Mai Personal Mood - Cactus

Mai Personal Mood - Cactus
Forte della discreta considerazione che a suon di articoli sta riscuotendo, la nuova rubrica di MusicOff denominata Italian’s B-Sides continua con grande onore e piacere ad aprire le sue diverse panoramiche. E lo fa semplicemente accendendo i riflettori sulle interessanti realtà provenienti dall’underground e, più in generale, dalla scena alternativa nostrana. Questa volta è il turno dei Mai Personal Mood, un progetto musicale senz’altro raffinato e già ben collaudato nato a Canosa di Puglia nel 2007. Si tratta di un bel quintetto, composto da giovani e poliedrici musicisti tanto versatili quanto preparatissimi sotto l’aspetto squisitamente sonoro.

Il 12 novembre scorso è uscito il loro primo album d’inediti, intitolato Cactus, caratterizzato da una copertina alquanto elegante e pubblicato per la Forears, ottima etichetta indipendente fiorentina con cui il complesso pugliese è legato da oltre tre anni (la firma arrivò nel novembre del 2009). Proprio con il supporto della Forears i Mai Personal Mood avevano pubblicato, a gennaio 2011, il delizioso L’Heure dEPart, ovvero il loro minicd d’esordio (senza contare la demo del 2007 intitolata Malaise Mon Amour). Composto da dieci nuove tracce, Cactus è il frutto di un intenso lavoro non solo di scrittura, ma anche di ponderato arrangiamento e di lunghe, intense, recording sessions: il gruppo capitanato dal cantante e chitarrista Francesco Allegro lo ha registrato durante la passata estate tra Bari e Firenze.

E bisogna ammettere che, al di là di quello che può essere l’esito complessivo del disco, e al di là del fatto che Cactus possa piacere o no, è sicuramente la meticolosità, la precisione, a stagliarsi: si avverte quanta pazienza, quanto lavorio, quanta dedizione vi sia dietro una produzione del genere. In tutto ciò, dopo questa non brevissima – ma comunque opportuna – parentesi iniziale, è forse giunto il momento di provare a descrivere quelle che sono le peculiarità principali di un Lp magari non del tutto straripante ed un po’ naif, eppure assolutamente godibile e prezioso, efficace.

Il taglio sonoro, l’approccio qui proposto dai Mai Personal Mood è di certo moderno, attualissimo. Ecco quindi servite una manciata di canzoni di matrice tutto sommato elettronica, anche se ricche di morbidi arpeggi di chitarre elettriche e di pregevoli, nonché puntuali, dialoghi fra basso e batteria, a testimonianza del fatto che Cactus, nonostante ripetute incursioni “sintetiche”, sia comunque molto più suonato di quanto si possa credere. Di base c’è tanto spazio per intriganti digressioni strumentali, spesso e volentieri accompagnate dai piacevoli tappeti sonori curati dal polistrumentista Andrea Messina, sempre lesto e sensibile nell’evitare di rendere il tutto invadente ed artificioso. Capita poi di incappare in componimenti più taglienti e dinamici, come nel caso della title-track che va ad aprire la raccolta.

Ovviamente Cactus non è soltanto musica, anche perché i testi sono senza ombra di dubbio una componente imprescindibile nell’economia di un progetto come quello dei Mai Personal Mood, abilissimi a destreggiarsi con l’italiano. La scrittura è abbastanza insolita, il più delle volte alternativa e un po’ inconsueta nella poetica. Curioso notare come il complesso dalle radici meridionali dimostri di sapersi allontanare volentieri dalla forma-canzone classica: di fatti, in gran parte dei brani qui presenti, i versi finiscono col palesarsi senza un ordine ed una regolarità precisi. E questo è il caso, ad esempio, di Boom Cornelius, canzone numero due della raccolta, contraddistinta da una partenza incalzante, intrisa di elementi elettronici, a cui fa seguito, in un secondo momento, una concisa serie di versi che poi dà nuovamente spazio ad un finale alquanto elettrico e frizzante.

Discorso simile per Fobie, anch’essa capace di salire in cattedra grazie soprattutto ad una conclusione intensa e suggestiva dalle tinte quasi post rock. Si può dire che il disco abbia il pregio di scorrere molto bene, denotando anche passaggi di valide intuizioni. Giusto nella seconda parte del cd si rischia di avvertire un po’ ripetitività e di flessione generale, se non altro per via il fatto che i pezzi in scaletta, per quanto decisamente coerenti, mancano ogni tanto di esplosività: ma ciò è comunque normale. Del resto lo stile dei Mai Personal Mood è fortunatamente privo di cadute in parentesi pacchiane e volgari: loro amano la raffinatezza e in questo nuovo lavoro dimostrano di saperla applicare come meglio non si potrebbe. D’altronde sono sempre preferibili la linearità e la precisione, almeno quando si sceglie di coltivare un particolare genere musicale come l’indie pop.

L’esame è superato. Non a pienissimi voti, ma è superato. Cactus è dunque uno di quegli album da contemplare ed assimilare con calma, pazienza. Uno di quei dischi che, alla lunga, finiscono per convincere perché si capisce che non sia affatto evanescente.

Alessandro Basile
Genere: Indie Pop, Elettronica, Post Rock

Line-up:
Francesco Allegro – voce, chitarre
Andrea Messina – synth, programming, chitarre
Matteo Conte – chitarre, synth
Michele Di Muro – basso
Cataldo Leo – batteria

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