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Block Chords e Scala Bebop: i segreti al piano di Bill Evans e Oscar Peterson

Block chords e scala bebop: come armonizzare i temi jazz con la tecnica orchestrale di Bill Evans e Oscar Peterson.

Quando si ascolta un pianista jazz armonizzare un tema con quella pienezza orchestrale che ricorda quasi una big band, dietro c’è una tecnica precisa che ha reso immortali le esecuzioni di Bill Evans e Oscar Peterson: i block chords.
Non si tratta di semplici accordi, ma di un metodo di armonizzazione che trasforma ogni nota della melodia in un piccolo universo sonoro a cinque voci, costruito su un principio tanto elegante quanto efficace.

È questo uno degli argomenti toccati dal corso Piano Jazz – Oltre il Real Book di Francesca Tandoi su Musicezer, un corso di pianoforte jazz per andare oltre lo standard playing: leggere, interpretare e armonizzare gli standard con consapevolezza e libertà creativa.

Cosa sono i block chords

I block chords sono accordi che si sviluppano nell’arco di un’ottava: la nota al basso e la nota al canto sono esattamente la stessa nota. Se il voicing di partenza è costruito su quattro note, aggiungendo la fondamentale anche al basso si ottiene un voicing a cinque voci.

Questo approccio crea un suono compatto e denso, in cui melodia e armonia si muovono insieme come un blocco unico. Ogni nota del tema viene armonizzata mantenendo la stessa nota agli estremi dell’accordo, con le altre voci distribuite nel mezzo.

La tecnica elimina lo spazio vuoto tra basso e melodia, riempiendo il pianoforte di armonia senza appesantire. Il risultato è un suono che ricorda quello di una big band in miniatura, capace di sostenere l’intero tema senza bisogno di una sezione ritmica.

La scala bebop: cromatismo tra quinto e sesto grado

Per armonizzare con i block chords serve padroneggiare l’armonizzazione della scala bebop. Si tratta di una scala maggiore (o minore) a cui viene aggiunto un cromatismo tra il quinto e il sesto grado. Questo dettaglio trasforma una scala di sette note in una scala di otto, creando una simmetria ritmica utile per l’armonizzazione.

La particolarità di questa scala è che la sua armonizzazione presenta un alternarsi di due accordi che si ripetono sempre: tutti gli altri gradi sono rivolti di questi due accordi fondamentali.

Nella scala di Do maggiore bebop, il primo grado viene armonizzato con un Do sesta. Il secondo grado è un Re diminuito. Il terzo grado è un rivolto di Do sesta, il quarto è un rivolto di Re diminuito (che chiameremo Fa diminuito), il quinto è ancora un rivolto di Do sesta, e così via.

Gli accordi diminuiti che compaiono sulla scala bebop rappresentano in realtà il quinto grado senza fondamentale. Un Re diminuito, Fa diminuito, La bemolle diminuito e Si diminuito sono tutti rivolti dello stesso accordo, e rappresentano un Sol settima con nona bemolle senza la fondamentale.

Armonizzando la scala bebop si ottiene quindi un’alternanza continua: primo grado (Do sesta), quinto grado senza fondamentale (accordo diminuito), primo grado, quinto grado senza fondamentale, e così via. Ogni passaggio crea tensione e risoluzione, guidando la melodia in modo fluido e cromatico.

Come funziona l’armonizzazione

Quando si armonizza un brano con i block chords, si prende ogni nota del tema e la si veste con un accordo completo. La nota al canto e la nota al basso sono identiche, mentre le voci intermedie completano l’accordo secondo la logica della scala bebop.

Se la nota della melodia corrisponde a un grado della scala che viene armonizzato con un accordo di sesta (primo grado), si usa quell’accordo. Se corrisponde a un grado armonizzato con un accordo diminuito (che rappresenta il quinto grado senza fondamentale), si usa quello.

Il movimento risultante è una successione di tensione-risoluzione che accompagna la melodia dall’inizio alla fine del tema. Non ci sono salti bruschi o vuoti armonici: ogni nota ha il suo peso e ogni accordo si collega al successivo con naturalezza.

Questa tecnica richiede precisione nelle diteggiature e consapevolezza armonica. Una volta interiorizzata, permette di creare arrangiamenti orchestrali anche in assenza di altri strumenti.

Applicazione pratica: Beautiful Love

Francesca Tandoi utilizza come esempio pratico Beautiful Love, uno standard in Re minore che si presta perfettamente all’armonizzazione con i block chords. Il brano oscilla tra Re minore e la sua relativa maggiore (Fa maggiore), caratteristica tipica di molti standard jazz.

Armonizzando ogni nota del tema con un block chord, si ottiene un tappeto armonico denso in cui la melodia procede accompagnata da accordi completi. Le prime note di pickup possono essere armonizzate con le prime note della scala bebop armonizzata, creando subito l’atmosfera giusta.

Quando il tema passa per un accordo di Mi semidiminuito, si armonizza mantenendo la nota della melodia sia al basso che al canto, con le altre note del Mi semidiminuito distribuite nel mezzo. In alcuni casi, per rendere l’accordo più ricco, si può sostituire una nota (come la fondamentale) con un’estensione (come la nona).

Durante l’armonizzazione di Beautiful Love, Tandoi si muove sulla scala bebop con l’alternanza di accordi spiegata in precedenza: accordi di sesta sul primo grado e accordi diminuiti che funzionano da quinto grado. Il risultato è un movimento fluido che segue la melodia battuta dopo battuta.

Quando usare i block chords

I block chords sono particolarmente efficaci nell’esposizione dei temi, quando si vuole dare peso e pienezza alla melodia. Non sono una soluzione per l’intero brano: alternare i block chords con altri approcci armonici (come i voicing con 1-7-1-3 o i rootless voicing) crea varietà e mantiene vivo l’interesse dell’ascoltatore.

Francesca Tandoi sottolinea che in un brano può esserci un’alternanza di tecniche diverse. I block chords possono essere usati in una sezione specifica, mentre altre sezioni vengono armonizzate con voicing più aperti o con progressioni 2-5-1 tradizionali. Questo crea una grande varietà nell’esecuzione.

Oscar Peterson usava i block chords con precisione ritmica, creando sezioni in cui il pianoforte sembrava una big band. Bill Evans li integrava con voicings più rarefatti, creando contrasti dinamici e armonici. Entrambi sapevano quando usarli e quando lasciare spazio ad altri approcci.

Studio e pratica

Studiare i block chords richiede pazienza e metodo. Il primo passo è padroneggiare l’armonizzazione della scala bebop in tutte le tonalità, sia maggiori che minori. La scala minore bebop funziona esattamente come quella maggiore, con il cromatismo tra quinto e sesto grado.

L’esercizio fondamentale è armonizzare la scala bebop con i block chords, ascendente e discendente, in tutte le tonalità. Non basta suonare meccanicamente: serve sapere quale funzione armonica ha ogni accordo, quale tensione crea, come risolve.

Un secondo passaggio è studiare le registrazioni dei maestri. Ascoltare come Bill Evans e Oscar Peterson armonizzano i temi, dove inseriscono i block chords, come li alternano ad altri approcci. Anche solo trascrivere poche battute aiuta a capire la logica dietro le scelte armoniche.

I block chords sono una tecnica avanzata che si costruisce su fondamenta solide: conoscenza degli accordi, controllo delle diteggiature, consapevolezza armonica. Senza queste basi, armonizzare con i block chords rischia di diventare un esercizio vuoto, meccanico, privo di senso musicale.

Il suono dei maestri

Alla fine, i block chords non sono solo una tecnica: sono un suono. Quel suono denso, orchestrale, che riempie lo spazio senza bisogno di altri strumenti. Quel colore jazzistico che fa riconoscere un pianista anche a occhi chiusi.

Padroneggiare questa tecnica significa aggiungere uno strumento espressivo al proprio arsenale pianistico. Non è l’unica via per armonizzare un tema, ma è una di quelle cose che, una volta imparate, cambiano il modo in cui si pensa al pianoforte jazz.

Per chi vuole approfondire in modo strutturato l’armonizzazione con i block chords, la scala bebop e tutte le tecniche di voicing per il piano jazz, il corso Piano Jazz – Oltre il Real Book di Francesca Tandoi su Musicezer offre un percorso completo e progressivo, con dodici videolezioni dedicate all’interpretazione degli standard, dalla lettura delle sigle del Real Book fino alle tecniche avanzate di armonizzazione e accompagnamento.



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