Organologia #6: gli strumenti elettrofoni

Organologia #6: gli strumenti elettrofoni
Ciao a tutti MusicOffili e ben ritrovati per il sesto ed ultimo appuntamento della miniserie riguardante l'organologia; come accennato in precedenza questi articoli hanno lo scopo di dare una panoramica generica inerente a questa materia e non pretendono assolutamente di essere esaustivi al riguardo.  Ciò che importa è che abbiate compreso il principale metodo di classificazione (Hornbostel-Sachs) che perfette di catalogare qualsiasi strumento esistente in relazione a come questo produce il suono.
Spero inoltre di avervi presentato un argomento musicale che stimoli in voi l'interesse per la ricerca e l'ascolto di tutti gli strumenti musicali attualmente presenti e di quelli che saranno sicuramente inventati in futuro. Protagonisti di quest'ultima puntata sono gli elettrofoni nei quali il suono è generato per mezzo di una circuitazione elettrica, o per induzione elettromagnetica. Nell'articolo introduttivo possiamo trovare una brevissima panoramica storica di come siamo giunti alla classificazione di riferimento, la quale è stata pubblicata per la prima volta nel 1914: Systematik der Musikinstrumente. Ein Versuch, in "Zeitschrift für Ethnologie" (Rivista di antropologia). Ma com'è possibile che in quell'anno siano stati classificati anche gli strumenti di questo gruppo? In effetti, nel primo ventennio del '900 riscontriamo la presenza di pochi elettrofoni (di certo nei successivi decenni il numero è aumentato), ed è proprio a partire dagli anni '30 e '40 che iniziarono ad essere inventati e costruiti questi strumenti nonché a prendere piede nell'ambito musicale di molteplici generi. A tal proposito furono introdotti nella classificazione solo a partire dal 1961 (revisione della Galpin Society Journal).  Come di consueto riporto di seguito la lista completa della classificazione HS:
  • 1.1.1 Idiofoni a percussione reciproca
  • 1.1.2 Idiofoni a percussione diretta
  • 1.1.3 Idiofoni a percussione indiretta
  • 1.2 Idiofoni a pizzico
  • 1.3 Idiofoni a frizione
  • 1.4 Idiofoni a raschiamento
  • 2.1 Membranofoni a percussione
  • 2.2 Membranofoni a pizzico
  • 2.3 Membranofoni a frizione
  • (2.4) Membranofoni vocali
  • 3.1.1 Cordofoni semplici
  • 3.1.2 Cordofoni a tastiera, a corde pizzicate
  • 3.1.3 Cordofoni a tastiera, a corde percosse
  • 3.1.4 Cordofoni a tastiera, a corde sfregate
  • 3.2.1.1 Cordofoni composti, corde parallele alla cassa armonica, a pizzico
  • 3.2.1.2 Cordofoni composti, corde parallele alla cassa armonica, ad arco
  • 3.2.2 Arpe
  • 3.2.3 Arpe liuto
  • 4.1 Aerofoni liberi
  • 4.2 Aerofoni labiali
  • 4.3.1 Aerofoni ad ancia semplice
  • 4.3.2 Aerofoni ad ancia doppia
  • 4.4 Aerofoni a bocchino
  • 4.5 Aerofoni a serbatoio d'aria
  • 4.6 Aerofoni a tastiera
  • 5.1.1 Elettrofoni a oscillatori
  • 5.1.2 Elettrofoni digitali
  • 5.2 Elettrofoni a generatori elettromeccanici
  • 5.3 Elettrofoni semielettronici
La tabella sopra riportata è da considerarsi incompleta e in fase di ampliamento in quanto tale categoria vede a tutt'oggi la presenza di nuovi strumenti sul mercato che producono il suono tramite algoritmi e processi di digitalizzazione sempre più avanzati. Siamo finalmente giunti alla sezione audio/video. Il primo strumento che ascolterete è sicuramente tra i più affascinanti della categoria e, probabilmente molti di voi non ne sono a conoscenza, ma è anche uno dei più "antichi": il Theremin. Inventato nel 1918 e inizialmente denominato eterofono, è stato in seguito ribattezzato nel modo in cui tutti lo conosciamo (nel 1928) in onore del suo inventore: il fisico sovietico per di più violoncellista Lev Sergeevic Thermen. La produzione del suono avviene tramite due oscillatori che lavorano in isofrequenza. I suoni generati non sono presenti nello spettro udibile dall'uomo (quindi al di sopra dei 20.000 Hertz), ma una volta che viene posizionata la mano (mediante avvicinamento e allontanamento dall'antenna verticale), andiamo a produrre un battimento che ha come risultante il cosiddetto "principio del terzo suono" (questa volta presente nel range di udibilità).
Non potendomi dilungare eccessivamente su caratteristiche costruttive e modalità di funzionamento passiamo direttamente all'ascolto. Nel video che segue vedrete all'opera Vincenzo Vasi e Valeria Sturba, due dei massimi esponenti di questo strumento. Musicisti polistrumentisti ed eclettici sono capaci di "dar voce" (termine più che azzeccato vista la sonorità prodotta) in maniera superba al theremin. Consiglio vivamente l'ascolto del loro progetto discografico "OoopopoiooO" che vede come figura di spicco lo strumento in questione oltre che elettronica varia, voci, basso, violino, toys e, per ciò che concerne il live, un uso massiccio di loop station.
Il video presentato è solo uno spezzone tratto da una performance del 2015 avvenuta presso il Museo del Cenedese (Vittorio Veneto) dove MAI Associazione Culturale promuove regolarmente concerti di artisti di fama nazionale e internazionale. Per rimanere nel campo degli strumenti che non prevedono il contatto con l'esecutore date ora un occhio/orecchio al dispositivo PalmDriver che si potrebbe definire un theremin dalle fattezze moderne. In realtà ha ben poco da spartire con quest'ultimo in quanto basato su tecnologia a infrarossi. Per di più il suono non è prodotto da oscillatori, ma bensì da algoritmi di sintesi sonora che cambiano in base a una mappatura prefissata.
Nel prossimo video ascolterete il progetto "Collisions" di Davide Abate (batteria) e Leonello Tarabella (PalmDriver) in live al "roBOt festival" di Bologna. Tarabella è un musicista informatico che da anni si dedica a ricerca e progettazione di sistemi di elaborazione numerica di segnali audio oltre che realizzazione di sistemi di riconoscimento gestuale basato su tecnologia a raggi infrarossi.Il terzo e ultimo strumento è di recente costruzione (2011): parliamo della Misa Kitara. Questo strumento che come si capisce dal nome stesso è a forma di chitarra, produce il suono per sintesi digitale. Presenta un touch pad da 8 pollici sul quale muovere le dita della mano destra e un sistema di 24 tasti (a pulsante) per la mano sinistra.E con questo abbiamo veramente concluso, buona musica a tutti!   Stefano Maroelli