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Genelec porta i monitor da studio in cuffia con Aural ID 2.1

Genelec aggiorna Aural ID alla versione 2.1: il software che porta il monitoraggio da studio in cuffia con un profilo HRTF personale.

Genelec rilascia Aural ID 2.1, l’aggiornamento del software che ricrea in cuffia l’ascolto dei monitor da studio. La versione rifinisce gestione dei profili, interfaccia e head tracking, e riporta il discorso su un problema vecchio quanto la registrazione: mixare bene quando la stanza non aiuta.

Genelec è uno di quei nomi che nel mondo del monitoraggio da studio non hanno bisogno di presentazioni. L’azienda finlandese costruisce diffusori da studio dalla fine degli anni Settanta, e i suoi monitor sono una presenza fissa nelle regie professionali, dove la fiducia in ciò che si sente è la condizione di tutto il lavoro.
Per questo un suo prodotto pensato per la cuffia dice qualcosa su come sta cambiando, oramai da tempo, il monitoring in produzione.

Soprattutto in caso di home recording, una stanza non trattata, con i suoi modi e le sue riflessioni, racconta “bugie”; la cuffia, in molte situazioni reali, non è una scelta di comodo ma l’unica via praticabile. L’altra faccia della medaglia è che manca quella sensazione di ascolto in ambiente di un paio di casse reali.

Cosa fa Aural ID

Aural ID nasce per ricucire questo strappo. L’idea è ricreare nelle cuffie l’esperienza dell’ascolto su monitor in ambiente, restituendo all’orecchio le informazioni spaziali che la cuffia normalmente cancella.
Lo strumento, come descritto da Genelec, lavora sia sullo stereo sia sui formati immersivi, con l’obiettivo di dare posizione, profondità e bilanciamento timbrico più vicini a quelli di un sistema di diffusori.

Il perno di tutto è il profilo HRTF. La sigla sta per Head-Related Transfer Function, ed è il modo tecnico per dire una cosa intuitiva: la forma della testa, dei padiglioni auricolari e del busto modifica il suono prima che raggiunga il timpano, e lo fa in modo diverso per ogni persona. Quel filtro individuale è ciò che permette al cervello di capire se un suono viene da sinistra, da dietro, dall’alto. È, in pratica, l’impronta digitale acustica di ciascuno.

La forza dichiarata di Aural ID sta proprio nel fatto che il profilo è personale e non un modello medio buono per tutti. Ricostruire il filtro su misura della singola persona, anziché applicare una curva generica, è la differenza tra una simulazione approssimativa e una rappresentazione credibile dello spazio.

Le novità della versione 2.1

La release 2.1 non riscrive il prodotto, lo rifinisce. È un aggiornamento di maturità, di quelli che lavorano sull’uso quotidiano più che sul titolo da annuncio, e in un software di produzione spesso è proprio questo a fare la differenza nel flusso di lavoro.

Il capitolo più concreto riguarda la gestione dei file. I profili Aural ID vengono ora raccolti in una cartella dedicata Profiles, mentre le configurazioni finiscono in una cartella Setups separata. Per chi gestisce più profili, o lavora su più postazioni e formati, è una pulizia che si sente, perché tenere ordinati profili e configurazioni è metà del lavoro quando si passa da una sessione all’altra.

L’interfaccia è stata rivista, con accesso diretto ai controlli di Output EQ e di Envelopment, cioè la regolazione del senso di avvolgimento e di spazialità. Le pagine delle impostazioni ora mostrano conferme esplicite quando si applica una modifica, un dettaglio che riduce il rischio di cambiare qualcosa senza accorgersene.
Sono arrivate inoltre nuove funzioni di bypass per le sezioni LF Envelopment e Output EQ, utili per confrontare al volo l’effetto di una correzione con il suono senza.

Sul versante head tracking, la parte che adatta il suono ai movimenti della testa di chi ascolta, Genelec dichiara una configurazione rivista dei Virtual Monitor Channels e strumenti di calibrazione del tracker più curati.

Il caricamento del profilo HRTF e l’elaborazione audio risultano più efficienti, è stato aggiunto un indicatore dello stato di buffering audio, e sono state riviste la scalatura del misuratore di livello in uscita e gli indicatori di segnale nelle icone dei monitor virtuali.

Cosa significa per chi lavora in studio

Due cose vanno considerate insieme. Aural ID non sostituisce una buona coppia di monitor in una stanza trattata, e Genelec, che quei monitor li costruisce, è l’ultima azienda a sostenere il contrario.

Il monitoraggio in cuffia personalizzato è uno strumento in più, prezioso esattamente quando le condizioni ideali mancano: stanze impossibili, orari in cui non si può alzare il volume, lavoro in mobilità, produzioni immersive dove allestire un sistema multicanale completo non è realistico.

Un sistema come questo prova a togliere alle cuffie il loro limite storico, cioè la mancanza di una vera immagine spaziale, lasciando intatto il loro pregio, cioè la possibilità di sentire un dettaglio senza che la stanza ci metta del suo. In sostanza, un riferimento aggiuntivo di cui fidarsi, da incrociare con gli altri ascolti, non un sostituto totale.

Il video qui sotto, dal canale ufficiale Genelec, mostra come nasce e come si usa il profilo HRTF personale, ed è il modo più rapido per capire cosa distingue questo approccio da una semplice simulazione di cuffia.

Per chi ha fretta: 4 risposte su Genelec Aural ID 2.1

1. Cos’è Genelec Aural ID?
È un software di Genelec che riproduce in cuffia l’ascolto dei monitor da studio in una stanza. Usa un profilo HRTF personale, cioè la mappa di come orecchie e testa di chi ascolta modificano il suono, per restituire in cuffia un’immagine stereo e immersiva con posizione, profondità e timbro più realistici.

2. Cosa significa HRTF?
HRTF sta per Head-Related Transfer Function, la funzione che descrive come la forma di testa, orecchie e busto altera il suono prima che arrivi al timpano. È ciò che permette al cervello di localizzare i suoni nello spazio. Riprodurla in cuffia avvicina il monitoraggio a quello dei monitor in ambiente.

3. Cosa cambia nella versione 2.1?
La 2.1 riorganizza i file in cartelle Profiles e Setups, rinnova l’interfaccia con accesso diretto a Output EQ e controlli di Envelopment, aggiunge funzioni di bypass, rifinisce head tracking e Virtual Monitor Channels, rende più efficiente il caricamento del profilo HRTF e introduce un indicatore di buffering audio.

4. A chi serve?
Serve a chi mixa o produce dove i monitor in ambiente non sono affidabili o utilizzabili: stanze non trattate, sessioni notturne, lavoro in mobilità, produzioni immersive senza un sistema multicanale completo a disposizione.

Dove si colloca

Aural ID 2.1 è il segnale di un prodotto che continua a maturare, più che di una svolta. È coerente che a percorrere questa strada sia un costruttore di monitor: chi ha passato decenni a inseguire la fedeltà in ambiente porta lo stesso assillo dentro le cuffie, e lo fa senza promettere che la cuffia sostituisca la stanza. Il monitoraggio personalizzato resta una di quelle tecnologie che si giudicano sul campo, profilo per profilo, orecchio per orecchio, perché il suo valore dipende per definizione da quanto bene il filtro individuale viene ricostruito.

Per chi lavora in cuffia per scelta o per necessità, comunque, la direzione è quella giusta. Un riferimento in più, in un mestiere in cui fidarsi di ciò che si sente è già metà del lavoro.



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