Giorgio Di Tullio, batterista in corsia di sorpasso

Giorgio Di Tullio, batterista in corsia di sorpasso

Intervista a un maestro italiano della batteria, Giorgio Di Tullio, che ha da poco pubblicato Fast Lane, secondo album della sua band The Four Cells.  

Tanto rilassato, ironico e pronto a sdrammatizzare nei rapporti personali quanto determinato, concentrato e assolutamente 'sul pezzo' quando si tratta di suonare il suo amato strumento. Del quale non è solo un autentico virtuoso, ma anche un infaticabile studioso, ancora oggi alla ricerca di miglioramenti tecnici e artistici. Un approccio che fa di Giorgio Di Tullio, oltre che un musicista apprezzatissimo in produzioni funk, fusion, latin e jazz, anche un didatta molto richiesto.

Giorgio Di Tullio occupa da una trentina d'anni un posto di assoluto rilievo nel panorama batteristico italiano. Dopo aver iniziato a suonare rock con i Deep Purple e i Led Zeppelin nel cuore, a 17 anni va a studiare con il M° Enrico Lucchini al Capolinea di Milano, avvicinandosi così al jazz. Tra gli anni '80 e '90 completa la sua formazione partecipando a diversi seminari con i migliori batteristi jazz e fusion di passaggio in Italia.
Le esperienze in ambito pop non gli sono mancate, ma non è certo quello l'ambiente di elezione di un batterista che si è sempre trovato maggiormente a suo agio suonando generi quali il funk, il jazz, la fusion e il latin, in cui riesce a riversare a pieno la sua enorme energia umana e artistica.

Tre quarti dei Four Cells erano con te anche nel primo album della band. In base a quali criteri scegli i tuoi collaboratori?

In realtà la successione dei musicisti è dovuta purtroppo alle loro partecipazioni ai progetti di altri artisti. Mi spiego meglio. Dopo due CD ho cambiato tre musicisti (bassista, sassofonista e, per ultimo, il pianista) semplicemente per loro impegni musicali in altri progetti. Diciamo che non voglio fare il despota, ma ho bisogno di continuità e affidabilità con gli elementi del gruppo.
Il sound e l'amalgama tra i musici sono fondamentali e richiedono tempo, dedizione e sacrifici. Il progetto funziona se si crede veramente in quel che fai, altrimenti la magia non succede! Inoltre coloro che suonano con me devono essere sanguigni e preparati. Di questo non posso proprio lamentarmi!

Quando pensiamo a batteristi leader di proprie formazioni di solito ci vengono in mente personalità non solo musicali decisamente esuberanti, da Buddy Rich ad Art Blakey a Gene Krupa, guardando al passato. In tempi più recenti, musicisti come Dave Weckl o Antonio Sanchez ci hanno invece offerto esempi di come non necessariamente un gruppo a guida batteristica debba prevedere un assolo su ogni brano.
Tu che tipo di leader sei e come si esprime la tua direzione artistica in The Four Cells?

Mi reputo un leader molto democratico! Sono attorniato da musicisti fantastici e quando lavoriamo ognuno esprime e propone le proprie idee. Questo porta a un lavoro di squadra. Importante è la finalizzazione del brano, ovvero ciò che può rendere al meglio qualsiasi armonia, melodia e ritmica. Non nascondo che i soli (di batteria, NdA) mi sono sempre piaciuti. Nell'ultimo lavoro ci sono due soli, ma brevi, più qualche altro intervento.
Tutto all'interno di un'economia generale. Infatti c'è spazio per tutti i musicisti.
Non devo dimostrare nulla batteristicamente, ma voglio solo esprimere le mie emozioni nei momenti in cui sono messo alla prova. Sono ancora un allievo di me stesso!

Leggo dal sito della Setticlavio Edizioni che Fast Lane è stato registrato in studio in una sessione live alla presenza di un pubblico che ascolta in cuffia  (modalità silent record). Pensi che la presenza del pubblico abbia in qualche modo influenzato la vostra performance?

L'idea di avere la presenza del pubblico durante la registrazione, per altro solo il primo giorno, è stata mia e di Pino Laudadio, produttore dell'etichetta. Volevamo rendere partecipe il pubblico (per lo più studenti) lasciando loro anche un ricordo del lavoro. Non ci ha minimamente influenzato negativamente. Anzi! È stato bellissimo vedere attorno i ragazzi che guardavano e ascoltavano, tramite cuffie, la session. Molto stimolante e divertente.

L'intro di "Spiral" e "Lucky Seven", i due brani iniziali, presentano delle metriche dispari. Qual è il tuo approccio ai tempi dispari? Li conti o li 'canti'?

Personalmente analizzo tutte e due le soluzioni. La cosa primaria è l'analisi del brano. La suddivisione metrica dispari ha sempre delle cadenze e sempre suddivise da accenti forti. Chiamiamola analisi matematica. Successivamente li canto, perché in realtà sono dei ritornelli ripetuti a cicli. Ovviamente se vuoi lasciarti andare è meglio cantarli, ma devi assimilarli molto bene!

"Nutville", da te riarrangiata, è stato uno dei cavalli di battaglia della big band di Buddy Rich: ci spieghi come l'hai ripensata ritmicamente?

Be' io sono stato fulminato Da Buddy Rich quando avevo 11 anni! "Nutville" è un brano che ho amato anche conoscendo Horace Silver (l'autore). Volevo trovare un arrangiamento diverso. Infatti il tema iniziale è a slow tempo R'n'B per poi schizzare brevemente nell'inciso in un fast swing. Poi un obbligato prima dei soli in chiave Baiao fast e poi fast swing, fino al solo di batteria con tappeto di obbligati sotto. Poi si riprende il tema, ma in fast Baiao fino alla fine.

L'album si chiude con un tuo esteso assolo su "Don' Cha Do". Qual è il tuo approccio all'assolo di batteria? Lo prepari prima, improvvisi sempre, una via di mezzo tra le due cose?

Credo che ogni solo abbia una storia a se. Ovvio che, come ben sai, ognuno di noi ha propri pattern assimilati. Però nei soli bisogna lasciarsi andare e quindi si è razionali e irrazionali. Mi sento un po' come un fotografo! Colgo l'attimo perché so perfettamente che il successivo non sarà mai uguale!

Passando a parlare di strumenti, hai un tuo set up ideale o tendi a modificare misure di tamburi, piatti, bacchette a seconda del contesto e del genere musicale?  

No, cambio a seconda della situazione musicale. Diciamo che il mio set ufficiale è  composto così: cassa da 20", snare da 14" x 5", tom 10" e 12", timpano da 14", snare a sinistra da 13". Ride da 20", due crash, da 16" e 18", splash da 10" e fast china da 18". Ovviamente se suono jazz (be bop e dintorni) cassa da 18" ,tom da 10" timpano e snare da 14" e i piatti… a secondo come mi gira!

Hai rapporti di endorsement?

Sì. Per ora suono piatti Meinl, pelli Evans, bacchette Agner signature e batterie… vedremo! Ora sono free dopo essere stato a lungo con Mapex e poi con DW. Quindi vedremo che succederà ! Forza fatevi avanti, non siate timidi, ahahahahah…

Come descriveresti un rapporto perfetto tra artista e chi gli fornisce i mezzi, gli strumenti per esprimersi?

Hai toccato un tasto importante! Viviamo un periodo sociale molto difficile sotto tutti i punti di vista. Io sono uno alla vecchia! Per intenderci, mi reputo un uomo legato ancora a sani principi, dove la parola per me è ancora importante. Non sono un ragazzino e quindi l'importanza di un contratto non è fatto solo di carta scritta. Rispetto, fiducia e collaborazione. Queste sono le chiavi perché  il musicista e l'azienda per cui si lavora possano riuscire a realizzare progetti e continuità. Il valore umano rimane sempre la prima fonte intoccabile! Spesso purtroppo non è così! Io rimarrò sempre me stesso, anche se i tempi ti mettono a dura prova.

La tua ultima opera didattica, Libero nel tempo, concentra contenuti video e partiture in una chiavetta USB.  Che tipo di riscontro hai ottenuto a questa innovazione?

Devo dire che sono soddisfatto per questa lavoro e per la rivoluzionaria chiavetta USB. È stata  vista molto bene da chi ha acquistato il video. La comodità della chiavetta è fantastica! La puoi portare ovunque e vederla dove vuoi. A breve ci sarà una ristampa tramite l'etichetta Setticlavio Edizioni. I contenuti sono tanti e puoi scaricare le parti degli esercizi in PDF. Forse sono stato il primo? Devo indagare, ahahahah!

Quali i caposaldi della tua attività didattica? Quali gli insegnamenti imprescindibili?

La didattica è una cosa seria!! L'insegnante è una cosa seria! La tecnica? Certo è importantissima! È un mezzo per poter raggiungere livelli importanti. Si parte sempre dalle mani. L'impostazione e la meccanica, prima dei rudimenti, sono fondamentali. Poi ci sono i linguaggi con i vari studi, dall'indipendenza jazz al latin, al funk, alla poliritmia, eccetera. Per farti un esempio: ognuno è libero di scegliere che fare durante il suo percorso di studio. Io credo che il sapere sia molto importante. Se sul tuo vocabolario ti riconosci fino alla lettera G, suonerai sin lì! Ovvio che se il tuo sapere avrà raggiunto la Z… Devo continuare?
Poi ovviamente bisogna suonare e quindi immergersi nella realtà della musica!

Ci siamo incontrati di recente in occasione di un concorso batteristico di cui presiedevi la giuria. Cosa ti piace e cosa invece non gradisci nelle nuove generazioni batteristiche?

La cosa che mi piace è vedere l'entusiasmo dei ragazzi! Il credere in qualcosa di valore come la musica e la comunicazione con i coetanei. Il voler dire la propria anche se ormai siamo saturi di video, competizioni e quant'altro. Spero solo che imparino una regola: la musica non è una gara! C'è qualcosa di ben più nobile che va oltre! La musica è ancora l'arte che unisce i popoli di qualsiasi religione ed etnia. Non c'è divisione, ma unione! C'è scambio di opinioni, c'è ricerca e c'è fratellanza! Un baluardo da custodire con passione.
I giovani hanno il dovere di pensare così… Ma anche qualche anziano!

Quali i tuoi progetti attuali e quelli a breve scadenza?

Beh, ovviamente The Fours Cells sono la priorità. Poi ho altre situazioni importanti attuali: il quintetto latin di Fabrizio Spadea (con un CD uscito anche questo da poco); il trio DMD ( Di Tullio - Mathisen - De Finti), di cui avrete presto delle news; il Power Trio di Mauro Capitale, Il quintetto del bassista e compositore Ney Portilho (con un CD uscito fresco fresco). Poi, caro Alfredo, il futuro chi lo conosce? Si vedrà! Un saluto a tutti i lettori drummer e un abbraccio di buona fortuna!


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