Tutti Frutti: genesi di un successo

Tutti Frutti: genesi di un successo

New Orleans, Louisiana. Nei famosi studi J&M di Cosimo Matassa si completa la registrazione, iniziata ieri, di un brano destinato a entrare nella storia del rock. Lo ha scritto e interpretato Little Richard Penniman, formidabile pianista e cantante di colore che da alcuni anni cerca di farsi notare ma che non ha ancora trovato il brano giusto con cui sfondare.

In lui, crede ciecamente Robert "Bumps" Blackwell, producer della Specialty Records, che gli prenota gli studi e ingaggia per quelle session la back up band di Fats Domino.
Dopo aver ascoltato un paio di canzoni (che a suo parere non funzionano) Blackwell chiede a Little Richard di suonargli quel brano frizzante che c'era nel demo che gli aveva spedito qualche mese addietro.

È un pezzo che inizia con una specie di scioglilingua che sembra imitare una rullata di batteria e che poi si trasforma in un trascinante rock 'n' roll.
In realtà, quel brano ha origini lontane. Little Richard lo ha ascoltato da un vecchio 78 giri di Slim e Slam del 1938, ne ha mantenuto il titolo ("Tutti Frutti") ma ne ha profondamente modificato testo e struttura musicale.

Tutti Frutti: genesi di un successo

Lo ha sperimentato in alcuni locali gay (che lui frequenta abitualmente) tanto che le parole della canzone contengono ammiccamenti e modi di dire in uso tra gli omosessuali. Per questo, Blackwell contatta al volo la cantautrice di New Orleans Dorothy LaBostrie, una che non ha grande senso melodico, ma che sa scrivere testi brillanti.
È lei a sostituire alcune parole incriminate con altre di slang "pulito" più confacenti all'America puritana di quegli anni.

Nonostante il brano (nell'interpretazione originale di Little Richard) raggiunga un buon posto in classifica, diventa una hit epocale nella versione assai più edulcorata di Pat Boone (bianco, giovane, belloccio e rassicurante) e in quella ancor più celebre di Elvis Presley.