Il blues di Van Morrison in Roll With The Punches

Il blues di Van Morrison in Roll With The Punches

Buon vecchio Van. Settantadue anni, trentasette album, perennemente in giro sui palchi. È difficile non provare affetto per lo scorbutico irlandese, anche di fronte a dischi come Roll With The Punches, che si presentano immediatamente come lavori di transizione, momenti di passaggio per togliersi sfizi o rilassarsi con vecchi amici sotto le stelle del blues.

Il problema dell'ultimo Van Morrison è che alcuni suoi nuovi album sono usciti in parallelo a operazioni da back catalogue come il pregevole lavoro su …It's Too Late To Stop Now…. Pensiamo proprio alla vicinanza cronologica tra il boxset del celeberrimo live e Keep Me Singing, pubblicato un paio di mesi dopo: inevitabile fare un raffronto tra il monumentale The Man in stato di grazia con la Caledonia Soul Orchestra e il rassicurante crooner degli ultimi anni, tanto fascino ma poca sostanza.

La differenza tra il prima e il dopo? L'assenza di quel clima di pericolo, di eros, di sottile eversione, di lotta tra lo stage fright e lo spirito della tigre famelica, vogliosa di sbranare il pubblico.
Van Morrison è da tempo pacificato e questo ha determinato una notevole omogeneità discografica tra i titoli di un lungo arco temporale, da Hymns To The Silence a The Healing Game, fino al più recente Duets, al quale in qualche modo si collega Roll With The Punches, trentasettesima fatica del nostro.

Dopo la dichiarazione – l'ennesima – d'amore e di battaglia a favore del canto di Born To Sing, in Duets Van rivisitava una selezione di classici del suo repertorio, ora con Roll With The Punches il passo va ancora più indietro: alle origini, al blues, al sapore elettrizzante di gioventù tra calori R&B e sensazioni rock 'n' roll.

Van Morrison - cofanetto The Authorized Bang Collection

Riprendendo il discorso fatto in precedenza, di raffronto in termini di "convergenza parallela" tra dischi e ristampe, Roll With The Punches è stato preceduto da The Authorized Bang Collection, il cofanetto Legacy uscito in primavera e relativo alla permanenza di Morrison in Bang Records.
Per entrambi i titoli c'è sguardo nel passato, a quel periodo tanto formativo non solo per Van ma anche per i colleghi chiamati a raccolta allo scopo di rinfrescarsi al suono dei bei vecchi tempi del British Blues.

Roll With The Punches, infatti, vede sfilare personalità del calibro di Chris Farlowe, Jeff Beck, l'immancabile Georgie Fame e Paul Jones alle prese con pezzi storici, di quelli che si entra in studio e si suona, buona la prima.
Non è un caso che la parola d'ordine sia "attitudine".



Il blues di Van Morrison in Roll With The Punches

Lo ha confermato lo stesso autore: «La cosa che amo di questo genere è che non devi esaminarlo, solo suonarlo. Non ho mai analizzato troppo la mia musica, la compongo e basta. La musica deve essere solamente suonata ed è questo il modo in cui funziona il blues, è un'attitudine».

È per questo che alcune valutazioni critiche – peraltro più che legittime – sulla resa dei dischi morrisoniani dagli anni '90 ad oggi possono affievolirsi: Roll è un Lp focalizzato sulla performance, un disco che prova a recuperare l'antica grinta, sicuramente non dal punto di vista compositivo ma nel temperamento, nell'affondo da ragazzacci spelacchiati ma non ancora in pensione.

La scelta di campo, quella di privilegiare il repertorio di standard rhythm & blues e rock-blues in favore di propri pezzi, come già fatto in chiave country & western ai tempi di Pay the Devil, non è anomala nella vasta discografia di Van Morrison
Roll With The Punches, infatti, può trovare delle connessioni con l'orientamento blues di Too Long In Exile, Back On Top e Down the Road, volendo anche con il piglio immediato del be-bop di How Long Has This Been Going On (non a caso anche nel nuovo disco compare un brano di Mose Allison, ovvero "Benediction").

Van Morrison - Roll with the Punches - album 2017

Tutti collegamenti che sottolineano la familiarità dell'operazione, che però ha il suo suono "autentico" e fragrante: basta pensare a "Bring It On Home To Me" di Sam Cooke (immancabile il ricordo di …It's Too Late To Stop Now…), "Goin' To Chicago Blues" targata Basie/Rushing, "Automobile Blues" di Lightnin' Hopkins e "Mean Old World" di Little Walter.

Menzione speciale per Jeff Beck, coinvolto magari non al massimo delle sue possibilità ma azzeccato in "I Can Tell" di Bo Diddley e nel mix "Stormy Monday/Lonely Avenue".
Per quanto riguarda gli inediti, la title-track, "Fame" e "Ordinary People" sono profondamente in linea con l'atmosfera generale dell'opera, "Too Much Trouble" si dirige felpata su quella sorta di jazz 'after hours' caro al nostro, "Transformation" è un'impeccabile ma già sentita Morrison-ballad che probabilmente non aveva trovato spazio nel disco dell'anno scorso.

Per fan incalliti, un po' nostalgici, vogliosi di zampate blues.

Donato Zoppo