Armonia creativa per chitarra Jazz #1

Armonia creativa per chitarra Jazz #1
Salve a tutti i musicofili e benvenuti a questa mia prima lezione di una serie speriamo lunga dedicata al meraviglioso mondo della chitarra Jazz, vorrei presentarvi, a partire da questo primo articolo e proseguendo con le prossime lezioni, un metodo di studio creativo e non convenzionale dell’armonia, applicato alla chitarra; ho sviluppato questo metodo nel corso degli anni per ampliare il mio stesso vocabolario armonico sullo strumento, sistematizzando e rielaborando una serie eterogenea di tecniche che ho appreso durante gli anni di corso al Berklee College of Music di Boston.
In particolare, sono stati per me di grande ispirazione ed esempio i lavori di due chitarristi geniali con i quali ho avuto l’onore di studiare a Berklee: Mick Goodrick e Tim Miller. Qualora non conosciate questi due nomi, vi raccomando caldamente una ricerca al riguardo. Il sistema che ho elaborato porta con sé numerosi spunti creativi e richiede allo stesso tempo un lungo percorso di ricerca personale. L’opera completa di sistematizzazione ed elaborazione del metodo ha richiesto circa un anno ed è stata esaustivamente esposta in un lavoro intitolato Armonia creativa: un approccio moderno, che ha costituito la tesi di laurea con la quale ho conseguito il Biennio superiore di Jazz presso il Conservatorio S. Cecilia di Roma. Date queste premesse, credo sia ovvio che non è questa la sede per presentare una discussione completa e approfondita del metodo. Cercherò invece di fornirvi con ciascuna lezione dei singoli spunti di riflessione che spero possano rappresentare l’occasione per ciascuno di voi di ripensare almeno in parte il modo di concepire l’Armonia e la chitarra, prendendo in considerazione alcune possibilità che, probabilmente, non avevate valutato appieno o non conoscevate. Finite le premesse, cominciamo finalmente! Accordi a tre parti e loro importanza per lo studio della chitarra Gran parte di voi, certamente i veterani dello strumento, si saranno accorti che molti accordi, assai comuni per i pianisti, sono semplicemente impossibili da diteggiare sulla chitarra. È questo il caso anche di voicings la cui costruzione teorica è assai elementare. Prendiamo ad esempio un semplice accordo di D Maj7 a parti strette (la disposizione basilare delle parti, per cui le voci estreme dell’accordo sono comprese in un intervallo più piccolo dell’ottava). Mentre la posizione fondamentale e il secondo rivolto sono facilmente diteggiabili, il primo e il terzo rivolto risultano impossibili da eseguire. Verrebbe dunque da chiedersi: come costruire un sistema esaustivo e rigoroso per esplorare nuove possibilità armoniche sulla chitarra se addirittura non tutti i rivolti di un semplice accordo di settima sono possibili da realizzare?
Ovviamente, possiamo rispondere a questa domanda dimostrando che ci sono alcune tipologie di voicing a quattro voci che sono completamente sviluppabili sulla chitarra, per tutti i rivolti: i cosiddetti drop voicings. Ma c’è anche un’altra risposta a cui spesso non pensiamo e le cui implicazioni sono straordinariamente importanti: tutti gli accordi a 3 parti, derivati dall’armonizzazione della scala maggiore, minore melodica e minore armonica, sono diteggiabili in tutte le tonalità, in tutti i rivolti, sia a parti strette sia a parti late! Ora, dato che la stragrande maggioranza del materiale armonico prodotto da secoli di evoluzione della musica occidentale è stata sviluppata a partire dalle tre scale citate e che anche la maggior parte dei modi che utilizziamo nel Jazz derivano da esse, possiamo costruire un linguaggio armonico ricco, complesso, originale e completo sulla chitarra esplorando esaustivamente gli accordi a tre parti generati dalla scala maggiore, minore melodica e minore armonica. Ci sono, inoltre, altre considerazioni che dimostrano quanto l’importanza dello studio degli accordi a tre voci sia sottovalutata da molti chitarristi, specialmente dai principianti:
  • l’impiego di armonie a tre voci permette che la linea melodica generata da ciascuna voce sia percepita dall’ascoltatore con maggiore chiarezza rispetto a passaggi armonici a quattro e cinque voci;
  • tre linee melodiche che si muovono simultaneamente sono più facili da controllare rispetto a quattro o cinque;
  • quando accompagniamo un solista insieme alla sezione ritmica possiamo sempre omettere la tonica e spesso anche la quinta di ogni accordo: strutture a tre voci sono dunque sufficienti a descrivere efficacemente qualunque armonia; 
  • se trascriviamo e analizziamo le improvvisazioni di molti maestri della chitarra Jazz contemporanea (John Scofield, Pat Metheny, Allan Holdsworth, Bill Frisell, Kurt Rosenwinkel e molti altri) notiamo come abbiano tutti messo al centro del proprio personalissimo stile armonico gli accordi a tre voci: ciò non vuol dire che questi chitarristi utilizzino solamente voicing a tre parti nelle loro improvvisazioni e composizioni; sarebbe tuttavia impossibile comprendere il loro linguaggio senza una conoscenza approfondita di questo tipo di accordi.
Stella by Starlight: uno speciale studio di accordi a tre parti Avrete a questo punto capito che è mia intenzione mostrarvi le potenzialità straordinarie che i voicing a tre voci rappresentano per il chitarrista Jazz. Anni fa Mick Goodrick, uno dei più grandi esperti di armonia chitarristica a livello mondiale e all’epoca mio insegnante, mi chiese di scrivere una serie di studi di accordi a tre parti sul celebre standard Stella by Starlight. Arrivai a scriverne ben 10, uno a settimana. Ognuno di questi studi faceva uso di determinate tipologie di accordi che Mick aveva individuato e classificato. L’undicesima settimana mi chiese di scrivere un ultimo studio che comprendesse tutte le tipologie di accordi in un unico chorus del brano. Lo sforzo compositivo che l’esercizio richiedeva non era indifferente e anche imparare a suonare l’intero esempio con fluidità non fu cosa da poco. Il risultato finale piacque tuttavia molto a Mick e per questo motivo, qualche tempo fa, ho deciso di registrare questo studio e caricarlo su Youtube. Potete vedermi suonare l’esempio a questo link, mentre qui sotto potete scaricare e, se volete, stampare la trascrizione in pdf: Provate a studiare l’esempio (notate come lo studio faccia uso di due voicing per descrivere la sonorità di ciascun accordo del brano). Isolate i passaggi che vi sembrano più interessanti e provate a studiarli in altre tonalità e magari ad applicarli ad altri standard. Nel prossimo articolo impareremo a classificare i vari tipi di accordi a tre voci e ad impostare il loro studio in maniera efficace e sistematica. Vi do appuntamento alla prossima lezione e vi auguro buono studio e buona musica!Claudio LeoneClaudio Leone nasce a Roma nel 1987 e compie la sua formazione al Berklee College of Music di Boston dove studia con la leggenda della chitarra Mick Goodrick e consegue la laurea “summa cum laude” nel 2010. A Boston e’ chiamato a registrare come side-man in numerosi progetti discografici di musicisti provenienti da Stati Uniti, Giappone, Taiwan, Singapore, Corea e Israele. Negli anni trascorsi oltre oceano si esibisce inoltre con jazzisti statunitensi di fama internazionale: Mark Turner, Larry Grenadier, Jeff Ballard e Greg Osby. In Italia partecipa a numerosi festival Jazz tra cui: Percorsi Jazz, Festival Fara Music, Jazzup Festival, Una striscia di terra feconda, Maxxi in Jazz, San Severo Jazz Winter, Jazzit Fest; collabora inoltre con alcuni dei piu' noti jazzisti della scena nazionale: Paolo Damiani, Roberto Gatto e John B. Arnold.

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