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ArteLab Guitars, chitarre costruite a tu per tu col musicista

Incontriamo oggi un liutaio italiano, uno degli artigiani che con passione e tenacia portano ancora avanti la tradizione del nostro Paese di abili costruttori di strumenti musicali.

Antonino Dell’Arte – un cognome che sembra già assegnare un destino – è il fondatore di ArteLab Guitars, un laboratorio di liuteria specializzato nella costruzione di chitarre elettriche (e recentemente anche in alcuni modelli di basso).
Il brand è nato ufficialmente da un quinquennio, ma la sua esperienza risale al 1999, l’anno in cui costruì per se stesso il primo strumento musicale.

Da allora, in più di 20 anni, Antonino si è specializzato e ha trovato una propria strada sonora e stilistica nel mondo della liuteria, realizzando strumenti dal carattere unico e personale, che però, quando vengono commissionati dai suoi clienti, riflettono un progetto che non si stacca mai dal volere e dal gusto del musicista.

Scopriamo come intervistando proprio Dell’Arte e facendo luce sulla sua storia sulla sua attività odierna…

Salve Antonino e ben trovato. La prima domanda che vorremmo rivolgerti è forse scontata, ma di sicuro molto importante: come nasce la tua passione per la liuteria e quando hai realizzato di poterne fare il tuo mestiere?

La mia passione per la liuteria è nata come diretta conseguenza dallo studio della chitarra, a 16 anni infatti cominciai a studiare e mi appassionai molto allo strumento, dapprima alla chitarra classica e ben presto a quella elettrica.

Una forte curiosità però mi ha spinto sempre oltre il semplice studio dello strumento, finché non ho iniziato a smontare e rimontare i miei umili strumenti, per comprenderne meglio i principi fisico-costruttivi.
In questo periodo sperimentavo molto, dalla sostituzione di pickup e modifica del circuito, all’upgrade di hardware e parti varie, fino alla riverniciatura totale.
Le cavie erano i miei strumenti ma anche quelli di molti amici e conoscenti che venivano da me chiedendomi modifiche e migliorie sui loro strumenti

Un altro elemento fondamentale fu che all’epoca freqeuntavo le scuole superiori per diventare geometra ed ero (e lo sono ancora) molto appassionato di progettazione CAD. Aggiungiamo che avevo una notevole manualità in fatto di bricolage e falegnameria e nel tempo libero mi dedicavo anche alla costruzione di modellini statici di aerei ed auto.
Tutte queste competenze fuse insieme fecero sì che all’età di circa 22 anni decisi di provare a progettare e costruire una chitarra elettrica.

ArteLab Guitars

Riuscii a realizzarne una nel 1999 nel garage di casa, in 6 mesi di lavoro e con il solo ausilio meccanico di un trapano e una levigatrice orbitale, per tutto il resto tantissimo olio di gomito (i pickup, l’elettronica e l’hardware naturalmente li acquistai).

Ah dimenticavo… siamo in Sicilia, ad Avola, una cittadina in provincia di Siracusa. Non te l’ho detto prima, sono nato e cresciuto in Sicilia fino al 1999. Pochi mesi dopo decisi di trasferirmi nel Vicentino dove abito e lavoro tuttora. Da allora non ho mai smesso di costruire strumenti.

Ho realizzato però di poterne fare un mestiere molto tardi, ArteLab Guitars esiste ufficialmente da 5 anni ma nella realtà è da più di vent’anni che mi occupo di liuteria. Infatti, l’ho sempre vissuta – ingenuamente – più come un’hobby che come una attività primaria.
Oggi il lavoro di liutaio è molto difficile, motivo per il quale ArteLab Guitars è un’impresa complementare alla mia attività di Progettista CAD.

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Quali sono i caratteri distintivi dei tuoi strumenti, il loro “dna” in comune per così dire? Ti lasci trasportare ogni volta da un nuovo progetto o cerchi di mantenere una linea comune?

Poichè sono convinto che anche l’occhio vuole la sua parte, non solo uno strumento deve essere ben costruito e suonare altrettanto bene, ma deve essere anche bello da vedere e deve potersi distinguere nel vastissimo mercato, per cui negli anni ho concretizzato alcuni miei concetti in un mio design personale, che possa esprimere modernità e buon gusto. §

Ho quindi ideato uno shape distintivo e particolare del body e della paletta che potessero distinguermi dal solito in commercio. Mi riferisco alla mia personale serie di chitarre denominate “Jovy” (da Giovanni, mio secondogenito) i cui tratti distintivi consistono nella spalla mancante inferiore rovesciata, nelle pronunciate curve dei fianchi e nella ridottissima paletta con meccaniche 3+3.
Questo particolare design lo si intravede anche nel logo ArteLab Guitars.

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In ogni caso non mi pongo limiti nella progettazione e cerco di assecondare ed accontentare in tutti i modi le idee del cliente. La personalizzazione a mio parere è il fulcro creativo dello strumento di liuteria per cui, anche rimanendo all’interno di una determinata serie (Jovy ad esempio), ogni progetto può diventare unico e personale.

Parlando più in specifico del tuo catalogo, quali sono le serie principali attualmente in produzione?

Ok, parliamo esclusivamente di chitarre elettriche solid body, al momento sono concentrato solo su queste.
Oltre alla precedente serie già citata, ne propongo una più tradizionale denominata “T-Ely” dove lo shape iconico “Tele” è riproposto per accontentare chi esige forme classiche, appunto.
Tuttavia questi strumenti “Tele” conservano solo la forma ma i contenuti tecnici sono stati stravolti: infatti, ho previsto un moderno ponte tremolo, due humbucker e moderne meccaniche autobloccanti.
Anche la paletta ha una propria personalità ed è ben diversa dall’iconico strumento a cui solo il body fa riferimento.

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Attualmente è in progettazione una nuova serie denominata “Mick” (da Michele, il mio primogenito) dove è mia intenzione utilizzare solo componentistica italiana, dall’hardware ai pickup e naturalmente i legni. La mia capacità costruttiva confezionerà uno strumento totalmente made in Italy.

Per gioco nel 2021 ho iniziato anche a produrre una linea di bassi elettrici di chiara ispirazione Sting Ray con risultati a mio parere entusiasmanti.

Una scelta fondamentale nel campo delle chitarre elettriche (ma anche dei bassi) sono ovviamente i pickup. Quali sono le tue scelte in tal senso?

Non ho una regola fissa nella scelta dei pickup, perché è tutto così ampiamente personalizzabile che il più delle volte è il cliente stesso a darmi precise indicazioni tecniche in base ai suoi gusti.
In quei casi in cui debba io scegliere un set di pickup mi lascio guidare del mio istinto, è difficile da spiegare, è una sorta di fiuto, di sesto senso. L’immaginazione e l’esperienza svolgono un ruolo fondamentale e fortunatamente internet è una miniera d’oro dove molti produttori ti offrono la possibilità di poter ascoltare molti prodotti e quindi ti permettono di convalidare o cestinare una propria idea.

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Parliamo ora dei progetti “custom”: quanto grado di personalizzazione riesci a concedere ai musicisti o addirittura accetti anche progetti totalmente “da zero”?

Lo strumento di liuteria è come un’abito su misura, quindi spesso si parte da zero, chiaramente sarebbe preferibile partire da una serie esistente per ovvie ragioni organizzative e di costi, ma non è sempre così.

Anche la customizzazione è libera e massima, dalla scelta dei legni, all’hardware, all’elettronica, alla scala, al radius, alle finiture ecc. nei limiti del possibile cerco sempre di spingermi oltre realizzando i desideri del cliente.

Attualmente, come riflesso della pandemia, stiamo assistendo a una certa difficoltà sull’approvvigionamento di materie prime, accessori, etc… come si sta riflettendo questa situazione sulla tua attività? Quanto tempo passa in questo momento dal momento dell’ordine alla consegna dello strumento al cliente?

Posso dire che al momento non ho avuto grosse difficoltà nell’approvvigionamento di materiale, ma c’è anche da considerare che non faccio grossi numeri e mi limito a costruire pochi pezzi all’anno per cui la mia situazione produttiva non testimonia realmente il fenomeno di cui mi parli.

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I tempi di consegna dall’ordine, indipendentemente di quanto detto prima, sono variabili e dipendenti dal grado di difficoltà del progetto stesso, può passare 1 mese ma anche 2 o 3, varia anche in base agli impegni di entrambi, tieni conto che a me piace, e lo trovo doveroso, coinvolgere il cliente nelle varie fasi di costruzione il quale è chiamato spesso a visionare di persona i dettagli e ad esprimere opinioni anche su cose che potrebbero sembrare sciocche e ovvie.
Reputo fisiologico infatti, in certi casi, che il progetto sia più del musicista che mio, ed è giusto che la nascita, la crescita e l’ultimazione dello strumento venga condivisa il più possibile.

Oltre alla costruzione offri ovviamente tutte le possibilità di riparazione, setup e modifica di strumenti già esistenti. Ti ricordi il lavoro più strano o più difficile che ti sei trovato di fronte?

Mi capita spesso di dover customizzare un circuito su richiesta, magari con aggiunte di più split, ma quando lo spazio fisico del vano elettronica è veramente minimo, allora il gioco si fa duro nel riuscire a miniaturizzare e sfruttare tutti i millimetri disponibili. In questi casi tutte la mie pregresse doti di modellista mi tornano utili, il che, abbinato alle mie mani piccole, mi permette di eseguire lavori difficili anche in posti piccoli.

Anche il ritastaggio con tasti inox è un’incubo per me, sono duri da tranciare e, sarà che ho mani piccole e poco forzute, ma ogni volta per i due giorni successivi soffro di tendinite alle mani.

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L’ultima domanda è forse po’ “filosofica” ma neanche troppo: cos’è per te un “buon suono”? Come ti accorgi che qualcosa che stai realizzando sta andando per il “verso giusto”?

Secondo me un buon suono è l’alleanza di buoni elementi e buoni componenti, la qualità in tutti gli aspetti tecnici è di fondamentale importanza nella riuscita di un progetto. A mio parere il legno è l’elemento principe in questo senso ed ha un ruolo primario, il taglio, la stagionatura, la robustezza, la massa, sono tutti elementi da tenere in considerazione si si vuole ottenere il massimo.
Reputo che sia il legno, abbinato ad una costruzione a regola d’arte, a dare carattere e bontà di vibrazione alla corda, la quale, ancorata a un buon ponte e a un buon capotasto, potrà esprimersi al meglio.

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Mi accorgo, infatti, che se uno strumento suona e vibra bene da spento (quindi non amplificato) allora il gioco è fatto e tecnicamente il risultato è garantito. I pickup, infine, anch’essi importantissimi e di qualità, contribuiranno ad aggiungere ulteriore carattere e corpo ad una voce che è già superlativa dalla fonte.

Visita ora il sito ufficiale di ArteLab Guitars e segui le sue creazioni grazie alla pagina su Facebook e al profilo Instagram.