La grande bufala del CD contro il vinile

La grande bufala del CD contro il vinile

Esiste una diatriba da decenni che forse è destinata a perdurare per sempre, che cova ed esplode ciclicamente nei circoli di appassionati di musica e audiofili, alimentata negli ultimi anni dal deflaglare di un ritorno al passato, in vari campi, un po' modaiolo a volte: si sente meglio la musica in CD o in vinile?

Per quanto oramai, in epoca di streaming ad alta qualità, la domanda sia da considerare anacronistica, per cui la cambieremmo con "meglio il vinile, il CD o il FLAC", il punto è che da anni, purtroppo, gli ascoltatori di musica litigano svestendosi della loro vera passione e vestendo i panni di fisici teorici, matematici, ingegneri del suono molto poco de facto.

Mettiamo da subito le mani avanti, questo non sarà un articolo "da laboratorio". Chi scrive, è un grande appassionato di musica in vinile. Il primo disco che ho comprato con i miei soldi da ragazzino era in vinile.
Allo stesso tempo, per motivi generazionali, ho vissuto molto più l'epoca del CD e ne vado parimenti orgoglioso.

La grande bufala del CD contro il vinile

Esistono molti articoli in rete che vogliono sfatare il "mito" del vinile, ascrivendolo a una "bufala" che per qualche anno andrà di moda prima che apriremo le orecchie davvero e ci accorgeremo che l'ascolto non è così piacevole come pensiamo.

Ho sempre pensato che, pur portando alla luce fatti e dati spesso incontrovertibili, specialmente in ambito di fisica audio, questi articoli fallissero miseramente nella domanda iniziale.
Che non dovrebbe essere "è meglio il cd o il vinile?" come mero paragone audio (peraltro spesso ben più sul "contenitore" che sul "contenuto"), ma "perché oggi potremmo voler ancora ascoltare un disco in vinile?".
Badate bene, non tutta la musica possibile in vinile, ma uno o più dischi specifici.

Con grande umiltà, tenterò di spiegarvi le mie ragioni.

La domanda

Come dicevo sopra, due tecnologie. Separate da tanti anni. Una vede una puntina muoversi fisicamente tra dei solchi (e tra la polvere se non si è accorti nella pulizia), l'altra decifrare con un laser i dati digitali trasferiti sul compact disc.
Tutte le info fisiche e matematiche che vi danno sono giuste. Il cd ha ampliato enormemente le possibilità dell'audio, su questo non ci piove. Così come Pro Tools ha ampliato quelle del recording rispetto ai costosissimi e degradabili nastri.
Grazie al cielo l'uomo e la scienza vanno avanti. 
Allo stesso modo siamo passati dagli orribili mp3 trafugati dal Napster o eMule di turno a servizi streaming di alta qualità come Tidal e altri, nonché l'acquisto e il digital download di file non compressi.
Deo gratias!!!

La grande bufala del CD contro il vinile

Quindi? Partita chiusa? Buttiamo via il vinile?
Beh, non così in fretta. Altrimenti dovrei ripagarvi del tempo che vi ho rubato a farvi leggere fin qui.

Dividiamo innanzitutto due ambiti: la musica prodotta durante l'era del vinile e quella prodotta nell'era del cd. Le due tecnologie hanno convissuto alla pari per qualche anno a cavallo degli '80 e '90, ma noi analizziamone gli estremi (di ben più lunga durata).

La musica "vecchia"

Il vinile aveva dei limiti. Questo è vero. Ma erano anche quei limiti a dettare il modo di produrre la musica.
La durata dei brani e del disco intero, ad esempio. Vi basti leggere la biografia di Miles Davis e il passo in cui lui dice chiaramente che l'avvento del 33 giri portò finalmente a poter esprimere anche su disco le lunghe improvvisazioni jazzistiche, anziché un tema e pochi secondi di assolo per ogni musicista.

Ancora: il posizionamento dei brani, per cui i più importanti erano messi di solito nei primi solchi di lato A e B (o ancora meglio quelli centrali visto l'errore di tangenza della testina), perché gli ultimi erano riservati a brani con minore complessità dinamica.
Si narra che George Martin fosse terrorizzato dal dover mettere "A Day in the Life" come ultimo brano di Sgt. Pepper, con quell'ultimo enorme accordo suonato da più pianoforti; genere di paura ancor più intensa nei dischi di musica classica.

Miriadi di altre considerazioni si potrebbero fare (compreso il fatto che di certe band di nicchia magari non è mai stato ristampato niente in cd), ma il dato fondamentale è: quella musica è nata così anche perché doveva stare su quei supporti.
Ne consegue un ragionamento assai semplice: se volete ascoltare la musica proprio come accadeva in origine, dovete ascoltarla sul suo supporto originale (se possibile non ristampato oggi, proprio un esemplare dell'epoca).

Vi anticipo la contestazione: "ok, ma se tanto la stessa musica l'hanno ristampata su cd, perché dovrei volerla ascoltare su vinile?".

La grande bufala del CD contro il vinile

Il riversamento su cd non sempre viene fatto dai nastri originali (che, ricordiamolo, sono di materiale soggetto a degradazione nel tempo e nell'uso, quindi comunque non saranno "freschi" come 40 o 50 anni fa). Anche perché oggi siamo arrivati in molti casi all'ennesima ristampa della ristampa della ristampa...
E non è detto che venga fatto dall'etichetta discografica originale, se ancora esiste...

La vecchia musica viene di solito rimasterizzata prima di metterla su cd.
Raramente sono i tecnici originali a farlo, men che meno i musicisti tranne qualche eccezione come nel caso di alcune recenti ristampe dei Led Zeppelin rielaborate sotto il radar di Jimmy Page (ma a dire il vero criticate dai fan di vecchia data). Sono casi rari e non è neanche detto che vi piaceranno, se avete l'orecchio al sound "classico".

Il grosso rischio, comunque, è che la musica nata con certi limiti, se immessa in canali senza più quei limiti e rimaneggiata, possa essere gestita senza controllo e alcuna logica artistica. Quindi si fanno suonare le canzoni "di più", il che non significa "meglio"!

Si rischia innanzitutto di venir meno a talune scelte artistiche. La voce di di David Bowie nell'album di Ziggy Stardust vi potrà sembrare migliore, più "fuori", in talune canzoni dopo il remaster odierno. Ma si sa che Bowie chiese espressamente al fonico (litigandoci!) di tenere dentro la voce in alcuni brani... quindi che si fa?
Diamo una mano di verde sulla Gioconda perché ci pare un po' smorto il paesaggio? 

N.B. queste cose comunque accadono su tutte le ristampe moderne, assai spesso anche su quelle in vinile, quindi occhio... anzi, orecchio!

Originale o riedizione? Decidete voi, saltate a 6.55 per il confronto

La musica nuova

E qui si apre un capitolo davvero rognoso.
Oggi, tranne casi di reissue molto costose come MoFi, Analogue Productions, ORG e altre (costi a partire dai 30 fino anche a più di un centinaio di euro), quel mondo produttivo è sparito. 
Non abbiamo più le fabbriche di una volta. Non abbiamo più il personale specializzato di una volta. Non abbiamo più il materiale vinilico di una volta (per inciso, la corsa al risparmio inizia già a far capolino negli anni '70, con non così rari episodi di scarti vinilici rilavorati).
Controllo qualità? Un caro ricordo...

Di sicuro, ben poca (nessuna?) musica viene prodotta con l'intento primario di finire su vinile. Gli studi, giustamente direi, sfruttano tutte le potenzialità che oggi hanno a disposizione e certo non si chiudono in estremi audio che si sono dilatati oramai fortemente. A volte ne hanno abusato (loudness war), ma in generale c'è di che lavorar davvero bene, anzi meglio, al giorno d'oggi. 

Sulle cose più datate, benché siano sempre bene prediligere la tecnologia originale e una vecchia e buona stampa, il riversamento dell'analogico in digitale non è per forza "il male" anche se ristampato poi su vinile.
Se tutta la catena produttiva si avvale di tecnici all'altezza, parliamo comunque di riversamenti pari a 4 volte la qualità audio di un cd (sperando che si parta da nastri ben conservati, restaurabili e con il minimo di intervento invasivo via software... io sono uno di quelli che "se il fruscio di fondo c'era, va lasciato lì").
Al contrario, occhio a chi invece non ha possibilità di attingere alle sorgenti analogiche e compie lavori a dir poco discutibili, lavorando una fonte digitale presa chissà (se non proprio da un cd...).
In tal caso, vale eccome la frase "ascoltare un cd stampato sul vinile", per cui... risparmiate i soldi.

Tutto sta a informarsi bene su chi produce e come produce. Niente di più di ciò che si faceva una volta, in effetti (quando ancora ci si interessava di leggere i credits sugli album…), solo che oggi la statistica non è certo a favore dei vinilisti (o vinilomani?).
Tendenzialmente le operazioni cruciali per produrre un vinile di qualità sono mastering, cutting e stampa (ho fatto una semplificazione). Dovreste sapere un po' su tutte e tre le fasi. Lo so, non è facile.
Un buon metodo è frequentare i forum (esteri soprattutto) e i gruppi sui social in cui si discute delle stampe. Spesso quando esce un nuovo disco o una riedizione, scattano presto i pareri degli appassionati.

Ma non voglio divagare, questo non è un articolo per insegnarvi a comprare i vinili (mi ci vorrebbe una rubrica intera).

La grande bufala del CD contro il vinile

Amoeba Records, se vi trovaste dalle parti di Hollywood non perdetevelo...

La risposta

Se vi fidate di me almeno per fare una prova, date una chance soprattutto ai vecchi dischi.
Si ma quali?
No, non intendo solo quali titoli, intendo proprio quali vinili. Cioé, quali stampe.
Sappiate che tra una stampa e un'altra ci può passare in mezzo il mare. Quali differenze da tenere di conto? Paese di stampa, edizione/anno, etichetta, condizioni...

Un cd (o un file audio) è sempre uguale a sé stesso (escluse le differenze di mastering richieste da alcune piattaforme digitali, ma se non siete del mestiere non sono cose di cui vi sarete mai accorti, credo).
Un cd, tolti i casi di danni fisici accidentali, non perde nulla nel tempo.
Un cd ristampato, se non ha avuto rimaneggiamenti, sarà uguale all'originale.
Tutte queste cose, sotto molti punti di vista, danno una grande sensazione di sicurezza.

Badate bene, ora avrò schiere di puntigliosi audiofili contro, perché anche nel mondo dei cd ci sono edizioni diverse, formati migliori (sacd) e tante variabili, ma niente si avvicina alla complessità del mondo del vinile, in cui nello stesso anno il medesimo disco stampato in Inghilterra, in Germania, in Italia, In USA, ecc. poteva avere sostanziali differenze sonore date da fonti, processi e materiali diversi.
Un appassionato medio può avere due o tre (o molte di più) stampe diverse del suo disco preferito, per motivi ben udibili.

La grande bufala del CD contro il vinile

Discogs è attualmente la piattaforma più usata al mondo per catalogare cd e vinili

Per cui ascoltare un vinile prima stampa UK di una band inglese e una ristampa di qualche anno dopo (o addirittura dello stesso periodo) di un altro paese, potrebbe essere differente come il giorno e la notte rispetto al vostro godimento sonoro.

Questo è un altro fattore che erode, annacqua la domanda "si sente meglio il cd o il vinile?".
Certo, possiamo confrontare tutti quei casi in cui cd e vinile sono usciti insieme, ma è ovvio che questo tira via dall'equazione tutta quella musica prodotta prima degli anni '80.


Il guru dell'audio Michael Fremer (AnalogPlanet, Stereophile) analizza i codici sui vinili e confronta esemplari dello stesso anno ma prodotti in stabilimenti diversi da etichette differenti, con chiare differenze all'ascolto

Altra variabile in gioco: ma come lo ascolti?
Ecco come tante persone ascoltavano il vinile anni or sono e ancora oggi lo ascoltano: impianti economici e non calibrati, puntine consumate o altrettanto cheap, vinili sporchi e di edizioni non particolarmente pregiate. E ce ne sarebbe da dire, mi fermo al macroscopico.

Il cd lo mettete nel lettore del computer, collegate delle cuffie da 30 euro e tutto sommato, ve lo godete decentemente (al di là della qualità: non salta, non distorce, non suona come un fritto misto...). Mica dovete passare ore a regolare il laser, voi premete play e la "fatica" è finita.

Il vinile, manco per idea.... Solo per calibrare il giradischi vi serviranno pomeriggi di studio, a seconda della complessità, e 1mm o 0,10grammi sono valori che vi cambieranno la vita.
Vi diranno che c'è un profondo fascino nel sentire scricchiolare un vinile. Beh, qualche volta ce l'ha. Ma non siamo certo masochisti e se sono silenziosi, per quanto possibile su un disco che magari ha 50 anni sulle spalle (quanti oggetti avete in casa della stessa età che ancora funzionano?), siamo più contenti.

Il vinile va scelto, pulito, trattato con cura e ascoltato con un sistema che abbia un minimo di dignità, dove "minimo" non corrisponde a niente che trovate nelle grandi catene di elettrodomestici e hi-fi dei centri commerciali.
Non entro nelle spiegazioni tecniche, ma se non siete pronti a dedicarvi anima e corpo (e portafoglio!) a un impegno consistente, fate dietrofront dai negozi di vinili e restate belli sicuri attraccati al porto di cd e streaming. Perché altrimenti, odierete quel mondo.

Insomma, se volete valutare una bici da corsa su un percorso sterrato, ma compratevi una bella mountain bike no?! Oppure...

La grande bufala del CD contro il vinile

Anche in questo caso: "si sente meglio il cd o il vinile?"
Io e "Tizio" abbiamo lo stesso vinile, ma due impianti diversi, due padronanze diverse degli strumenti, io lavo i dischi e lui no, io ho un'edizione pregiata lui una ristampa da edicola… o magari abbiamo lo stesso vinile, ma la sua testina "non ce la fa"...
Quindi se un giorno ascolterete un vinile da lui e vi farà schifo, magari non è colpa del formato in sé.

Come vedete non vi sto riempiendo di dati, perché l'ho premesso all'inizio: alla mia sinistra c'è un mobile di vinili, alle mie spalle uno di cd.
E sono fratelli!
E si amano!
E probabilmente ridono delle nostre facezie.

Io penso che la produzione musicale celi in sè il segno dei tempi, le necessità e le velleità artistiche del momento e tutta una serie di aspetti per cui ogni cosa ha la sua logica. Potrei parlarvi ancora degli artwork, della totale inutilità spesso e volentieri delle più alte grammature dei vinili (oh, mon dieu...) e di molto altro.

Su un vinile ci deve essere una musica prodotta e concepita, o perlomeno finalizzata, per quel supporto, altrimenti non ha senso.
Quando però tutti i pezzi del puzzle quadrano, non si può resistere a ciò che se ne sprigiona fuori con forza dirompente.

Ha senso produrne oggi? Quello sta al cuore dell'artista più che altro, benché sia rattristato da come molti stiano approfittando e lucrando su chi, un po' ingenuotto, vuol far parte di un mondo ma non sa ascoltare.
Certo, se registri tutto in modo retrò, analogico, a mio parere fare una versione su vinile male non fa, anche se comunque resta una limitazione anche rispetto al nastro inciso in studio. Però, con un bel mastering azzeccato, io sfido chiunque a dire che non possa suonare in maniera non solo accettabile, ma anche eccezionale, se però il mezzo di riproduzione consente di tirar fuori dai solchi tutto o quasi.

La grande bufala del CD contro il vinile

Chiamatelo fascino o chiamatelo suono, calcolatelo se volete (ma davvero non avete di meglio da fare?). Qui non si deve per forza cercare o il romanticismo o la fredda scienza, bianco o nero.
Come i bravi divulgatori, dobbiamo portare entrambe le cose nel nostro bagaglio, alla ricerca della migliore espressione, sia artistica che materiale, della musica che amiamo.

Io personalmente non ho alcun dubbio nelle mie scelte, che compio di volta in volta, disco dopo disco.
Questo mondo fatto di continue opposizioni è una cortina fumogena che annebbia le nostre capacità di giudizio, l'essere "contro" è solo un'occasione per perdersi l'altra metà del cielo, in ogni singola cosa.

Se devo spezzare una lancia a favore dei solchi, ciò che considero l'aspetto più importante è che l'esperienza del vinile obbliga un pelo di più a taluni comportamenti oramai perduti: nessun ascolto random, difficilmente sarà un sentire di sottofondo ma, anzi, meditativo, ci sarà tutta quella delicata (si spera) gestualità che pretende l'oggetto e che ci riabitua un po' a prenderci cura di una materia che contiene dell'Arte e non le mele del mercato.
Sono cose che andrebbero riscoperte, a prescindere da tutto.

Buoni ascolti, in qualunque formato!


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