Uno dei colossi mondiali della musica ha scelto il prezzemolo (“Parsley”) come titolo per la sua installazione alla Milan Design Week 2026. Non un modello di pianoforte, non una chitarra concept, non un amplificatore del futuro. Un’erba aromatica.
Eppure, una volta che il Yamaha Design Laboratory spiega il ragionamento dietro quella scelta, tutto torna: e con una chiarezza che poche mostre al Fuorisalone riescono a raggiungere.
Il prezzemolo come specchio dell’ornamentazione
L’idea nasce da una cena. I designer dello Yamaha Design Laboratory stavano riflettendo sul tema dell’ornamentazione quando si sono ritrovati a fissare un rametto di prezzemolo nel piatto. In Giappone il prezzemolo viene usato spesso come decorazione, una presenza silenziosa che nessuno tocca ma che tutti notano. Altrove è ingrediente essenziale, altrove ancora profuma e bilancia il piatto. Stessa pianta, significati radicalmente diversi a seconda di chi guarda.
“Siamo certi che anche l’ornamentazione abbia un valore e un significato speciali”, ha dichiarato “Forse, in questo senso, è come il prezzemolo” (Kazuki Kashiwase, Chief Designer, Yamaha Design Laboratory). Una sintesi fulminante per descrivere qualcosa che non si presta a definizioni univoche.
Sei opere, sei visioni
La mostra, ospitata presso MIMMO SCOGNAMIGLIO ARTECONTEMPORANEA, in Via Goito 7 nel distretto Brera, ha aperto i battenti il 20 aprile e si chiuderà il 26 aprile 2026 (ore 11:00-19:00, l’ultimo giorno fino alle 17:00). Ingresso libero. Lo spazio è di circa 126 metri quadri, occupati da sei opere originali firmate da altrettanti designer del laboratorio interno di Yamaha, ciascuno con la propria interpretazione del tema dell’ornamento .
Tra i lavori esposti spicca in modo particolare un pianoforte trasformato per assumere le fattezze di un mobile da toeletta. C’è poi una serie di accessori realizzati dagli artigiani degli strumenti a fiato, a testimonianza di quanto il confine tra oggetto funzionale e opera decorativa possa essere poroso e permeabile . Designer e divisioni di ricerca e produzione hanno collaborato per esplorare l’ornamentazione da angolazioni multiple, rimettendo in discussione il suo ruolo nel progetto contemporaneo.
La domanda a cui nessuno osa rispondere
Il direttore del Yamaha Design Laboratory, Manabu Kawada, ha impostato tutta la riflessione attorno a una serie di interrogativi volutamente aperti: l’ornamentazione è tradizione o tendenza? È frivolezza? Eliminare gli ornamenti per creare un’estetica minimalista è già di per sé un atto ornamentale? Chi definisce cosa sia la bellezza?
“Forse sono proprio le forme ornamentali, che a prima vista sembrano superflue, a coinvolgere le emozioni e la sensibilità. E forse è proprio l’ornamentazione a offrire uno scorcio della vera natura di una persona” (Manabu Kawada, Direttore, Yamaha Design Laboratory) .
Non è retorica: per un’azienda che produce strumenti musicali da oltre un secolo, il tema è tutt’altro che astratto. Gli strumenti musicali non rendono la vita più comoda, non ottimizzano processi, non risolvono problemi pratici.
Eppure li desideriamo, li collezioniamo, li decoriamo, li scegliamo anche in base all’estetica. Portarli in una galleria d’arte e interrogarsi su cosa significhi ornarli è, a suo modo, un atto coraggioso per un brand industriale.
Un ritorno atteso a Milano
Per Yamaha, la Milan Design Week non è territorio inesplorato. Il Design Laboratory partecipa al Fuorisalone dal 2005, con sei presenze tra il 2005 e il 2023, tutte nel segno di una ricerca estetica che va ben al di là della semplice presentazione di prodotto . L’edizione 2026 segna però un ulteriore salto verso il concettuale: niente lanci commerciali, niente anteprime di catalogo. Solo una domanda grande, vestita da erba aromatica, piantata nel mezzo del distretto più creativo di Milano.
La Milan Design Week è l’evento di design più frequentato al mondo, con oltre un milione di visitatori ogni anno, e comprende sia il Salone Internazionale del Mobile che il circuito diffuso del Fuorisalone in tutta la città .
Scegliere Brera, cuore artistico e culturale di Milano, per un’installazione così radicata nella riflessione sul senso dell’estetica è una scelta che dice già molto sull’intenzione di Yamaha: parlare non solo ai progettisti, ma a chiunque abbia mai tenuto uno strumento musicale in mano e si sia chiesto perché fosse così bello.


















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