Ryley Walker, abbiamo un erede di John Martyn?

Ryley Walker, abbiamo un erede di John Martyn?

Paragone azzardato? Ok, sono il primo a dire che certi nomi dei geni del passato vanno toccati con i guanti, ma che dire, Ryley Walker suona e convince le orecchie ad ascoltarlo più e più volte.

Che poi qual è il ruolo di un cantautore? Probabilmente, è la forma artistica-musicale più vicina agli ascoltatori, meno estraniante, che più di tutte veicola un messaggio e stende una mano per essere afferrata.
Ho voluto scomodare un grande "che fu" già nel titolo a partire dal fatto che Walker, soprattutto nei suoi primi album, lo ricorda molto (la voce è davvero a tratti quasi emulativa in questo Primrose Green). E come lui dimostra una grande voglia di sperimentare, che diciamolo senza peli sulla lingua, a volte per Martyn è stato un gran bene, altre volte gli ha procurato qualche scivolone.

In questo caso, per quello che si è ascoltato finora, Walker inizia la carriera con due album assai interessanti, con brani assolutamente ben composti, ben suonati e con più di un guizzo di eclettisimo musicale... in senso buono.
E come Martyn, ha nel cuore il jazz e quello che può lo porta nella sua musica.

Ma basta ora con i paragoni, perché questo artista dell'Illinois vive di vita propria e si può mettere a fianco a questo o a quello (c'è chi parla di Tim Buckley) ma onestamente è bene lasciarlo camminare con le sue gambe.
Bisogna fare la dovuta attenzione alla sua discografia, che vede album molto orecchiabili (e non è un insulto, anzi!) uniti a parentesi strumentali assai particolari e comunque un percorso sempre tutto sul filo di un'evoluzione particolare e votata a estraniarsi gradualmente dalle forme classiche.
Deafman Glance del 2018 è un ottimo album, rappresenta il presente dell'artista e non è paragonabile, se non per sommi capi, al suo passato.

Certo, l'anima resta quella e c'è una grande raffinatezza in questo ragazzo americano dall'aria men che meno che sempliciotta. E confidiamo che il futuro gli e ci riservi ancora sorprese e questa voglia di frugarsi ogni volta nelle tasche alla ricerca di carte da giocare, senza bluff.
Per chi dice che oggi è tutto solo pop radiofonico e che non ci sono più i cantautori di una volta, beh, vi presento Ryley Walker.


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