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Chitarra classica e unghie: come trattarle per suonare meglio

Manicure” fa subito pensare a un vezzo estetico, ma per chi suona chitarra classica è una questione molto più concreta: la qualità del suono passa anche (e spesso soprattutto) da lì. Il musicista Gabriele Curciotti lo dice senza giri di parole in questo video il collaborazione con Seiscuerdas: le unghie sono per il chitarrista quello che l’archetto è per il violinista o l’ancia per un fiato, cioè l’interfaccia tra musicista e strumento.​

Il punto chiave è semplice: la corda è liscia; se l’unghia è rovinata e “abrasiva”, il risultato tende a diventare più aspro e poco controllabile. Il suono metallico può anche essere una scelta espressiva, ma deve essere un’opzione voluta, non un effetto collaterale quotidiano.​

Il vero nemico: la superficie “ruvida”

Nel video viene mostrata una differenza immediata: un’unghia ben rifinita produce un attacco più pulito, mentre una non curata (come il mignolo, spesso “fuori servizio”) restituisce un suono più graffiante. Non è magia, è meccanica: se la superficie non scorre, “gratta”.​ Non basta che l’unghia abbia una bella forma, deve anche scorrere bene sulla corda.​

Per dare forma e rifinire, Curciotti consiglia lime di ferro di buona qualità, con grane fini (anche se una leggermente meno fine può servire in alcuni casi, ad esempio sul pollice o con unghie molto lunghe). Il motivo è strutturale: l’unghia è fatta “a strati” di cheratina e una grana troppo aggressiva rischia di sfaldarla, rendendola più fragile e predisposta a fratture.​

Le lime di cartone “usa e getta” sono da evitare, perché possono aprire gli strati e rovinare l’unghia. Molto utili invece le lime multi-grana, usate in sequenza (da media a più fine) per eliminare progressivamente le micro-asperità create dalla grana precedente.​

Forma: niente punte, niente spigoli, poche “onde”

Sulla forma non esiste una ricetta universale: dipende da dita, crescita naturale dell’unghia e differenze anche tra un dito e l’altro. Però ci sono due paletti importanti:​

  • Evitare la forma “a punta”: crea uno spigolo tipo plettro e peggiora la qualità dell’attacco.​
  • Ridurre al minimo onde e discontinuità: più la superficie è omogenea, meno l’unghia si “incastra” durante il passaggio sulla corda.​

Curciotti suggerisce di limare con un angolo indicativo intorno ai 45°, poco per volta, controllando spesso per non accorciare troppo (classico errore che poi costringe ad aspettare la ricrescita).​

Per valutare davvero lunghezza e forma, non bisogna guardare l’unghia dall’alto “come fosse una mano in posa”, ma nella posizione in cui la vede la corda: mano orientata in modo da osservare il profilo reale che entra in contatto con la corda. È un controllo semplice, ma decisivo per capire se la forma è funzionale al tuo tocco.​

Per approfondire, vi lasciamo al video. Buona visione e buona… manicure!



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