Cosa fanno (e cosa non fanno) Suno e Udio nel 2026
Noi di Musicoff quando troviamo in rete qualcosa di realmente interessante, pronunciato da chi ha curriculum per farlo (carta canta), non perdiamo tempo a condividerlo con la nostra Community.
Questo non solo per il contenuto in sé, ma per segnare una forte linea di demarcazione tra i divulgatori che hanno alle spalle una solida carriera da professionisti e chi invece compie solo un collage di pensieri personali mai verificati sul campo.
Marco Lincetto è un nome piuttosto importante nel mondo discografico, oltre ad essere il fondatore dell’etichetta di musica in altissima qualità Velut Luna ha infatti nel suo bagaglio di vita titoli e vari riconoscimenti come produttore e ingegnere del suono, spesso in ambito classico ma non solo, anche Jazz, cantautoriale e molto altro.
Negli ultimi anni ha inoltre deciso di riversare le sue preziose opinioni attraverso il canale YouTube di Velut Luna, su cui vengono anche ospitate interviste e alcuni live come nel caso di Chiara Pastò con il nostro grande amico Enrico Santacatterina.
L’accordo Warner-Suno: l’industria ha capitolato?
Ebbene, di video pubblicati ultimamente da Lincetto ce ne sarebbero da citare molti, tutti assai interessanti e illuminanti. Tuttavia, quello pubblicato pochi giorni or sono si fa notare per un titolo particolarmente pesante: “Stanno uccidendo la Musica“.
Questo, detto da un produttore, fa scorrere un brivido sulla schiena, visto che non stiamo parlando dell’ultimo influencer sul web, ma di una persona che alla Musica ha dedicato tutta la sua vita.
Se il video inizia con un argomento forse noto già a molti, cioè quello degli esigui guadagni degli artisti sulle piattaforme streaming, quello che viene affermato da metà del filmato in poi (dal minuto 7.09 circa) inizia a far davvero un po’ paura…
Royalty e copyright: chi paga chi nell’era AI
Lincetto infatti ci ricorda che nel giugno del 2018 venne annunciato il definitivo acquisto da parte di AT&T, la maggiore compagnia di telecomunicazioni USA e forse del mondo, del gruppo Time Warner, cioé quel gruppo che al suo interno contiene la famosa major Warner nonché famosi canali come la CNN ed HBO.
Tradotto: una grande azienda che però è sostanzialmente un “contenitore” ha comprato le aziende che producono i contenuti.
Questo ci porta a un pensiero: se il contenitore è padrone dei contenuti, chi decide questi ultimi e con quali logiche?
Se il futuro vedrà megacorporazioni simili che progressivamente ingloberanno tutto ciò che riguarda la produzione (musicale, cinematografica, ma non solo, pensiamo solo ai grandi media nel giornalismo, aspetto ancora più preoccupante…), quale sarà la fine della nostra libera scelta? Quale quella della libera circolazione di tutta la musica (o altro) e non solo quella imposta a tappeto dalle sole logiche di mercato?
Certo non ci si può aspettare che siti pur lodevoli come Bandcamp possano mettersi di fronte a certi colossi…
I 3 mestieri musicali a rischio (e i 2 che cresceranno)
La riflessione prosegue facendo luce su qualcosa che avrete sicuramente notato negli ultimi tempi: alcuni grandi nomi della musica come Bob Dylan, Neil Young e David Crosby hanno preso la decisione di vendere in blocco i propri diritti e addirittura a un prezzo minore del valore reale, rinunciando anche a un eventuale braccio di ferro nelle contrattazioni.
Perché? Andiamo al di là delle frasi da bar che si leggono sui social, piuttosto ridicole, come “aveva bisogno di soldi perché era alla canna del gas“, siamo seri…
Ebbene la visione di Lincetto, dall’interno del mondo discografico, è limpida e preoccupante.
Tutti questi artisti, oramai ben navigati da decenni, non stanno guardando il dito, ma la luna. Il loro sguardo va ben al di là del proprio naso, hanno già capito quale sarà il prossimo futuro e, a parere di Lincetto, bisogna sottolineare la parola “prossimo”.
Cosa cambia per l’artista indipendente
Ebbene, questi grandi hanno deciso di monetizzare finché è possibile. Perché è ipotizzabile che in un tempo non molto lontano le proprietà intelletuali in loro possesso non avranno più alcun valore. Questo esattamente per il discorso, molto pratico, testimoniato dai movimenti finanziari, che abbiamo fatto sopra.
Quando i possessori dei contenuti avranno facoltà di imporre ciò che a loro conviene, il vecchio gioco si romperà schiacciato dal monopolio. Per gli artisti ma anche per noi che ascoltiamo musica.
Chiaramente questa è una visione molto estrema, che, se non tutti vorranno condividerla, può aprire almeno un dibattito e molti spunti di riflessione.
Non possiamo però non riflettere, a seguito della visione di questo video, anche su un altro tema, quello della spinta di molti media (la cui proprietà sarebbe bene verificare) verso il concetto dei “dischi fatti in cameretta“.
Torniamo sempre al caso emblematico di Billie Eilish, ma assolutamente non per prendercela con l’artista, bensì con ciò che è stato incanalato attraverso i binari della sua comunicazione. Se viene fatto passare il concetto, totalmente inesatto e campato per aria, che un disco vincitore ai Grammy (altra manifestazione su cui si potrebbe discutere per ore) è stato fatto “in cameretta”, anche la mente meno complottista del mondo non può non sfiorare il sospetto che si stia cercando di abbattere i costi dappertutto, per portare maggiormente a profitto le produzioni nel futuro.
Ma chiaramente nessuno ha la risposta certa e le ipotesi e le previsioni possono essere anche diverse, sicuramente è bene parlarne.
Vi lasciamo quindi al video di Marco Lincetto, che sicuramente di dischi ne ha prodotti molti nei decenni e non c’è dubbio che abbia una visione molto ampia, da considerare con attenzione.
Per chi ha fretta: 5 risposte rapide su AI musica generativa
- Cos’è l’AI musicale generativa?
Software che genera canzoni complete (voce, strumenti, melodia, testi) a partire da prompt testuale. Modelli leader 2026: Suno (USA), Udio (Google), Riffusion (open-source). Qualità: ‘sentibile in radio’ per pop/lounge. - L’AI sostituirà i musicisti?
Sostituirà alcuni mestieri (library music, jingle, sigle low-budget), non altri (live performance, artisti con identità). Lo stesso paragone vale per Photoshop vs fotografi: ha riconfigurato il mercato senza ucciderlo. - L’accordo Warner-Suno cosa cambia?
Warner Music ha licenziato il proprio catalogo a Suno (2026): ammette che combattere l’AI in tribunale è perso, meglio monetizzare. Apre la strada a tools AI dentro l’industria mainstream. - Posso pubblicare su Spotify una canzone generata da AI?
Sì tecnicamente, ma le piattaforme stanno introducendo filtri di detection. Spotify dal 2025 richiede dichiarazione AI, Deezer rimuove brani non dichiarati. Norma in evoluzione. - Chi guadagna in più con l’AI musicale?
I produttori che usano l’AI come strumento (genera un beat in 30s, lo rifinisce), non chi si limita a esportare il prompt. La differenza sta nel curation post-AI: scegliere, montare, ri-cantare a voce umana.










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