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Steve Marriott: finale infuocato

Sono circa le 6 e 30 del mattino quando un automobilista, che sta transitando su una strada provinciale della campagna londinese, vede un cottage che sta andando a fuoco.

In sintesi. Il 20 aprile 1991 Steve Marriott, cantante e chitarrista degli Small Faces e degli Humble Pie, muore in un incendio scoppiato nel suo cottage in Essex. Aveva 44 anni. La sua era una delle voci piu potenti e intense del rock inglese, capace di un fraseggio blues raro. La cronaca dell ultima notte e la sua eredita musicale.

L ultima notte: l incendio nel cottage

Chiama immediatamente i pompieri che giungono sul luogo in pochi minuti. “L’incendio non è facile da domare“, dice Keith Dunatis, capo dei vigili del fuoco, “ha invaso il piano superiore della villetta“.

Proprio nella camera da letto, Dunatis e la sua squadra di soccorso trovano il corpo esanime di Steve Marriott, ex-leader delle Rock band inglesi Small Faces e Humble Pie.
La sera prima, Marriott era tornato da New York dove aveva preso accordi per registrare un nuovo disco con Peter Frampton suo vecchio amico e compagno d’avventura con gli Humble Pie.

Steve Marriott degli Small Faces e Humble Pie, una delle voci piu intense del rock inglese

Steve è in compagnia della moglie, Toni Poultney. I due avevano litigato per ore a bordo dell’aereo. Marriott ha bevuto moltissimo. Quando arrivano a Londra, li accoglie un amico che li porta al ristorante (dove i due proseguono a bere e a questionare) e poi li invita a stare da loro per la notte.
Al termine di un ennesimo, violento litigio, Steve Marriott lascia la casa dell’amico per fare ritorno al suo cottage.

Una volta giunto a destinazione, sale nella camera da letto. Si accende una sigaretta e (stremato dalle ore di viaggio e dallo stress emotivo) cade addormentato. La sigaretta accesa è fatale: le lenzuola prendono fuoco e poi, a seguire, i mobili della stanza prima e tutto il cottage dopo.
Per Steve Marriott non c’è scampo: muore a 44 anni.

Chi era Steve Marriott

Steve Marriott (1947-1991) e stato uno dei vocalist piu carismatici del rock britannico. Nel 1965 fonda gli Small Faces, band simbolo del mod londinese, autrice di classici come “Itchycoo Park”, “Tin Soldier” e dell album “Ogden’s Nut Gone Flake” (1968). Nel 1969, dopo lo scioglimento del gruppo, forma gli Humble Pie insieme a Peter Frampton, virando verso un hard rock blues piu ruvido e potente.

La voce: blues bianco di rara intensita

Cio che rendeva Marriott unico era la voce: un timbro graffiante e soul, capace di passare dal sussurro al grido senza perdere intonazione. Un fraseggio blues di intensita rara per un cantante bianco, spesso accostato a quello di Rod Stewart e Joe Cocker. Brani come “30 Days in the Hole” e la versione dal vivo di “I Don’t Need No Doctor” (Humble Pie, 1971) restano una lezione di interpretazione rock.

L eredita di Marriott oggi

A distanza di decenni, la figura di Steve Marriott resta un punto di riferimento per cantanti e chitarristi che cercano un suono autentico e viscerale. Gli album “Ogden’s Nut Gone Flake” degli Small Faces e “Smokin'” degli Humble Pie (1972) sono ancora oggi tra i dischi essenziali del rock inglese tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta.

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Per chi ha fretta

1. Chi era Steve Marriott?
Cantante e chitarrista inglese (1947-1991), fondatore degli Small Faces nel 1965 e poi degli Humble Pie con Peter Frampton nel 1969.

2. Cosa aveva di speciale la sua voce?
Un intensita blues e soul rara per un cantante bianco, capace di passare dal sussurro al grido senza perdere intonazione. Spesso accostata a Rod Stewart e Joe Cocker.

3. Come e morto?
Per un incendio scoppiato di notte nel suo cottage, secondo la ricostruzione causato da una sigaretta accesa. Aveva 44 anni.

4. Quali brani lo rendono iconico?
“Itchycoo Park” e “Tin Soldier” con gli Small Faces, “30 Days in the Hole” e la cover live di “I Don’t Need No Doctor” con gli Humble Pie.

5. Quali dischi consigliare?
“Ogden’s Nut Gone Flake” degli Small Faces (1968) e “Smokin'” degli Humble Pie (1972), tra i dischi essenziali del rock inglese.

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Cover photo by Dina Regine · CC BY-SA 2.0



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