Big Muff Rundown

Big Muff Rundown
Passati per l’Età dell’Oro dei primi anni ’70, il Medioevo degli anni ‘80 e il Rinascimento moscovita, è giunta finalmente l’ora dell’Età Moderna. Il 2000, come preannunciato, segna il ritorno di Matthews e soci negli Stati Uniti; riaprono i battenti dell’Electro Harmonix a New York e il Muff riprende la sua tanto agognata dicitura Muff PI U.S.A, ma tutti quelli che speravano in un ritorno “old school” restano presto delusi.
Le nuove unità sono definite New York Reissue Big Muff ed a riguardo si sentono molti pareri, poche voci confortanti in tutta onestà, ma in casa Electro Harmonix non c’è alcuna preoccupazione. Questo perché in realtà pochi sanno che il nuovo Big Muff è stato appositamente pensato per essere diverso dai suoi antenati.Il nuovo cuore è un circuito modificato e ridisegnato niente meno che da Fran Blanche, nome che potrebbe suonare estraneo ai più, ma sicuramente noto per aver fondato la Frantone Pedals.
Fin dalla prima apparizione, il nuovo Reissue non è visto di buon occhio da puristi o affezionati di lunga data. La rivisitazione circuitale ha cambiato fortemente l’orientamento del pedale, rendendo la pasta sonora molto diversa da quella originaria. Per molti di lunga peggiore, per altri nemmeno paragonabile ad un Muff, mentre tanti altri se ne innamorano. 
Esattamente come deve essere per un vero Muff.
Il più simile dei vecchi pedali, se si volesse fare un paragone, è sicuramente il Red&Black del 1976, ma in gergo americano il nuovo suono è più “buzzy-fizzy” che “fuzz”. Ciò si traduce, in una lingua a noi più comprensibile, in una maggior acidità sulle alte frequenze e dei medi molto scavati.

Il risultato è un suono con un’equalizzazione a V abbastanza pronunciata, la reazione alla dinamica non è molto performante e allo stesso modo la risposta sulle armoniche, punto di forza soprattutto del Muff Ram’s Head, non è così buona. Senza dubbio il nuovo Reissue risulta essere un pedale più spinto, con quel buco sulle medie molto “heavy”, è innegabile però che la scarsa risposta sulle armoniche non sia un difetto facilmente trascurabile. Poco dopo il ritorno a NYC della EHX, gli Stati Uniti sono sconvolti dall’11 Settembre, siamo nel 2001 e nello stesso hanno George W. Bush ha iniziato il suo primo mandato presidenziale. Il primo iPod viene presentato alle masse dal solito ammaliante Steve Jobs, il mondo della musica cambia drasticamente, si apre una nuova era.
Nell’Aprile del 2002, Al-Qaeda rivendica con un video l’attentato alle Twin Towers, la guerra al terrorismo inizia a prendere i connotati di una crociata, pochi mesi dopo una legge costituzionale permette il rientro dei Savoia in Italia. In Novembre Giulio Andreotti è condannato a più di vent’anni di carcere nel processo per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, i legali fanno ricorso in appello.  16 Aprile 2003, Michael Jordan si ritira definitivamente dalla pallacanestro, dopo il match Washington Wizard - Philadelphia 76ers. A Maggio dello stesso anno George W. Bush dichiara: “...la coalizione ha vinto, i combattimenti in Iraq sono terminati”.
4 Febbraio 2004, Mark Zuckerberg crea Facebook, un mese dopo Zapatero vince le elezioni in Spagna. Alla fine di Maggio muore Umberto Agnelli, la Rolls Royce compie cent’anni.
23 Aprile 2005 ore 20:27, il primo account di YouTube viene creato, il 20 Maggio Star Wars Episodio III esce nelle sale dando così una conclusione ad una saga iniziata nel 1977. Nell’Agosto dello stesso anno l’uragano Katrina lascerà New Orleans distrutta ed allagata. 
Mentre Bush e Angela Merkel si accordano per i negoziati con l’Iran, anche il Big Muff torna a far parlare di sé, dopo ben sei anni è giunta l’ora di un nuovo cambio di rotta.Il Little Big Muff è la decima incarnazione del pedale, giunge nel 2006 per fare la felicità di chi ha sempre odiato le enormi dimensioni del Muff. Controlli classici, grafica che riprende la famosa scritta rossa, a livello sonoro sicuramente un pedale più convincente rispetto alla precedente Reissue, l’altissimo numero di vendite ne è la prova schiacciante.
A distanza di soli due anni dall’uscita del Little Big Muff, mentre Barack Obama diviene il 44° Presidente degli Stati Uniti e l’Aquila percepisce le prime lievi scosse sismiche, esce il Bass Big Muff, versione riadattata per i bassisti, da sempre grandi fan della distorsione di Matthews. Edizione curata da John Pisani, cambia leggermente grafica rispetto alla versione Little, ma torna a riprendere le tonalità verdi abbandonate in Russia, questo perché la base di partenza per la progettazione è il famoso Green Russian.
Rispetto alla versione per chitarra presenta uno switch a tre posizioni, in ordine Bass boost, Normal e Dry; quest’ultima modalità regola il mix tra il segnale con l’effetto e quello in ingresso senza l’effetto. Le nuove scelte intraprese convincono particolarmente l’azienda e Mike Matthews, che decidono d’insistere sull’utilizzo del box piccolo, introdotto con il Little, e sulla creazione di nuove varianti del Muff. A proseguire questa filosofia, nell’anno in cui l’ultimo Little Black Russian mette la parola fine alla parabola Sovtek, esce il Tone Wicker Big Muff. Vera e propria sorpresa per tutti i fan, compresi quelli di vecchia data, presenta un box per la prima volta in un’inedita colorazione bianca con scritta verde “acqua”.
Il circuito è basato su quello della versione Reissue del 2000 con qualche sostanziale modifica. Il nuovo pedale presenta due switch, un Tone-Bypass simile a quello di alcune unità anni ’70, e la nuova modalità Wicker. Quest’ultimo controllo interviene a livello sonoro con tre diversi filtri, agendo come boost del segnale e, al contempo, dando maggiore morbidezza al suono generale.
Il controllo Wicker permette di limare l’eccessiva ruvidità e di addolcire il suono, già sentito in parte sulla Reissue ma recuperato dall’inesorabile equalizzazione a V, consentendo in alcuni casi di non aver bisogno di boost esterni. Senza dubbio il nuovo Tone Wicker rappresenta la miglior incarnazione della rinata produzione USA, presentandosi con una nuova interessante sonorità, capace di incuriosire anche i conservatori più accaniti. Il 3 Marzo 2009 per la prima volta è emesso un mandato di cattura nei confronti di un capo di Stato ancora in carica. Si tratta di Omar Ahmad al-Bashir, Presidente del Sudan, condannato per crimini contro l’umanità.
Il 6 Aprile 2009, le lievi scosse iniziate nel Dicembre 2008 si trasformano in un devastante terremoto per l’Aquila e dintorni, provocando più di 300 vittime e migliaia di feriti.
In Giugno Mahmud Ahmadinejad è riconfermato Presidente dell’Iran, nello stesso mese muore il Re del Pop Michael Jackson. In Agosto Usain Bolt in 9.58 secondi stabilisce il nuovo record dei 100 metri.  Passano altri due anni dall’uscita del Tone Wicker e, con scadenza quasi programmata, torna a farsi sentire la roca voce del Muff, questa volta in una versione totalmente rivoluzionaria. Si chiama Germanium 4 Big Muff, una vera incognita nell’albero genealogico del Muff, di cui rappresenta la nuova direzione. L’innesto dei transistor al germanio sembra decisivo per la sperimentazione di nuovi lidi sonori, la possibilità di un lato “overdrive” e uno “distorsione” apre sicuramente le porte a nuovi orizzonti, andando però a privare il Muff di quella primordialità che da sempre lo ha caratterizzato.

È una storia lunga quella del Muff, densa di avvenimenti, tanti quanti hanno segnato la storia del mondo negli ultimi 50 anni. Il pedale di Matthews ha assistito a cambiamenti epocali, subendone le ripercussioni, attraversando i solchi di dischi che sono anche specchio della storia. Dopo tanto tempo, seppur cambiato, lo troviamo sempre in gran forma, con il suo carattere scorbutico e stizzito, eppure ancora capace di rappresentare l’immaginario sonoro di molti chitarristi. E’ veramente difficile trovare un altro pedale che sia stato capace di cambiare tanto, nel bene e nel male, e comunque sopravvivere così a lungo. “Stay hungry. Stay foolish.” Per citare uno dei personaggi che, amato o odiato, ha influenzato maggiormente il nostro tempo, capace di dividere l’opinione mondiale, fondatore di un motto che senza dubbio anche Matthews e il Muff avevano appreso tempo prima (stay foolish in particolare!). Motto che forse è anche la ragione di tanta longevità.
Qui, dopo tante, forse anche troppe, parole, la nostra storia si conclude. 
Grazie per aver "viaggiato" con noi! Francesco SicheriVai all'articolo precedente <-TORNA ALL'INDICE