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Gommalacca, legni rari e pezzi unici: dentro il laboratorio della liutaia Silvia Zanchi

Silvia Zanchi porta al REG 2026 chitarre tradizionali, Lattice e Double Top, tra ricerca su gommalacca, legni selezionati e design personale.

Silvia Zanchi è una liutaia che porta dentro le sue chitarre tre mondi: arte, storia degli strumenti antichi e rigore da laboratorio di ricerca.
Nel suo laboratorio di Bergamo nascono chitarre classiche tradizionali, modelli Lattice Bracing e Double Top, tutte accomunate da una cura maniacale del dettaglio e da una verniciatura a gommalacca che è diventata quasi il suo marchio di fabbrica.
Anche quest’anno sarà tra i protagonisti del Roma Expo Guitars 2026, in programma dal 13 al 15 marzo, dove porterà una tradizionale, una Double Top e una Lattice Bracing con gli ultimi accorgimenti messi a punto.​

Silvia Zanchi

Dalla cantina piena di attrezzi alla folgorazione per Baschenis

Silvia, il tuo rapporto con gli oggetti e con il fare sembra nascere molto presto. È così?

Da bambina mi sono sempre divertita con giochi creativi, soprattutto costruzioni di ogni tipo.Ho avuto la fortuna di avere una cantina piena di attrezzi a casa dei miei genitori: legni, seghe, lime, chiodi, viti, martelli.
Lì ho iniziato a costruire piccoli oggetti solo per divertimento.Giocavo poco con le bambole, non mi sono mai piaciute troppo.

Quando hai scoperto che esisteva il mestiere del liutaio?

Nel 1997, mentre frequentavo il Liceo Artistico di Bergamo.​​ Visitai la mostra “Evaristo Baschenis e la Natura Morta in Europa” all’Accademia Carrara: nature morte con strumenti musicali e copie di strumenti storici, liuti, chitarre, strumenti a tastiera.
Fino a quel momento pensavo di fare l’archeologa o la restauratrice di dipinti, ma lì ho capito cosa volevo davvero fare: è stata una folgorazione.​​

Mi sono iscritta alla Civica Scuola di Liuteria di Milano e nel 2000, a 19 anni, dopo il diploma, è iniziata l’avventura.Solo dopo ho scoperto che proprio gli strumenti che avevo visto in Accademia erano stati realizzati dagli studenti della Civica.

Silvia Zanchi

Chitarre storiche, liuti e il bisogno di un linguaggio personale

Da quali strumenti sei partita nella tua carriera?

All’inizio mi sono dedicata alle chitarre classiche da concerto, alle chitarre dell’Ottocento, alle repliche storiche di strumenti della famiglia dei liuti e al restauro di strumenti storici a corde pizzicate.​​
Dopo qualche anno ho scelto di concentrarmi soprattutto sulla costruzione di chitarre classiche, continuando comunque con il restauro degli strumenti antichi.

Silvia Zanchi

Copie storiche sì, ma con quali limiti?

Quando parliamo di copie di strumenti storici non dovremmo avere la presunzione di riprodurre cloni perfetti.Fare copie esatte è impossibile sotto molti aspetti e fermarsi solo a spessori, essenze e dettagli tecnici rischia di diventare un mero “esercizio”.
È molto più interessante capire l’ottica e la filosofia di progetto di uno strumento nella sua epoca, come funziona in base all’idea da cui è nato.

Proprio per questo ho deciso abbastanza presto che avrei voluto costruire soprattutto strumenti miei, con un carattere personale forte, sia estetico sia sonoro.

Il primo progetto: tradizione, reattività e proiezione

Quando nasce la tua idea di chitarra “personale”?

Nel 2013 ho iniziato a lavorare su un nuovo modello, la mia idea di chitarra, il mio suono.È uno strumento tradizionale, frutto di studio, piccole modifiche ed esperimenti fatti nel tempo.
La costruzione si ispira all’esperienza dei grandi maestri del passato, ma reinterpretata per ottenere uno strumento confortevole, ben bilanciato e performante.
È una chitarra molto reattiva, con un attacco immediato, un’ottima proiezione e una grande dinamica.

Silvia Zanchi

Lattice Bracing e Double Top: modernità senza perdere il timbro

Quando hai iniziato a lavorare su progetti più moderni?

Negli ultimi anni ho deciso di indirizzare una parte dei miei studi anche su progetti moderni, utilizzando nuove tecnologie e materiali per rispondere alle esigenze dei chitarristi di oggi. L’obiettivo rimane lo stesso: ottenere strumenti dall’eccellente proiezione sonora, equilibrati, con un suono ricco.

In particolare ho sviluppato modelli Lattice Bracing e Double Top, frutto di numerosi esperimenti.Sono nati per quella parte di musicisti che ha bisogno di uno strumento più potente e con maggiore proiezione rispetto a una chitarra tradizionale.

Silvia Zanchi

Come sono fatti questi strumenti?

La chitarra Lattice Bracing è realizzata con materiali tradizionali, ma con l’obiettivo di avere una tavola molto leggera sostenuta da una incatenatura a reticolo in abete.Questa struttura contrasta la tensione delle corde lasciando la tavola libera di vibrare quasi come una pelle di tamburo.

La Double Top ha una tavola a sandwich legno–Nomex–legno, alleggerita e incatenata in modo tradizionale. Per entrambe non cerco un suono “estremamente” forte a tutti i costi, ma una potenza superiore che però non snaturi il timbro, mantenendo le sfumature tipiche delle chitarre tradizionali.​​
Sono progetti in continua evoluzione: è inevitabile che nel tempo aggiunga piccole modifiche.

Silvia Zanchi

Legni, intuizione e rispetto della materia

Come scegli i legni per le tue chitarre?

Uso solo legni ben stagionati, di ottima qualità, provenienti da tutto il mondo e selezionati con grande attenzione.È una fase fondamentale: un buon legno fa la differenza sia nella lavorazione che nella risposta sonora.​
Risparmiare sul materiale non è una buona filosofia: meglio imparare a ottimizzare per ridurre gli sprechi. Il legno è una risorsa preziosa, alcune specie sono protette a livello internazionale: credo sia doveroso averne rispetto.
La scelta non è solo questione di venatura e “pasta”: conta toccare il legno, osservarlo, sentirlo, usare intuito e una certa “alchimia” sia nella scelta del singolo pezzo sia negli accostamenti tra essenze diverse.

Silvia Zanchi

I tuoi strumenti hanno spesso dettagli estetici particolari. Da dove nasce questa ricerca?

I miei studi artistici influenzano molto le mie scelte estetiche, che sono davvero personali.​​ Oltre al mosaico tradizionale, mi piace usare soluzioni innovative e materiali non strettamente canonici: metalli come ottone, rame, alluminio o foglia oro/rame/argento, resine, elementi naturali come madreperla, abalone, semi e altro ancora.​​

Nessuna chitarra è uguale all’altra: ogni strumento è un pezzo unico.La cura del dettaglio è una delle caratteristiche che mi rappresentano di più.

Gommalacca, ricerca e divulgazione

La verniciatura è uno dei tuoi “territori di ricerca”. Perché proprio la gommalacca?

La gommalacca mi affascina da anni, non solo come vernice ma come materia da studiare in profondità.È una resina naturale prodotta da un insetto, il Tachardia Lacca, non da una pianta, ed è totalmente atossica: viene usata anche in campo alimentare per rivestire frutta, cioccolatini, caramelle.

Dal 2006, con Claudio Canevari, mi dedico allo studio della gommalacca e il nostro lavoro è confluito in tre quaderni tecnici, “I Quaderni dell’IROR – GOMMALACCA”, pubblicati da LF Edizioni.​​ Le pubblicazioni affrontano storia, produzione, chimica e tecniche di verniciatura.​​

Perché continui a usarla sugli strumenti, nonostante sia delicata?

La verniciatura a gommalacca a tampone è un’operazione delicata che richiede cura, pazienza e sensibilità.È più fragile rispetto ad alcune vernici moderne: teme calore, umidità, sudore.Ma ne basta uno strato sottilissimo per lucidare lo strumento senza bloccare le vibrazioni del legno, grazie alla sua elasticità.
Tutti i miei strumenti sono finiti a gommalacca.

Insegnare la liuteria: vent’anni di masterclass

Accanto alla bottega, hai una forte attività di docenza. Come nasce?

Da circa vent’anni affianco alla liuteria la formazione.Collaboro con scuole di liuteria, associazioni, enti, conservatori, tenendo masterclass su costruzione, verniciatura e restauro di strumenti a pizzico in Italia e all’estero.

Dal 2006 insegno alla Civica Scuola di Liuteria di Milano, alternando costruzione di strumenti a pizzico (chitarra classica e liuto rinascimentale), restauro e verniciatura a gommalacca a tampone.
Ho insegnato anche a Cr.Forma (Cremona), all’Accademia di Liuteria Piemontese e alla Scuola di Artigianato Artistico di Pieve di Cento.

Silvia Zanchi

Il laboratorio in una ex filanda e il REG 2026

Dove lavorano oggi le tue chitarre prima di uscire nel mondo?

Il mio laboratorio è a Bergamo, in via Martinella 25, in una zona un po’ periferica, verde e silenziosa.​​ È uno stabile di metà Ottocento, parte di un complesso che era una filanda per i bachi da seta: in zona ci sono ancora alcuni gelsi che lo testimoniano.
Successivamente è diventata casa contadina: muri di sassi, archetti in mattoni, soffitto in legno con travi e assito.

È uno spazio non enorme ma ben organizzato: sugli scaffali ho legni, attrezzi, forme, colle, vernici.È una porzione della casa dei miei nonni paterni e una parte della ristrutturazione l’ho fatta io stessa: mio nonno era marmista, un artigiano molto bravo, e mi piace pensare che sarebbe fiero di vedere cosa è diventato questo luogo.

Cosa porterai al Roma Expo Guitars 2026?

Anche quest’anno, a metà marzo, parteciperò come espositrice alla nuova edizione del Roma Expo Guitars.Porterò alcune delle mie ultime creazioni: una chitarra tradizionale, una Double Top e una Lattice Bracing.
Su ognuno di questi strumenti ho introdotto qualche nuovo accorgimento, piccole variazioni per migliorarne suonabilità e prestazioni.
Siete curiosi? Venite a provarle!



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