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Victor Wooten, quando il basso è incredibile

Riparte col botto la nostra rubrica Partiamo dal Basso: il protagonista di questo episodio è un bassista che ha lasciato il segno nella storia dello strumento.

Lo ascoltiamo da un bel pezzo, ma lo stupore di fronte alla totalità musicale di questo artista rimane costantemente intatto (se non incredibilmente in crescita). Non a caso il personaggio in questione è unanimemente menzionato tra i principali influencer (quelli veri) del mondo del basso elettrico di tutti i tempi.

Il minore di cinque fratelli (tutti musicisti), Victor iniziò a suonare il basso quasi in fasce: a due anni imbraccia lo strumento (!), a sei inizia a esibirsi con i The Wooten Brothers Band.
Sono i primissimi passi di un percorso che lo porterà al fatidico incontro, correva l’anno 1988, con il virtuoso del banjo Béla Fleck: nasce a quel punto il sodalizio dei Flecktones, un progetto assolutamente eccentrico che spazia tra Bluegrass e Fusion jazzistica.

Il gruppo rappresenta tutt’ora la più longeva esperienza di Victor Wooten come sideman, un rapporto che ha fruttato reciproco beneficio: se infatti da un lato il bassista ha potuto beneficiare dell’appeal e dello spessore artistico di Béla Fleck and the Flecktones, per la band è stato senz’altro un valore aggiunto poter contare su un tale fenomeno delle corde grosse.

A essere onesti, non c’è davvero un aspetto dell’espressione musicale di Victor Wooten che si possa considerare banale, né tantomeno carente.
Maestro indiscusso della tecnica double thumb, che a lui deve una profondissima evoluzione, si è da sempre distinto per una caratteristica che ha messo in crisi la poco lungimirante dicotomia tra “mano destra ritmica” e “mano sinistra melodica”.
Già tutt’altro che estraneo all’utilizzo del tapping, eseguito in maniera tradizionale con l’ausilio della picking hand, Wooten si caratterizza anche per un fondamentale apporto della mano sinistra nel groove, la quale non si limita più alla semplice determinazione della nota suonata ma interviene nel discorso anche da un punto di vista di definizione di accenti ritmici e dinamici.

Per scendere più in profondità nel dettaglio tecnico, non posso che consigliare le lezioni del nostro amico Alex Lofoco sul groove à la Wooten.
Ascoltiamo invece uno dei cavalli di battaglia del diretto interessato, vale a dire quella versione di “Amazing Grace” che continua a ricevere un fiume di consensi nonostante il tempo che passa, nella quale ci dà peraltro anche un’eccellente dimostrazione dell’utilizzo degli armonici a beneficio dell’espressione melodica di uno strumento tendenzialmente poco canterino come il basso elettrico:

“Assolo di basso”: un accostamento di parole che fa storcere il naso a molti. Non senza alcune valide ragioni, mi sento di aggiungere, ma al tempo stesso non mancano le espressioni di eccellenza assoluta anche in questo potenzialmente disagevole territorio.
Victor Wooten è tra i capiscuola (anche) di questa arte, forse per la capacità di portare nel suo fraseggio quelle stesse qualità che lo contraddistingono in generale come bassista: senso ritmico, espressività e la giusta dose di virtuosismo (vale a dire, quella mai fine a sé stessa).

Melodia e basso elettrico sono due concetti che non vanno a braccetto così spesso: un po’ per via del del grave range tonale dello strumento, un po’ perché tendenzialmente la preparazione del bassista tende a focalizzarsi (giustamente) sullo sviluppo di altre caratteristiche, un po’ perché diciamocelo, non si può essere tutti solisti in un collettivo di musicisti…
Ma queste ragioni non attecchiscono nel magico universo di Victor Wooten, capace di essere un solista estremamente credibile continuando a trasmettere forte e chiaro l’incontestabile fatto di essere un bassista.

Con un pizzico di campanilismo, ho selezionato questa improvvisata performance di un altro dei suoi cavalli di battaglia, ovvero la versione per basso solo di “Isn’t she lovely“, che lo vede al fianco di un altro solista “davvero niente male”, oltre che altro caro amico di Musicoff: Federico Malaman.

Quale musicista non vorrebbe al suo fianco un bassista del genere? Ecco dunque che la carriera live e in studio di Victor Wooten non è soltanto al servizio di Bèla Fleck.
Una rapida scorsa alla discografia dell’artista ne rivela anche la validissima versatilità: non potrebbe essere altrimenti se i personaggi con cui hai suonato spaziano da Mike Stern a Dave Matthews, dai Gov’T Mule a Tommy Emmanuel, da Greg Howe a Larry Coryell e via proseguendo su questo tenore.

Non sorvolando poi sulle eccellenti collaborazioni con colleghi bassisti di grande spessore, come i lavori del duo Bass Extremes realizzato con il seicordista incallito Steve Bailey, oppure quel Thunder pubblicato assieme a Stanley Clarke e Marcus Miller, nel terzetto dall’inverosimile livello bassistico che prese il nome di S.M.V..

Ma permettetemi una personale capriccio: le occasioni in cui Wooten si ritrova sul palco assieme al batterista Dennis Chambers (nel video qui sotto assieme a Bob Franceschini al sax) si rivelano puntualmente una pazzesca clinic di groove e tecnica, nonché un assoluto spettacolo per gli orecchi:

Solista o parte di un collettivo, non ci sono davvero contesti nei quali Victor Wooten non sembri totalmente a proprio agio all’interno dell’elemento musicale.
Ho volutamente lasciato per ultimo un altro degli aspetti fondamentali di questo artista, vale a dire quello della didattica. Al di là di essere autore di manuali per bassisti che non passeranno mai di moda, Wooten riesce sempre a distinguersi per un approccio all’approfondimento musicale che va ben oltre il semplice metodo come astrazione di concetti teorici in un contesto pratico.

E oltretutto lo fa con alcune tra le qualità più importanti, di quelle che distinguono un bravo insegnante da un grande insegnante: intrattenendo e semplificando.
Non ci credete? Allora vi invito a seguire con attenzione questo video: chi dice di non aver cambiato idea, probabilmente non dice il vero.

Cover Photo by © Tore Sætre - CC BY 4.0