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Virtual Dream: 30 anni di fusion, 3 strumenti, zero compromessi

Fabio Cerrone racconta la nuova formazione dei Virtual Dream: contrappunto magmatico, influenze iconiche e il prossimo EP Honestly.

Incontrare i Virtual Dream prima del concerto, in un angolo del CrossRoads Live Club di Roma, è già di per sé un esperimento di jazz-rock fusion: Fabio Cerrone, Alex Lofoco e Giulio Marini si sovrappongono, si interrompono, si completano a vicenda.

Virtual DreamTre voci che si muovono come le loro parti strumentali, in un contrappunto naturale che non ha bisogno di essere studiato. Il 13 marzo 2026, prima ancora di salire sul palco, ci hanno raccontato come funziona questo meccanismo.

Virtual Dream

Come nasce la formazione attuale

La storia dei Virtual Dream è lunga e attraversa diverse formazioni, ma la versione attuale del trio ha radici recenti e un’origine quasi casuale.
Fabio Cerrone aveva deciso di ripartire e aveva bisogno di persone motivate, con voglia reale di suonare.

Alex Lofoco era già nel radar da qualche anno: si erano incrociati all’evento Musica 2019, avevano chiacchierato, si erano detti «se ti va di fare qualcosa, per me va bene», e poi la cosa era rimasta in sospeso. Quando Cerrone ha ripreso il filo, Lofoco c’era.
Il batterista, Giulio Marini, è arrivato quasi per gioco: «Ci conosciamo da quando facevamo le medie, suonavamo insieme da giovanissimi. È nato un po’ per gioco: siamo andati a fare una prova, una volta, due volte, tre volte, la cosa andava bene e abbiamo continuato» (Fabio Cerrone). Un amico di vecchia data recuperato dalla polvere dei ricordi e trovato, inaspettatamente, perfetto per il ruolo.

Virtual Dream

Tre formazioni, un unico filo

Cerrone non fatica ad ammettere che ogni formazione dei Virtual Dream è stata una bella formazione, a modo suo. La prima, con Andrea Galluzzi e Francesco Fagassi, era energica, spontanea, con una forte impronta rock: batteria dritta, basso molto in avanti, un approccio quasi monolitico.
La seconda, con Pierpaolo Ranieri e Lucrezio De Cicco, aveva portato più raffinatezza, più precisione, un suono che si era spostato verso un jazz fusion più ripulito. «Ogni musicista ha portato il suo. I tre bassisti sono completamente diversi l’uno dall’altro: Andrea era completamente diverso da Pierpaolo, e Alex è ancora più diverso, perché ha un suo modo molto spiccato di suonare, molto personale» (Fabio Cerrone).

La formazione attuale sembra un ibrido riuscito tra le due anime precedenti: «Mi sembra un po’ un mix delle due: energica come la prima formazione, però con una raffinatezza come era la seconda» (Fabio Cerrone).
Non una sintesi cercata a tavolino, ma il risultato naturale di tre musicisti cresciuti sullo stesso repertorio di dischi.

Virtual Dream

Il lavoro prima del lavoro

Portare Alex Lofoco nei Virtual Dream non è stato semplice come apparire alla prima prova e suonare. La musica di Cerrone non usa voicing standard, non ha strutture armoniose prevedibili, e il basso deve fare molto di più che tenere il tempo.

«Prima che iniziassimo a suonare, io e Alex ci siamo visti per qualche mese: gli facevo sentire i brani, gli spiegavo come li avevo pensati armonicamente, insieme lavoravamo» (Fabio Cerrone).

Virtual Dream

Ad Alex è stato chiesto di suonare anche accordi, come avevano fatto i predecessori. Una competenza che certo non si improvvisa: «Ho dovuto re-imparare a fare accordi» (Alex Lofoco, ridendo).

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Il batterista, invece, aveva un vantaggio: conosceva i dischi della band già da prima. Li aveva in casa. «I pezzi in testa ce li aveva già. Poi tecnicamente ti ci devi mettere, ma l’approccio era già quello giusto» (Fabio Cerrone).

Merito anche di un modo di suonare molto musicale: il batterista canta quello che suona, ragiona sulle armonie, capisce dove si trova nel brano. In un trio questa qualità vale doppio.

Virtual Dream

Musicista che suona la chitarra, non il contrario

Chiedere a Fabio Cerrone del virtuosismo apre un cassetto inaspettato. La risposta non parla di tecnica, ma di una distinzione che usa spesso con i suoi allievi: «C’è il chitarrista che fa musica e c’è il musicista che suona la chitarra. Io mi sono sempre reputato un musicista che suona la chitarra» (Fabio Cerrone).

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La tecnica è sempre stata un mezzo, mai un fine. Non ha mai fatto esercizi per il gusto di farli: ha sempre studiato in funzione di quello che aveva in testa. Come raggiungere un suono, come tradurre un’idea. Il fatto che la musica risulti complessa a chi ascolta è quasi un effetto collaterale involontario.

«L’aspetto emotivo è molto importante. Non tutti i pezzi sono così: c’è un equilibrio. Ci sono parecchi brani che sono molto melodici, perché è un aspetto che per me è fondamentale» (Fabio Cerrone). Cita Holdsworth come riferimento: lo ammira, ma preferisce le sue cose più melodiche, quelle dove la tecnica quasi non si vede.

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Una musica magmatica: il contrappunto come metodo

Se c’è una parola che descrive meglio di tutte la musica dei Virtual Dream, Alex Lofoco la trova senza esitare: “magmatica”. Non è uno standard rock-pop dove ogni strumento ha il suo posto fisso e ci sta tranquillo per tutta la durata del brano. Qui i ruoli cambiano continuamente, per scelta e per necessità.
«Una volta sta il basso sopra, una volta sta sotto, una volta sta la chitarra, una volta sta la batteria: è un continuo ribollire. Non è uno standard rock pop dove la batteria sta qua, il basso sta qua, la chitarra sta qua»* (Alex Lofoco).

Il lavoro di contrappunto tra basso e chitarra è uno degli aspetti più riusciti di questa formazione. Lofoco entra e esce dal registro chitarristico, suona accordi alla stessa ottava della chitarra per simulare un secondo strumento armonico, poi scende a lasciare la nota di basso dove serve.
«Il giochetto è entrare e uscire dal registro chitarristico per creare situazioni di contrappunto. A volte metto accordi sulla stessa ottava della chitarra, per far finta che siamo due chitarre, mentre giù lascio una nota di basso» (Alex Lofoco). Cerrone conferma che i loro suoni si sono miscelati bene fin dall’inizio, quasi per natura: merito del background condiviso e di un feeling che non si costruisce, si trova.

Virtual Dream

Da Iron Maiden a Keith Jarrett: il pantheon delle influenze

Chiedere le influenze ai Virtual Dream significa aprire un vaso di Pandora che non si richiude facilmente. Tutti e tre concordano: sono cresciuti a Deep Purple, Iron Maiden, Rush, John McLaughlin, Yes, prog italiano e inglese, Weather Report, Tower of Power.
Mondi apparentemente distantissimi che per loro hanno sempre avuto una cosa in comune. «I Weather Report spingevano, gli Iron Maiden spingevano, Made in Japan dei Deep Purple spingeva, i Tower of Power spingevano. Quello che ci fa da collante è il tiro, il drive» (Fabio Cerrone).

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Alex Lofoco sente chiaramente nel suo modo di suonare le radici batteristiche di Peter Erskine e Billy Cobham, e nella struttura dei brani echi di Eddie Parker, Weather Report, Holdsworth e Chick Corea. Cerrone va più a fondo sul proprio percorso: Ritchie Blackmore come prima scintilla sulla chitarra, Allan Holdsworth come riferimento assoluto per il suono (mai trascritto letteralmente, ma elaborato e rielaborato nel tempo), Keith Jarrett come modello compositivo di riferimento.

«Il trio di Jarrett è il trio per eccellenza: c’è la parte melodica nell’esposizione dei temi, le variazioni, e poi tutta la parte improvvisativa dove c’è tanta tecnica ma quasi non la senti. Lo reputo all’altezza di Mozart, non è un musicista normale» (Fabio Cerrone).
Poi Miles Davis nel periodo elettrico, Charlie Parker, Michael Brecker ovunque si trovasse.

«Quello che ti ha toccato a livello emotivo ti rimane, in qualche modo lo elabori. I musicisti che ho stimato sono stati delle guide: erano sintonizzati sulle mie stesse frequenze e grazie a loro ho capito che potevo tirarle fuori» (Fabio Cerrone).

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Londra, Aforisma e il momento che ha cambiato tutto

Ogni musicista ha un prima e un dopo. Per Fabio Cerrone, quel confine si traccia a Londra, tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Era lì con il batterista in un progetto più rock, poi qualcosa è cambiato: il bisogno di scrivere musica strumentale, uno studio intenso di armonia, e a un certo punto l’esplosione di un’idea.

Il brano “Aforisma”, ancora in repertorio, è nato quasi in tempo reale. «Il titolo viene dal fatto che non ha una A, una B, una C: è tutta una A lunghissima, non si ripete mai fino alla fine come struttura armonica. L’ho scritto quasi in tempo reale, i primi due minuti così, di getto» (Fabio Cerrone).

Tornato a Roma, con già una decina di brani in tasca, è nata l’avventura che oggi si chiama ancora Virtual Dream. «Il più grosso cambiamento c’è stato prima, è stata una cosa personale. Tutto quello che avevo studiato usciva in maniera inconscia, senza premeditazione: non è che mi sedevo e decidevo questa o quella nota di un brano. Era tutto molto istintivo» (Fabio Cerrone).

Virtual Dream

La strumentazione: bassi artigianali, ESP e un delay

Per chi si chiede cosa passa attraverso le dita di Alex Lofoco, la risposta è concreta: bassi artigianali Cortex, liuteria francese, con un 4 corde diventato quasi una signature e un 5 corde fretless costruito dalla liuteria Cloe. I pickup sono EMG, scelti per la trasparenza sonora. La vera chicca è il pedale overdrive Omnia, sviluppato insieme a Secret efx su specifiche personalizzate. «È un coltellino svizzero: funziona come boost, come equalizzatore e come overdrive dinamico. Riesco a bucare nel mix in maniera abbastanza agile» (Alex Lofoco).

Fabio Cerrone, endorser ESP, porta in tour anche una storica Steinberger. Per i suoni è da anni in cerca di una configurazione trasportabile e definitiva. Al momento usa uno Yamaha Magic Stomp, apprezzato soprattutto per la possibilità di creare delay a otto linee, gli stessi effetti che otteneva in passato con il suo Rocktron Intellifex.
«Non sono legato a una marca: guardo le macchine con le caratteristiche per creare quei suoni che ho in mente. Gli stessi suoni che uso da anni li ho tirati fuori da varie macchine di vari brand» (Fabio Cerrone). La ricerca è ancora aperta, la pedaliera definitiva non è ancora chiusa (del resto quale chitarrista al mondo può mai dire il contrario? NdR).

Il messaggio ai giovani: spegnete la backing track

Su un punto tutti e tre concordano senza esitare: il suonare insieme è a rischio. Backing track, tutorial, guru digitali: la distanza tra musicisti reali che si incontrano in una stanza sembra aumentare ogni anno. «Quando le persone vengono ad ascoltarci e scoprono la magia che c’è quando i musicisti interagiscono, capiscono che è più divertente. Io quando tornavo a casa da un concerto non vedevo l’ora di riprendere la chitarra e andare in cantina col gruppo a suonare pure io» (Fabio Cerrone).

Virtual Dream

La cosa che vorrebbero lasciare a un giovane musicista che li vede per la prima volta non è ammirazione per la tecnica, ma uno stimolo pratico. «Lo stimolo a ricercare, a sperimentare con i suoni, con l’interazione tra musicisti. Alla fine tutto si riduce a due, tre, cinque persone che stanno insieme, si divertono e interagiscono. Non bisogna mettere distanza, non bisogna spiegare le cose con nomi strani e concetti astrusi» (Alex Lofoco). E, citando una vecchia intervista degli Iron Maiden: se lo possono fare loro, lo possono fare tutti.

“Honestly”, il disco registrato con il pubblico in sala

Il prossimo capitolo dei Virtual Dream ha già un nome: “Honestly”. Un EP registrato in una sessione live in studio, con una ventina di persone come pubblico presente. Strumenti montati come su un palco, nessuna rete di sicurezza.

«È stata una registrazione molto onesta e diretta: presa in studio con il pubblico davanti. Da una parte è stato un peso di responsabilità, dall’altro il pubblico ha aiutato: vedevi in diretta le loro risposte» (Fabio Cerrone).

Virtual Dream

Alcuni brani sono inediti, altri sono rifacimenti del repertorio esistente. Il missaggio è ancora da completare, la data di uscita non è fissata ma l’obiettivo è chiuderlo il prima possibile.

Il formato “honest” rispecchia in modo preciso quello che i Virtual Dream sono dal vivo: nessun filtro, nessun orpello, tre musicisti che si parlano attraverso gli strumenti davanti a chi li sta a guardare.

Virtual Dream

Il consiglio al sé di ieri: continuità e qualità

Chiudere chiedendo a un musicista cosa direbbe al se stesso degli inizi forse è un po’ crudele. La risposta di Cerrone è onesta: avrebbe cercato più continuità nella produzione, meno pause tra un disco e l’altro. Sa benissimo che i periodi in tour come chitarrista di supporto gli hanno insegnato tantissimo e lo hanno portato in giro per l’Europa a suonare quasi tutte le sere. Ma hanno anche creato buchi nella produzione del suo progetto principale.

«Cerca di produrre di più, cerca di scrivere di più. Crea una storia del gruppo, un passato, una produzione continua: funziona meglio. E seleziona sempre cose di qualità: male che vada, impari qualcosa» (Fabio Cerrone).

Virtual Dream

La vocazione, d’altronde, lui stesso la chiama “condanna”. E forse è per questo che, dopo trent’anni, i Virtual Dream sono ancora lì a spingere.

E forse è per questo che, dopo trent’anni, i Virtual Dream sono ancora lì.



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