Le scale modali sono un argomento che divide il mondo dei musicisti. C’è chi le considera indispensabili e chi le ritiene addirittura controproducenti. Andrea Saffirio, giovane pianista e docente presso il Saint Louis College of Music di Roma, ha deciso di fare chiarezza con un video didattico che affronta la questione dalle fondamenta, smontando alcuni equivoci comuni e offrendo una prospettiva concreta e applicabile.
Cosa sono davvero i modi e perché studiarli
Il primo problema con le scale modali è proprio comprendere a cosa servono. Apparentemente i modi non sono altro che diversi punti di vista per approcciare la stessa scala: se suoniamo la scala di Do maggiore partendo da Re, otteniamo il modo dorico; se partiamo da Mi, il modo frigio, e così via.
La domanda che sorge spontanea è: che senso ha studiare sette modi della scala di Do maggiore se alla fine sto sempre suonando le stesse note ?
La risposta, spiega Saffirio nel suo video, sta nella gerarchia delle note e nel centro gravitazionale. Non tutte le note hanno lo stesso peso: quando suoniamo Do ionico (la classica scala maggiore), il Do è il centro gravitazionale e le altre note hanno funzioni specifiche rispetto ad esso. Ma se suoniamo la stessa scala con Re come centro gravitazionale, otteniamo una sonorità completamente diversa, anche se le note sono identiche.
I sette modi della scala maggiore: una mappa pratica
Saffirio passa in rassegna i sette modi della scala maggiore con un approccio metodico, collegando ciascun modo all’accordo che si costruisce su quel grado:
- Ionico (I grado): corrisponde alla scala maggiore classica, accordo maggiore settima
- Dorico (II grado): accordo minore settima
- Frigio (III grado): accordo minore settima
- Lidio (IV grado): accordo maggiore settima
- Misolidio (V grado): accordo di dominante (settima)
- Eolio (VI grado): scala minore naturale, accordo minore settima
- Locrio (VII grado): accordo semidiminuito
Il vero trucco per padroneggiare questi modi non è suonarli tutti partendo dalla stessa scala maggiore (Do ionico, Re dorico, Mi frigio…), ma confrontare la stessa fondamentale con diversi modi (Do ionico, Do dorico, Do frigio…).
Questo approccio rende evidente il cambiamento di sonorità e permette di memorizzare meglio le differenze.
Il metodo alternativo per visualizzare i modi
Una delle parti più interessanti del video è il sistema semplificato che Saffirio propone per calcolare rapidamente qualsiasi modo senza dover fare ragionamenti troppo complessi. Invece di concentrarsi sulla scala maggiore di origine, suggerisce di partire dalle scale maggiore o minore naturale già conosciute e applicare piccole modifiche:
- Dorico: scala minore naturale con la sesta maggiore
- Frigio: scala minore naturale con la seconda minore
- Lidio: scala maggiore con la quarta aumentata
- Misolidio: scala maggiore con la settima minore
- Eolio: semplicemente la scala minore naturale
- Locrio: salire di un semitono dalla fondamentale e suonare la scala maggiore
Questo sistema rende tutto più veloce e intuitivo, soprattutto quando si lavora su tonalità meno immediate.
Un percorso in tre tappe
Il video di Saffirio è solo la prima parte di una trilogia dedicata alle scale modali, che verrà pubblicata sul suo canale YouTube.
Nei prossimi episodi verranno affrontati due aspetti cruciali: come utilizzare i modi per costruire accordi (un aspetto spesso sottovalutato) e come applicarli all’improvvisazione jazz. L’approccio è volutamente progressivo: prima comprendere cosa sono i modi e come funzionano, poi scoprire come sfruttarli nella pratica musicale.
Approfondisci con il corso di Andrea Saffirio su Musicezer
Per chi vuole approfondire non solo le scale modali ma l’intero universo del pianoforte jazz, Andrea Saffirio è autore di un videocorso completo disponibile su Musicezer: Piano Jazz per Principianti.
Il corso, pensato per chi si avvicina al jazz da zero o vuole consolidare le basi, copre armonia, improvvisazione e tecnica pianistica con lo stesso approccio chiaro e diretto che caratterizza le sue lezioni al Saint Louis College of Music.
Saffirio, diplomato con il massimo dei voti e menzione sia al triennio che al biennio di pianoforte jazz, oltre che in un master di secondo livello in Composizione Jazz, porta nei suoi corsi l’esperienza maturata come docente e come compositore e arrangiatore per ensemble di varie dimensioni.
La sua attività didattica, che lo ha visto insegnare anche presso i conservatori di Piacenza, La Spezia e Frosinone, si fonda su un principio basilare quanto veritiero: la teoria musicale ha senso solo se si capisce come applicarla.









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