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Gli Avengers della chitarra: Vai, Petrucci, Bonamassa e Lukather insieme in un disco

Biff Baby’s Allstars tornano con Petrucci, Vai, Bonamassa e Lukather, recuperando lo spirito delle jam con Eddie Van Halen.

Steve Vai, John Petrucci, Joe Bonamassa, Steve Lukather, Steve Morse e Albert Lee insieme nello stesso disco. Non è il programma di un festival dedicato alla chitarra, ma la nuova incarnazione dei Biff Baby’s Allstars, una formazione nata oltre quarant’anni fa per suonare nei club californiani e che, tra i suoi ospiti, ha avuto persino Eddie Van Halen.

Il progetto torna con un album omonimo di dieci cover, in uscita il 27 novembre 2026, nel quale alcuni dei chitarristi più riconoscibili della scena rock affrontano un repertorio decisamente diverso da quello che li ha resi celebri.

Dietro l’operazione c’è Sterling Ball, figlio di Ernie Ball e figura di riferimento di Ernie Ball Music Man. Più che riunire una squadra di virtuosi per una dimostrazione di tecnica, Ball ha voluto recuperare lo spirito delle serate informali che per decenni hanno rappresentato il vero motivo d’esistenza della band: musicisti affermati che si ritrovano per il semplice piacere di suonare insieme.

I Biff Baby’s Allstars, una storia iniziata nel 1982

La nascita del gruppo risale al 1982, quando Sterling Ball mette in piedi una formazione destinata a esibirsi nei locali della California. Con lui ci sono il fratello Sherwood, il batterista John Ferraro, il tastierista Jim Cox e il chitarrista britannico Albert Lee, già affermato per il suo stile a cavallo tra country e rock.

Il progetto comincia presto ad attirare altri musicisti. Steve Morse entra nella formazione in occasione del trentesimo compleanno di Sterling Ball, seguito negli anni da Steve Lukather, Jay Graydon, Rodney Crowell, John Petrucci, Blues Saraceno e Steve Vai.

Non si tratta di una band tradizionale, con un organico fisso e una carriera discografica da costruire. I Biff Baby’s Allstars funzionano piuttosto come una jam band aperta a ospiti di altissimo livello, nella quale il ruolo di accompagnatore conta almeno quanto quello di solista.

Fra i partecipanti più celebri figura Eddie Van Halen, che nei primi anni Novanta prende parte a diverse serate.
Albert Lee ha raccontato un episodio curioso: durante uno dei concerti, Van Halen si sarebbe dichiarato poco sicuro di poter affrontare un determinato passaggio musicale. Lee lo avrebbe incoraggiato a utilizzare il tapping, una delle tecniche che avevano reso Eddie famoso in tutto il mondo. Naturalmente, una volta cominciato a suonare, il chitarrista non ebbe problemi.

L’aneddoto racconta bene la natura di quelle esibizioni. Anche musicisti abituati a dominare il palco potevano trovarsi alle prese con situazioni lontane dalle proprie consuetudini, senza che questo diventasse una questione di prestigio personale.

Dopo decenni di attività intermittente, il gruppo aveva smesso di esibirsi circa quindici anni fa. I rapporti tra i musicisti, però, non si erano interrotti. Da qui la decisione di Sterling Ball di ritrovarsi, questa volta per registrare un disco.

Biff Baby’s Allstars

Da John Petrucci a Steve Vai, dieci cover fuori dagli schemi

Il nuovo album mantiene come nucleo centrale Sterling Ball al basso, John Ferraro alla batteria e Jim Cox alle tastiere, mentre le parti chitarristiche vengono affidate a una serie di ospiti che si alternano nei dieci brani.

L’aspetto più interessante è proprio la scelta del repertorio. Ball ha raccontato che molti partecipanti hanno selezionato canzoni difficilmente associabili al loro abituale linguaggio musicale. E scorrendo i titoli si capisce perché.

John Petrucci, il chitarrista dei Dream Theater, si cimenta con Green Eyed Lady, successo degli Sugarloaf del 1970, un brano caratterizzato da un andamento ritmico e da un’impostazione decisamente lontani dal progressive metal.

Steve Vai compare invece in Spill the Wine, celebre brano di Eric Burdon & War, con Chad Wackerman alla batteria. Una scelta che porta il chitarrista su un terreno fatto di groove, contaminazioni funk e atmosfere psichedeliche.

Uno degli incontri più curiosi è quello fra Joe Bonamassa e Steve Lukather, impegnati in un medley di Whipping Post e One Way Out, due brani strettamente legati alla storia della Allman Brothers Band. Anche in questo caso alla batteria troviamo Wackerman.

Steve Morse, invece, è tra i musicisti più presenti nel disco. Suona in Summer in the City dei Lovin’ Spoonful, affianca Blues Saraceno in Layla, il classico di Derek and the Dominos, e incontra Albert Lee in Columbus Stockade Blues, un traditional del repertorio country e bluegrass.

Albert Lee è protagonista anche di One After 909 dei Beatles, mentre Sterling Ball compare come interprete in 634-5789, celebre successo soul di Wilson Pickett, e I’m Walkin’, uno dei brani più conosciuti di Fats Domino.

A completare il disco c’è Radar Love dei Golden Earring, con Blues Saraceno, Steve Morse e Chad Wackerman.

Il repertorio attraversa quindi rock classico, blues, country, soul e funk, recuperando pezzi che in molti casi hanno più di mezzo secolo di storia.

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Non soltanto assoli: il significato di questa reunion

Riunire tanti chitarristi conosciuti per il loro virtuosismo potrebbe sembrare il presupposto perfetto per un disco nel quale ogni partecipante cerca di superare gli altri. Ma la storia dei Biff Baby’s Allstars suggerisce qualcosa di diverso.

Sterling Ball ha ricordato come, fin dalle prime esibizioni, l’elemento fondamentale fosse l’assenza di rivalità e la disponibilità di ciascun musicista a mettersi al servizio degli altri. Un principio che permette di leggere il nuovo album anche attraverso una prospettiva meno scontata.

Steve Vai è generalmente associato a un linguaggio chitarristico elaborato e fortemente personale, Petrucci alle architetture progressive dei Dream Theater, Bonamassa al blues rock e Lukather a una versatilità sviluppata in decenni di attività tra Toto e session in studio.

Ascoltarli mentre affrontano brani che non appartengono necessariamente al loro repertorio abituale potrebbe essere più interessante che ritrovarli alle prese con l’ennesima dimostrazione di abilità tecnica.

Naturalmente, prima di attribuire al disco particolari qualità musicali, sarà necessario ascoltarlo. Per il momento, le informazioni disponibili raccontano soprattutto la volontà di recuperare la dimensione collettiva e spontanea delle vecchie jam session. Ed è forse questo il particolare che rende il progetto diverso da tanti altri album costruiti intorno a una lunga serie di ospiti illustri.

Quando esce Biff Baby’s Allstars

L’album Biff Baby’s Allstars sarà pubblicato il 27 novembre 2026 da Music On Vinyl, con distribuzione su CD, vinile e piattaforme digitali.
Per gli appassionati del formato analogico è prevista un’edizione limitata in vinile da 180 grammi, trasparente con marmorizzazione nera.

Chiaramente non c’è niente di Eddie Van Halen nelle registrazioni. Resta però una bella immagine quella di una band nella quale lui, Steve Morse, Albert Lee e tanti altri potevano ritrovarsi sullo stesso palco senza particolari formalità, semplicemente per suonare qualche canzone.

44 anni dopo la fondazione del gruppo, Sterling Ball ha deciso di portare quello spirito anche su disco. Resta da scoprire se i Biff Baby’s Allstars saranno riusciti a conservare, in uno studio di registrazione, la stessa spontaneità delle loro vecchie serate californiane.



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