassi Steinberger senza che nessuno capisse come stesse succedendo.
A raccontarlo, qualche giorno fa, è stato Guy Pratt – bassista session man di lungo corso, collaboratore dei Pink Floyd, di Michael Jackson, Gary Moore e Whitesnake – nel podcast Rockonteurs, che conduce insieme al chitarrista degli Spandau Ballet Gary Kemp.
Il design dello Steinberger si rivela un’arma a doppio taglio
Per capire il meccanismo del furto, bisogna fare un passo indietro e ricordare com’è fatto uno strumento Steinberger, che proprio per la sua estetica è amato da molti e odiato da altrettanti. Si tratta di uno strumento senza paletta (headless), con un corpo piccolo e compatto, nato dalla mente di Ned Steinberger come risposta ergonomica e moderna al basso e alla chitarra tradizionali.
Fu proprio quella caratteristica estetica e costruttiva a trasformarsi in un punto di vulnerabilità insospettabile. Il ladro aveva capito una cosa semplicissima ma “geniale”: senza la paletta, il manico del basso è completamente dritto. Questo permetteva di infilare il corpo dello strumento in un comune sacchetto della spesa, lasciando scorrere il manico lungo il braccio, nascosto sotto una giacca o un cappotto. Una volta mascherato così, il basso spariva alla vista in pochi secondi.
Cinquanta bassi e un appartamento che sembra un negozio
Guy Pratt racconta che aveva affidato il suo Steinberger al Bass Center di Londra per venderlo, quando il negozio lo chiamò con brutte notizie: «Mi dissero: siamo spiacenti Guy, ma qualcuno ha rubato il tuo basso».
Solo successivamente emerse l’intera portata della truffa: il ladro, una volta catturato, aveva un appartamento letteralmente tappezzato di bassi headless. Ne aveva accumulati circa cinquanta, tutti sottratti con lo stesso metodo artigianale quanto efficace.
Un piano elementare, quasi ovvio a posteriori, che però lasciò il negozio – e i proprietari dei bassi – completamente impreparati (si trattava di un’epoca in cui probabilmente non si usavano neanche le telecamere a circuito chiuso e i furti di strumenti – di questa portata – non erano così comuni come oggi). È il tipo di furto che funziona proprio perché nessuno pensa di guardare all’ovvio.
Lo Steinberger di Guy Pratt: ancora disperso dopo trent’anni
La vicenda ha un risvolto che aggiunge un certo peso specifico alla storia: Pratt non ha mai ritrovato il suo basso. Non era tra quelli recuperati nell’appartamento. Si tratta di uno Steinberger L2 con numero di serie 712, e il bassista lo sta cercando ancora oggi.
A dare man forte alla ricerca ci ha pensato il YouTuber Danny Sapko, noto per smascherare comportamenti scorretti nell’industria musicale, che ha lanciato un appello pubblico chiedendo a chiunque abbia informazioni sullo strumento di farsi avanti.
Non è un caso isolato nel panorama degli strumenti rubati e mai più ritrovati. Le chitarre – e i bassi – scomparsi sono una costante della storia musicale, un capitolo che si ripete con protagonisti diversi ma trama identica.
Storie simili punteggiano il settore da decenni. Negli ultimi anni, Nancy Wilson degli Heart ha perso una Telecaster baritono rubata direttamente dal palco, e la polizia del Maryland ha dovuto avviare ricerche per una vintage Martin D-28 da 15.000 dollari sparita da un negozio di musica.
Il denominatore comune è quasi sempre lo stesso: la facilità con cui strumenti di valore – spesso irripetibili – possono sparire nel nulla, lasciando i proprietari con un numero di serie da inseguire per anni.
Nel caso di Pratt, quella stringa di cifre – 712 – è diventata una sorta di codice sospeso nel tempo. Chiunque si imbatta in uno Steinberger L2 con quel seriale, sa cosa fare.












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