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Strymon La Brea: dal nastro alla distorsione, tutto in analogico

Strymon continua ad allargare la propria Series A, la famiglia con cui il marchio californiano sta esplorando un territorio decisamente meno digitale rispetto a quello che lo ha reso famoso. Il nuovo La Brea Analog Tape Drive è infatti un pedale completamente analogico, costruito attorno a un’idea precisa: trasferire nel mondo dei drive alcune delle tecniche utilizzate per riprodurre la saturazione del nastro magnetico.

Il punto di partenza arriva da un prodotto ben conosciuto dagli utenti Strymon: Deco. Ma La Brea non è semplicemente il suo circuito di saturazione separato dal resto. Il progetto nasce oltre dieci anni fa dagli studi compiuti all’interno dell’azienda sulle tecniche impiegate per simulare il comportamento del nastro e si è progressivamente trasformato in un circuito analogico autonomo.

Il risultato è un pedale che può muoversi dal leggero trattamento dinamico di un suono pulito fino a territori decisamente più saturi, arrivando, con le regolazioni più spinte, a comportamenti vicini a quelli di un fuzz.

Dal tape warmth al fuzz

Il controllo principale è Tape Sat, responsabile della quantità di saturazione applicata al segnale. Alle regolazioni inferiori La Brea lavora soprattutto sui transienti, introducendo compressione e un leggero breakup; aumentando il controllo crescono armoniche, sustain e distorsione.

Uno switch Gain, con le posizioni Norm e High, modifica il range disponibile. In Norm il pedale rimane nel territorio del low e medium gain, mentre High permette al circuito di raggiungere livelli di saturazione molto più importanti.

Strymon descrive il comportamento del circuito prendendo come riferimento i fenomeni associati alla registrazione analogica, compreso l’utilizzo di tecniche di pre-enfasi e de-enfasi riconducibili a quelle dei registratori magnetici. L’obiettivo non è quindi soltanto ottenere clipping, ma modificare anche risposta dinamica e distribuzione armonica del segnale.

Questo spiega perché La Brea possa essere impiegato anche con livelli di saturazione molto contenuti, quasi come uno stadio di condizionamento del suono, prima ancora che come un vero overdrive.

Il controllo Dry è più importante di quanto sembri

Una delle caratteristiche meno comuni è il controllo Dry, che permette di reinserire in uscita il segnale non saturato. Il livello può essere regolato fino a escluderlo completamente oppure arrivare a +6 dB di boost.

Soprattutto, il percorso dry rimane in fase con quello processato. Non si tratta quindi soltanto di un semplice controllo wet/dry: miscelando il segnale originale con quello compresso e saturato è possibile recuperare attacco, definizione e transienti senza rinunciare alla componente armonica generata dal circuito.

La funzione può diventare particolarmente interessante con il basso, con strumenti accordati molto in basso oppure quando La Brea viene inserito prima di altri pedali di gain. Mantenere una parte consistente del segnale originale significa infatti conservare maggiore precisione sulle basse frequenze e un attacco più netto.

Portando invece Level al minimo, il percorso Dry può essere utilizzato da solo, trasformando di fatto il pedale anche in uno strumento per regolare o incrementare il livello del segnale pulito.

Shift modifica la parte alta dello spettro

Accanto ai controlli Tape Sat, Level e Dry troviamo lo switch a tre posizioni Shift.

In posizione Flat il circuito mantiene una risposta sostanzialmente estesa sull’intero spettro. High introduce un incremento sulle frequenze più alte, mentre Mid aggiunge maggiore presenza nella zona medio-alta insieme all’intervento sulle alte frequenze.

È un controllo apparentemente semplice, ma utile soprattutto perché la saturazione tende fisiologicamente ad ammorbidire i transienti e la parte superiore dello spettro. Shift permette quindi di recuperare apertura oppure una maggiore capacità di emergere nel mix senza ricorrere a un equalizzatore tradizionale a più bande.

Alimentato a 9 volt, ma il circuito lavora a 24

Un altro elemento significativo riguarda l’alimentazione. Esternamente La Brea utilizza il consueto standard 9 V DC center negative, ma internamente la tensione viene elevata a 24 volt.

La maggiore tensione operativa mette a disposizione più headroom e consente al circuito di coprire un intervallo piuttosto ampio: dal clean boost alla saturazione pesante. È una scelta che dovrebbe anche contribuire a mantenere contenuto il rumore quando il pedale viene utilizzato con regolazioni meno esasperate.

L’alimentatore non è incluso e Strymon richiede una sorgente da 9 V DC e almeno 500 mA.

L’ingresso mono è ad alta impedenza e utilizza un buffer JFET, mentre l’uscita è a bassa impedenza. Il bypass è true bypass.

Series A significa niente DSP, MIDI o firmware

La Brea entra nella Series A accanto agli altri progetti analogici recenti di Strymon e rende ancora più evidente la filosofia della famiglia.

Qui non ci sono DSP, conversioni digitali, MIDI, USB, preset o firmware da aggiornare. Il percorso audio è interamente analogico e l’interfaccia è volutamente immediata: quattro controlli, due switch e un footswitch.

Una scelta quasi controcorrente per un costruttore che ha costruito una parte importante della propria reputazione su algoritmi DSP particolarmente sofisticati. Ma è proprio questo il senso della Series A: dare spazio ai progetti del reparto analogico senza necessariamente trasformarli in piattaforme digitali programmabili.

È presente anche un jumper interno con cui modificare il comportamento del pedale all’accensione. Spostandolo nella seconda posizione La Brea può attivarsi automaticamente quando riceve alimentazione, funzione utile soprattutto nelle pedalboard complesse o quando il pedale viene installato in rack o in posizioni poco accessibili.

Difficile da mettere in una sola categoria

Dal punto di vista pratico, probabilmente l’aspetto più curioso di La Brea è proprio la difficoltà nel definirlo con una sola etichetta.

Con poco Tape Sat può lavorare sulla dinamica e sulla densità del suono quasi senza produrre una distorsione evidente. Aumentando il gain entra nel territorio dell’overdrive e della distorsione compressa; con Gain su High e Tape Sat vicino al massimo può invece arrivare a texture decisamente fuzz.

Il controllo Dry permette inoltre di utilizzare quantità di saturazione molto elevate senza perdere necessariamente tutta la definizione del segnale originale.

La Brea misura circa 11,5 x 7,2 x 5,9 centimetri, utilizza connessioni mono ed è progettato e costruito negli Stati Uniti. Al momento del lancio il prezzo indicato da Strymon per il mercato statunitense è di 199 dollari, mentre le prime disponibilità europee lo collocano intorno ai 229 euro.

Con La Brea, insomma, Strymon torna sul concetto di saturazione a nastro già esplorato con Deco, ma questa volta lo libera da delay, modulazioni e DSP. Rimane soltanto il drive, e il risultato è un circuito analogico che può fare parecchie cose prima ancora di essere costretto dentro la solita casella “overdrive”.



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