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Eventide H9 Gen 2: il ritorno di un classico, cos’è cambiato?

L'Eventide H9 Gen 2 eredita 74 algoritmi dall'H90, con hardware aggiornato e un solo effetto utilizzabile alla volta.

Per oltre un decennio, l’Eventide H9 ha rappresentato una soluzione particolare nel mondo degli effetti per chitarra: mettere a disposizione una parte importante delle elaborazioni digitali della casa americana in un pedale compatto, senza dover ricorrere a rack o processori multieffetto di grandi dimensioni. Con il nuovo Eventide H9 Harmonizer Gen 2, presentato nel giugno 2026, quella filosofia rimane sostanzialmente invariata, ma cambia buona parte della tecnologia che la rende possibile.

Il nuovo modello adotta un’architettura di elaborazione ARM della famiglia H90, comprende 74 algoritmi e oltre 1.000 preset e introduce il pitch shifting polifonico basato sulla tecnologia SIFT. A questi si aggiungono un’interfaccia completamente riprogettata, collegamenti aggiornati e una maggiore flessibilità di utilizzo. Resta però una differenza fondamentale rispetto al fratello maggiore H90: l’H9 Gen 2 può eseguire un solo algoritmo alla volta. Una limitazione che non è necessariamente un difetto, ma che incide parecchio sulla scelta del musicista. Vediamo quindi cosa offre realmente questa seconda generazione, quali problemi risolve rispetto al passato e in quali situazioni può avere più senso utilizzarla.

Per chi ha fretta

Cos’è: multieffetto digitale a pedale, seconda generazione dell’Eventide H9, con architettura ARM della famiglia H90 e un algoritmo attivo alla volta.

Effetti e preset: 74 algoritmi, comprese le librerie complete di H90 e H9 Max, oltre 1.000 preset e compatibilità con quelli dell’H9 originale.

Pitch shifting: tecnologia polifonica SIFT utilizzata negli algoritmi PolySynth, Polyphony, PolyFlex e Prism Shift.

Collegamenti: due ingressi e due uscite audio, MIDI DIN In e Out/Thru, USB-C, ingressi separati per pedale d’espressione e switch ausiliari.

Specifiche audio: conversione AD/DA a 24 bit e 48 kHz, elaborazione DSP a 32 bit floating point, ingressi e uscite configurabili per livelli strumento o linea.

Alimentazione e dimensioni: 9–12 V DC, centro positivo, alimentatore da 12 V/1 A incluso; dimensioni di circa 133 × 127 × 69 mm e peso di 600 grammi.

Prezzo di lancio: 599 dollari negli Stati Uniti e 694 euro sul mercato europeo.

Cosa cambia rispetto al primo Eventide H9

Il primo H9 aveva un’impostazione ben precisa: un solo algoritmo attivo, pochi controlli fisici e una gestione delle funzioni avanzate affidata in larga parte al software. Il display a sei caratteri non aiutava particolarmente nella navigazione, mentre la suddivisione del catalogo tra diverse versioni del pedale e algoritmi acquistabili separatamente rendeva meno immediata anche la scelta iniziale. La seconda generazione conserva il principio del singolo algoritmo, ma elimina la frammentazione del catalogo: tutti i 74 algoritmi sono disponibili fin dall’acquisto, senza ulteriori pacchetti da sbloccare.

Il cambiamento più evidente riguarda l’interfaccia. Il piccolo display alfanumerico lascia spazio a uno schermo da 2,5 pollici, affiancato da nuovi pulsanti e controlli dedicati, mentre la vecchia connessione micro-USB viene sostituita dalla USB-C. Sul piano dell’elaborazione, l’adozione della piattaforma ARM utilizzata dalla famiglia H90 consente di eseguire algoritmi che il primo H9 non poteva gestire, in particolare quelli dedicati al pitch shifting polifonico. Un’altra novità importante è lo spillover tra i preset, che permette alle code di delay e riverbero di continuare anche dopo il richiamo di un nuovo suono, evitando interruzioni brusche.

A completare l’aggiornamento troviamo convertitori più recenti, una gestione più flessibile dei livelli audio e collegamenti separati per espressione e controlli ausiliari. Chi possiede già una libreria di preset sviluppata sul vecchio H9 può inoltre importarla nel nuovo modello, senza dover ricostruire da zero il proprio repertorio. Il confronto con l’H90 è inevitabile: entrambi mettono a disposizione il catalogo di algoritmi Eventide, ma l’H90 permette di combinarne due contemporaneamente, mentre l’H9 Gen 2 ne utilizza uno solo. È questa, più di qualsiasi altra specifica, la distinzione da tenere presente.

Hardware, conversione e collegamenti

La dotazione dell’H9 Gen 2 è pensata per consentire l’inserimento del pedale in configurazioni molto diverse, dalla pedaliera tradizionale a un sistema digitale con controllo MIDI, fino a un setup da studio. Gli ingressi audio sono due jack TS da 6,3 mm, utilizzabili con segnali a livello strumento o linea. L’impedenza d’ingresso supera i 600 kΩ in modalità strumento e gli 80 kΩ in modalità linea. Nel primo caso il pedale può essere collegato direttamente a una chitarra con pickup passivi, limitando il carico elettrico sul segnale; nel secondo può ricevere livelli più elevati, come quelli provenienti da un loop effetti, da un sintetizzatore o da altre apparecchiature audio.

Il livello massimo d’ingresso dichiarato è di +4 dBu in modalità strumento e +14 dBu in modalità linea. Ingressi e uscite possono essere configurati separatamente, una possibilità utile quando si devono collegare dispositivi con livelli operativi differenti. La conversione AD/DA lavora a 24 bit e 48 kHz, mentre l’elaborazione interna avviene a 32 bit in virgola mobile. La latenza di base dichiarata è di 3,4 millisecondi, un valore contenuto, anche se è importante distinguerlo dal ritardo introdotto da determinati algoritmi, che può essere sensibilmente superiore.

Le due uscite audio, anch’esse su jack TS, presentano un’impedenza di 220 Ω, con un carico consigliato di almeno 10 kΩ. La regolazione dei livelli avviene attraverso i parametri dei preset e le impostazioni disponibili nel sistema, anziché tramite una tradizionale manopola di volume generale.

Bypass, routing e gestione del segnale

L’H9 Gen 2 offre due modalità di bypass: DSP e Relay. La prima mantiene il segnale nel percorso digitale e consente di conservare le code degli effetti durante il bypass, mentre la seconda utilizza relè fisici per collegare direttamente ingressi e uscite, escludendo l’elaborazione digitale. Durante il funzionamento degli effetti non è invece previsto un percorso dry analogico dedicato. Per chi utilizza sistemi paralleli è disponibile la funzione Kill Dry, che elimina il segnale non elaborato dall’uscita del pedale, evitando di sommarlo a un altro percorso dry e riducendo il rischio di interferenze di fase.

Sono presenti anche le modalità di routing Pre/Post e Wet/Dry. La prima permette di inserire il pedale in una configurazione a quattro cavi, scegliendo se collocare l’effetto prima del preamplificatore oppure nel loop dell’amplificatore. La seconda è pensata per sistemi con un percorso elaborato e uno pulito, per esempio quando si utilizzano due amplificatori. Bisogna però ricordare che, essendo disponibile un solo algoritmo alla volta, non è possibile utilizzare contemporaneamente due effetti indipendenti, uno prima e uno dopo il preamplificatore: la collocazione viene definita per ciascun preset.

Espressione, MIDI e alimentazione

La dotazione comprende due ingressi TRS separati: EXP, dedicato al pedale d’espressione o a segnali di controllo CV, e CTL, destinato agli switch ausiliari. Per l’espressione Eventide indica pedali con potenziometro lineare da 10 a 25 kΩ, mentre l’ingresso CTL può gestire fino a tre pulsanti ausiliari. Il MIDI dispone di connessioni DIN a cinque poli, con ingresso e uscita configurabile anche come Thru. È presente inoltre il MIDI via USB-C, utile per integrare il pedale con computer, controller e sistemi di gestione dei preset.

La stessa porta USB-C viene utilizzata per gli aggiornamenti firmware e per il collegamento all’applicazione Eventide Control su macOS e Windows. Il supporto Bluetooth, inizialmente non disponibile al lancio, è stato successivamente abilitato tramite aggiornamenti software, consentendo anche l’utilizzo wireless con Eventide Control sui dispositivi supportati.

L’alimentazione richiede particolare attenzione: il pedale funziona a 9–12 V DC con polarità centro positiva, una configurazione diversa da quella utilizzata da molti comuni pedali per chitarra. L’assorbimento dichiarato è di 300 mA a 12 V e 400 mA a 9 V, mentre nella confezione è presente un alimentatore da 12 V e 1 A con spine intercambiabili. Il telaio misura circa 133 × 127 × 69 mm e pesa 600 grammi. Le connessioni posteriori sono piuttosto ravvicinate, un dettaglio da considerare soprattutto nelle pedaliere molto affollate, dove potrebbe essere necessario utilizzare jack con connettori compatti. Chi possiede accessori di montaggio progettati specificamente per il vecchio H9, come il Barn3 OX9, dovrà inoltre verificarne la compatibilità: la disposizione dei connettori e dei punti di fissaggio non è rimasta invariata.

Settantquattro algoritmi: il catalogo Eventide in un solo pedale

La quantità di effetti disponibili è uno degli aspetti centrali dell’H9 Gen 2, ma il numero degli algoritmi racconta soltanto una parte della storia. Le 74 elaborazioni coprono praticamente tutte le principali categorie: delay, riverberi, modulazioni, pitch shifting, distorsioni, sintetizzatori, effetti granulari, equalizzazione, looping e trattamento della voce. Non mancano alcuni dei nomi più conosciuti del catalogo Eventide, come Blackhole, SP2016 Reverb, H910, MicroPitch, TriceraChorus e CrushStation. Sono algoritmi nati in epoche differenti e con obiettivi anche molto diversi, dalla ricostruzione di elaborazioni storiche al sound design più sperimentale.

La novità più significativa rispetto al primo H9 riguarda però la possibilità di utilizzare i moderni algoritmi di pitch shifting polifonico. PolySynth, Polyphony, PolyFlex e Prism Shift sfruttano infatti la tecnologia proprietaria SIFT (Spectral Instantaneous Frequency Tracking), sviluppata per analizzare e modificare segnali contenenti più note contemporaneamente. In termini pratici, questo significa poter intervenire su accordi e parti polifoniche senza essere limitati alle tradizionali elaborazioni monofoniche, con risultati che dipendono naturalmente dal materiale sorgente e dalle impostazioni utilizzate.

Per gli algoritmi di armonizzazione diatonica è disponibile anche la funzione LEARN, già introdotta sull’H90, che contribuisce alla gestione del contesto armonico. A questa sezione si aggiunge Harmonizer+, la suite dedicata all’elaborazione vocale, che amplia le possibilità di utilizzo del pedale oltre il tradizionale ambito chitarristico.

Un’interfaccia più completa, ma non necessariamente più semplice

Il passaggio dal display alfanumerico del vecchio H9 allo schermo da 2,5 pollici rappresenta un miglioramento evidente nella gestione dei parametri. Questo non significa, però, che l’H9 Gen 2 sia diventato un pedale immediato come un normale delay a tre manopole. Le funzioni disponibili sono numerose e richiedono comunque una certa familiarità con l’organizzazione interna. Le due modalità operative principali sono Select e Perform, affiancate dalle sezioni di editing Presets e Parameters.

In Select si richiamano i suoni dalla playlist attiva, con la possibilità di passare alla visualizzazione per banchi, utile soprattutto dal vivo. Perform è invece dedicata al controllo durante l’esecuzione: i due footswitch possono assumere funzioni diverse, tra cui bypass, tap tempo, attivazioni momentanee e controllo degli HotSwitch. Questi ultimi permettono di modificare simultaneamente più parametri all’interno dello stesso preset, programmando variazioni anche sostanziali del suono senza cambiare algoritmo.

La sezione Presets consente di esplorare la libreria per categorie e algoritmi, mentre Parameters permette di intervenire sulle impostazioni dell’effetto. Tre Quick Knob forniscono un accesso diretto ai parametri selezionati, mentre la macro HotKnob consente di controllare più regolazioni attraverso un unico comando. Un aspetto importante è che tutte le principali operazioni di editing possono essere effettuate direttamente dal pedale, senza obbligare il musicista a utilizzare un computer o un dispositivo mobile.

Per chi lavora con molti preset, tuttavia, Eventide Control rimane uno strumento decisamente più pratico. L’applicazione permette di organizzare librerie e playlist, modificare i parametri, gestire routing e assegnazioni MIDI, importare contenuti compatibili e aggiornare il firmware. Il livello di approfondimento è notevole: alcuni parametri di modulazione, per esempio, possono essere sincronizzati su divisioni ritmiche che vanno dal sessantaquattresimo fino a 16 battute.

Rimangono alcune particolarità operative da conoscere. In modalità Perform, l’accordatore non dispone di un richiamo diretto tramite i due footswitch principali, mentre può essere assegnato a un controllo esterno. Anche la selezione della playlist attiva richiede l’accesso alle impostazioni del sistema o al software di gestione. Non sono necessariamente ostacoli insormontabili, ma sono dettagli che possono influenzare il modo di organizzare una pedaliera destinata al palco.

Dove può trovare posto l’H9 Gen 2

La versatilità dei collegamenti permette di utilizzare l’H9 Gen 2 in contesti piuttosto differenti. Non tutti, però, traggono lo stesso vantaggio dalla sua architettura a singolo algoritmo.

Con un amplificatore tradizionale

In una pedaliera collegata a un amplificatore valvolare, l’H9 Gen 2 può svolgere il ruolo di processore digitale dedicato, affiancandosi ai pedali analogici già presenti. Il routing Pre/Post consente di scegliere se impiegare un algoritmo prima del preamplificatore oppure all’interno del loop effetti. Si può quindi utilizzare un pitch shifter prima dell’ampli e richiamare successivamente un preset di delay o riverbero collocato nel loop. Il vantaggio è avere a disposizione elaborazioni molto diverse senza moltiplicare il numero di pedali; il limite, naturalmente, è non poterle utilizzare tutte contemporaneamente.

Accanto a un modeler digitale

Un’altra applicazione interessante riguarda i sistemi basati su modeler, come Neural DSP Quad Cortex e apparecchi analoghi. In questo caso l’H9 Gen 2 può essere impiegato come processore esterno per aggiungere gli algoritmi Eventide a una catena digitale già completa di simulazioni di amplificatori e cabinet. Il collegamento stereo consente di sfruttare gli effetti che lavorano sull’immagine stereofonica, mentre il MIDI permette di coordinare i cambi di preset con quelli del processore principale.

Non si tratta necessariamente di sostituire gli effetti già disponibili nel modeler, quanto di aggiungere elaborazioni con caratteristiche differenti, soprattutto nell’ambito del pitch shifting, dei riverberi e delle modulazioni.

In studio di registrazione

La possibilità di lavorare a livello linea rende l’H9 Gen 2 utilizzabile anche al di fuori della pedaliera. Può essere collegato agli ingressi e alle uscite di un’interfaccia audio oppure inserito in un sistema di mandate e ritorni di un mixer, per elaborare chitarre, tastiere, sintetizzatori e altre sorgenti. Da questo punto di vista, il pedale offre una parte importante delle possibilità sonore della piattaforma H90 in una soluzione più compatta. Anche in studio, però, bisogna considerare che l’elaborazione rimane limitata a un algoritmo per volta.

Per tastieristi e cantanti

Gli algoritmi di sintesi, le modulazioni e le elaborazioni polifoniche rendono l’H9 Gen 2 interessante anche per i tastieristi. Sul versante vocale, la suite Harmonizer+ può essere impiegata insieme all’interfaccia Eventide MixingLink, acquistabile separatamente, mentre il controllo MIDI permette di gestire le armonizzazioni attraverso dispositivi compatibili, comprese le tastiere.

Qui emerge tuttavia una questione tecnica da non sottovalutare: la latenza degli algoritmi vocali. La latenza di base di 3,4 ms non rappresenta necessariamente il ritardo complessivo di tutte le elaborazioni. Alcuni algoritmi Harmonizer+ richiedono tempi di analisi maggiori e possono introdurre latenze sensibilmente più elevate. Nelle discussioni tecniche relative alla piattaforma H90 sono stati segnalati, per esempio, ritardi superiori a 30 ms con VocalTune. È un compromesso legato alla complessità del riconoscimento e dell’elaborazione dell’intonazione, che merita particolare attenzione quando il cantante deve monitorare in tempo reale la propria voce. Per questo motivo, l’impiego in studio e quello dal vivo richiedono valutazioni differenti.

Per ambient e sound design

È probabilmente uno degli ambiti nei quali il catalogo Eventide offre le possibilità più ampie. Algoritmi come Blackhole, Wormhole e SpaceTime, insieme agli effetti granulari e al looper, permettono di trasformare segnali relativamente semplici in tessiture sonore articolate. Riverberi molto estesi, modulazioni complesse, cambiamenti d’intonazione e manipolazioni temporali possono diventare elementi strutturali del suono, anziché semplici effetti aggiunti a una parte già esistente.

Rimane il limite della singola elaborazione, ma alcuni algoritmi Eventide integrano al proprio interno più processi, offrendo risultati complessi senza richiedere necessariamente una catena di effetti separati.

Per ampliare il suono di una sola chitarra

MicroPitch e H910 sono due esempi delle elaborazioni che hanno contribuito alla reputazione di Eventide. Attraverso piccoli scostamenti d’intonazione, ritardi e modulazioni, permettono di aumentare la percezione di ampiezza e densità di una parte chitarristica. Con gli algoritmi polifonici più recenti si aggiunge inoltre la possibilità di costruire armonizzazioni, trasposizioni e sonorità sintetiche partendo direttamente dall’esecuzione sulla chitarra. Sono applicazioni particolarmente interessanti per chi vuole sviluppare parti più articolate senza ricorrere necessariamente ad altre sorgenti sonore.

Pregi e limiti: cosa bisogna considerare prima dell’acquisto

Il principale punto di forza dell’Eventide H9 Gen 2 è la disponibilità dell’intera libreria di algoritmi della piattaforma H90 in un processore più compatto e meno complesso. Il catalogo comprende tanto elaborazioni ormai storiche quanto algoritmi più recenti, con particolare attenzione al trattamento polifonico dell’intonazione. Rispetto al precedente H9, migliorano anche l’accessibilità dei controlli, la gestione dei preset, la connettività e il comportamento durante i cambi di suono. La compatibilità con i preset della generazione precedente costituisce inoltre un vantaggio concreto per chi ha già investito tempo nella programmazione del vecchio modello.

Altri aspetti sono meno favorevoli. L’interfaccia, pur essendo più completa, richiede un periodo di apprendimento: i controlli fisici non eliminano del tutto la necessità di approfondire menu, assegnazioni e modalità operative. Le connessioni posteriori ravvicinate possono complicare l’integrazione nelle pedaliere più compatte. Alcune impressioni d’uso pubblicate segnalano inoltre una sensazione di minore solidità dei piccoli pulsanti illuminati collocati sopra i footswitch, un aspetto che andrebbe valutato direttamente sul prodotto.

Sul piano audio, l’assenza di un percorso dry analogico dedicato durante l’elaborazione e le latenze più elevate di alcuni algoritmi vocali possono rappresentare limiti in determinate configurazioni. Ma soprattutto bisogna considerare il vincolo fondamentale: un algoritmo alla volta significa non poter costruire liberamente catene di effetti multipli all’interno del pedale.

H9 Gen 2 o H90: quale conviene scegliere?

La scelta dipende meno dalla quantità di effetti disponibili e più dal modo in cui si intende utilizzarli. L’H9 Gen 2 ha senso soprattutto quando deve integrare una pedaliera già strutturata, affiancare un modeler oppure fornire accesso agli algoritmi Eventide in uno studio che dispone già di altri processori. Può essere una soluzione adeguata anche per chi utilizza un solo effetto digitale per volta, passando da un algoritmo all’altro in base al brano o alla situazione musicale.

L’H90, invece, diventa più interessante quando serve combinare due elaborazioni contemporaneamente, costruire configurazioni interne più articolate oppure disporre di maggiori possibilità di collegamento e gestione del segnale. È una differenza sostanziale: avere tutti gli algoritmi disponibili non equivale automaticamente a poterli utilizzare con la stessa libertà.

Chi cerca invece un sistema completo di simulazione di amplificatori, cabinet ed effetti dovrà orientarsi verso un’altra categoria di prodotti, come Line 6 HX Stomp e altri multieffetto con amp modeling. L’H9 Gen 2, infatti, non nasce per sostituire l’intera catena del chitarrista, ma per aggiungere un repertorio specifico di elaborazioni digitali a una configurazione già esistente.

Prezzo, disponibilità e distribuzione italiana

L’Eventide H9 Harmonizer Gen 2 è arrivato sul mercato il 24 giugno 2026, con un prezzo di lancio di 599 dollari negli Stati Uniti e 694 euro in Europa. La confezione comprende l’alimentatore da 12 V e 1 A con spine intercambiabili, un cavo USB-C, quattro piedini in gomma, un plettro, un adesivo Eventide e una guida rapida. La distribuzione italiana è affidata a Mogar Music.

L’H9 Gen 2 si rivolge dunque a chi conosce già il valore degli algoritmi Eventide, ma non ha necessariamente bisogno di tutta la flessibilità operativa dell’H90. Il catalogo degli effetti è lo stesso, la tecnologia di elaborazione appartiene alla medesima famiglia e il formato rimane quello di un pedale relativamente compatto. La domanda da porsi prima dell’acquisto non è tanto quanti effetti contenga, quanto quanti se ne vogliano utilizzare nello stesso momento. Ed è proprio su questo punto che si decide se la seconda generazione dell’H9 sia la scelta giusta oppure soltanto un passaggio intermedio verso l’H90.



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