Yamaha MODX M aggiorna in modo sostanziale un sistema già ampiamente affermato sul mercato, il cui cuore resta l’impostazione “multi‑engine”, con tre motori di sintesi a disposizione: AWM2 per la parte sample-based, FM‑X per la sintesi FM e AN‑X per il versante virtual analog. Oggi proviamo l’ammiraglia M8.
Nella nostra videorecensione in compagnia del musicista e sound designer Manuele Montesanti e del marketing manager Yamaha Massimo Morandi, ci concentriamo innanzitutto sul workflow: il tasto Navigation viene mostrato come un punto di accesso rapido all’editing, capace di offrire una vista d’insieme del suono e di guidare con immediatezza verso parametri chiave come oscillatori, filtri, inviluppi ed effetti, riducendo tempi e passaggi nei menu.
Sul motore AN‑X vengono evidenziati sia la resa timbrica sia i controlli dedicati al carattere “analog style”, inclusi parametri di drift/aging pensati per introdurre instabilità e avere un comportamento “vintage” quando serve.
La sezione FM‑X, invece, viene affrontata anche dal punto di vista della continuità storica: importazione di preset legati alla tradizione DX e possibilità di intervento immediato tramite gli 8 fader, che rendono più pratico lavorare sui livelli e sulle variazioni timbriche in tempo reale.
Completano il quadro gli aspetti più orientati alla performance: Scene, Motion Control e gestione fluida dei cambi, oltre alla vocazione da centro di setup grazie alla connessione USB audio/MIDI. E, chiaramente, non mancano le parti suonate, per dimostrare nei fatti le potenzialità di questo synth.
Buona visione e per maggiori informazioni sul MODX M consultate il sito ufficiale Yamaha.











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