Pierangelo Mezzabarba, fondatore della Mezzarba Custom Amplification, è una persona che sperimenta praticamente da sempre, e oggi lo dimostra per l’ennesima volta con un esperimento non “estremo”, bensì una creazione della sua visione sonora più intima, la 101R.
Perchè rivisitazione sul tema?
Conosciamo abbastanza la “madre” di questa testata, ovvero la 101, storica partner negli studi di Musicoff, da poco ritolexata.
Parliamo di un amplificatore dal forte carattere inglese, Pierangelo attinge dal sound del Regno Unito e ne crea consona alla sua storia sonora personale.
Possiamo reputare la 101R un tributo al guitar tone che ha caratterizzato i Pink Floyd e gli Who o anche i Rolling Stones, Genesis, Thin Lizzy, Aerosmith, Cheap Trick, Fleetwood Mac.
L’ intero amplificatore viene rivisto e riadattato allo scopo, non abbiamo più un amplificatore che nasce dal momento in cui Jim Marshall mise le mani sulle modifiche dei primi Fender dell’epoca, ma dall’idea di David Reeves (Hiwatt), nome che a alcuni dovrebbe far scattare una lampadina non indifferente.
Cambia tutto, dalla sezione di preamplificazione fino allo stadio di potenza, di derivazione più moderna del brand Mezzabarba ma con caratteristiche apposite per un amplificatore monocanale e per avere più punch. È stato progettato, infatti, un trasformatore custom per un risultato senza compromessi, un sound molto meno “classico” rispetto alla “vecchia” 101.
Abbiamo un amplificatore a due canali (già ponticellati internamente), che sono il canale normal e il canale bright, le differenze sono più nel timbro che in un vero e proprio stadio di gain: il canale normal è il canale pulito inglese, mentre la sua derivazione bright ha un taglio di medio alte più pronunciate, il tutto con una costruzione totalmente point to point, su un finale 100 watt con EL34 con i due controlli di volume per i due canali, master volume, equalizzazione e controllo di Presence. Nessun loop effetti e solo la scelta del colore come opzione custom.
Doppia preamplificazione, come faceva Gilmour
Qui dobbiamo fare un excursus sul concetto di doppia preamplificazione: sia Gilmour, che il compianto Eddie Van Halen, utilizzavano un sistema molto particolare per ottenere un risultato timbrico estremamente particolare (soprattutto per l’epoca).
Il sistema si basava sull’ utilizzo di un amplificatore che “entra” in un altro amplificatore, con in mezzo un carico fittizio che abbatte l’energia che dovrebbe muovere il cono e facendo passare il segnale, che va dritto in un ulteriore testata che “ri-amplifica” il segnale in entrata (e degli effetti dopo di lei), aggiungendo non solo volume, ma un ulteriore stadio di saturazione, ulteriori armoniche, mantenendo una dinamica difficilmente replicabile con qualcos’altro.
Pierangelo ha creato una base per fare questo stesso tipo di setup, facendo i suoi test con una testata Mesa Boogie Mark III del 1986, con un carico fittizio, un delay e andando poi nella 101R.
Quindi noi con la 101R possiamo ri-amplificare una Skill o una M Zero, per ottenere quel tipo di rig che veniva utilizzato in quegli anni.
Parliamo di uno dei segreti dei grandi sound della storia del rock, che permettevano di avere un’effettiva differenza nel risultato finale e avere l’high gain, oggi una soluzione che per molti potrebbe essere folle in termini di ingombro e gestione, ma che senza alcuna ombra di dubbio non potrà mai essere soppiantata da nessuna simulazione.
Un amplificatore che perdona poco
“Infinito” potrebbe essere la parola che meglio può definire questo amplificatore, parliamo di un amplificatore con un headroom pari quasi al doppio di quello della “classica” 101: solo per il canale normal abbiamo un pulito di per sé già abbastanza brioso con medio alte molto a fuoco, che riesce anche a essere molto clinico ed estremamente dinamico anche quando si decide di suonare piano ma mantenendo integerrimo il suo carattere molto lineare.
Mantenendo un tale carattere è incline a essere un’ottima base per pedali, non risulta mai asettico e pur avendo questo clean perfetto la vocazione al rock è palese.
Il canale due, e qui siamo ai limiti dell’ ovvio, ha un timbro più bright, ma è anche leggermente più “cattivo” con un piccolo stadio di saturazione superiore, nulla di estremo, ma comunque coerente con la filosofia inglese preferita da Pierangelo alla base dell’amplificatore. Permette di avere un grit leggermente più aggressivo, usato da solo può dare l’impressione di essere un po’ graffiante, per cui la miscelazione con il canale normal la reputo quasi necessaria.
Come abbiamo detto non c’è il loop effetti, ma inserendo modulazioni e/o ritardi in input non si avvertono particolari enfasi.
Come tutti gli amplificatori di livello, non perdona alcuna sbavatura sonora, è a tutti gli effetti un amplificatore punitivo che ti farà pesare delle scelte di sound sbagliate o di playing altrettanto discutibili.
Parliamo di un amp che, come tutto il resto della produzione di Pierangelo, è cosa “da adulti”, non lo acquisti per far scena (o almeno non dovresti), ma per fare quello scatto non solo in termini sonori, per avere qualcosa che ti metta alla prova.
Probabilmente è uno degli amplificatori del brand che meglio si sposa con i pedali, io l’ho provato con il Jan Ray che è un pedale con un carattere abbastanza particolare e tende a essere un “simil” amplificatore Fender anni 60, ma il comportamento è stato estremamente malleabile e non sono andato troppo alla ricerca di uno sweet spot per farlo suonare bene.
Rispetto però a quello che può essere una M Zero o una Trinity, la curva di apprendimento è un filo meno complessa, per ovvie ragioni, però temo sia necessario un background sul suono abbastanza solido per non definirla solo “una testata con un pulito enorme”, giusto per capire quali sono i margini di manovra effettivi.
Perchè scegliere questo tipo di amplificatore?
La scelta di questo tipo di amplificatore, come effettivamente opzione custom rispetto alla storica 101, deve nascere da una scelta di necessità e da una scelta anche di gusto, ambedue consapevoli.
La necessità è quella di un amplificatore con una headroom molto alta, con una soglia di distorsione naturale praticamente nulla (a meno di diventare sordi o utilizzare dei carichi reattivi). Può essere una piattaforma per pedali molto british oriented.
Potremmo banalmente associarla all’utilizzo di un Hiwatt, ma parliamo degli ampli più datati con i trasformatori Partridge, che attualmente non sono più prodotti da diversi anni e caratterizzano quel sound degli anni 70 del brand inglese.

Parliamo di un prezzo di circa 3100 Euro, siamo su una fascia molto alta che purtroppo o per fortuna si scontra con delle realtà storiche consolidate (e loro esemplari vintage).
Possiamo però dire che, molti brand attuali di fascia alta e suono inglese sono orientati al mondo Marshall, mentre sono in pochi quelli che hanno effettivamente ricreato pedissequamente un sound di questo tipo (quantomeno in Italia), quindi possiamo effettivamente definirla l’arma finale per chi cerca quel sound.
Maggiori informazioni sul sito di Mezzabarba Custom Amplification.













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