Nove anni, le gambe che non arrivano ancora ai pedali, e un curriculum da far impallidire molti professionisti. Alexander Zhou è un pianista di New York, di origini cinesi, cresciuto musicalmente alla Special Music School del Kaufman Music Center sull’Upper West Side di Manhattan.
Nell’arco degli ultimi tre anni ha vinto praticamente tutto quello che c’era da vincere nelle competizioni internazionali per la sua fascia d’età, ha debuttato con orchestra e ha fatto tappa al Tiny Desk di NPR, il format che di solito ospita tutt’altri tipi di artisti. Il tutto mentre frequenta la quarta elementare.
Chi è Alexander Zhou
Zhou ha cominciato a studiare pianoforte a cinque anni, al suo ingresso alla Special Music School, sotto la guida di Dr. Natela Mchedlishvili. Da subito è emerso come un talento fuori dal comune, non soltanto per la padronanza tecnica, ma per qualcosa di più difficile da insegnare: la capacità interpretativa. «Quando suono il valzer di Chopin immagino che le mie dita si trasformino in ballerini che volano sulla tastiera» (Alexander Zhou). Una metafora poetica non da poco per un bambino di terza elementare.
Il suo palmares parla da solo. Nel 2022, al Cremona International Music Festival in Italia, ha conquistato il Primo Premio, il Best Classical Piece Prize e il Best Modern Piece Prize nella categoria debuttanti, più la Platinum Medal al Grande Maestro International Music Competition.
Nel 2023 ha trionfato al Nashville International Chopin Piano Competition, all’Hartford Chopin International Piano Competition e al Franz Liszt Center Piano Competition, vincendo in tutti e tre il primo premio assoluto. Sempre nel 2023 ha fatto il suo debutto orchestrale al Cremona Music Festival, eseguendo il primo movimento del Concerto n. 19 in Fa maggiore KV 459 di Mozart.
Il 2024 ha portato ulteriori conferme: Primo Premio al 31° International Fryderyk Chopin Piano Competition for Children and Youth a Szafarnia (Polonia), Primo Premio nella categoria Youth Piano al Music International Grand Prix e il First Great Award alla Vienna International Music Competition.
Quest’anno Alexander è apparso ancora una volta su From the Top, il celebre programma NPR dedicato ai giovani musicisti classici americani, condotto da Orli Shaham.
La sua scuola: musica come materia principale
Dietro Alexander Zhou c’è anche una struttura formativa decisamente atipica. La Special Music School, è un istituto pubblico sull’Upper West Side, fondato nel 1996 come partnership tra il Kaufman Music Center e il Dipartimento dell’Istruzione di New York City.
In pratica: una scuola pubblica dove la musica non è un’attività extracurricolare ma una materia portante, integrata nell’orario giornaliero fin dalla prima elementare, senza costi aggiuntivi per le famiglie.
Gli studenti ricevono due lezioni private alla settimana sullo strumento scelto, affiancate da corsi di teoria musicale, solfeggio, ear training, storia della musica e coro.
Come ha sottolineato Tony Mazzocchi, presidente e CEO del Kaufman: «La musica è normalizzata accanto alle altre materie, e i risultati accademici, sociali ed emotivi sono quelli di cui ogni scuola pubblica sognerebbe» .
Non è un conservatorio chiuso in una torre d’avorio, ma una scuola vera, con tutto ciò che questo comporta, compresi i compiti di matematica.
I bambini prodigio
Alexander Zhou non è un fenomeno isolato. La storia della musica classica è costellata di bambini che hanno cominciato a stupire il mondo prima di imparare a scrivere correttamente in corsivo.
Mozart è il riferimento universale, ma anche Beethoven fu avviato allo strumento in tenera età, e più di recente casi come quelli di Lang Lang o Yuja Wang mostrano che il percorso del prodigio (spesso di origine cinese), avviato allo studio intensivo già tra i 4 e i 6 anni, è tutt’altro che insolito.
La domanda che si pone chiunque osservi questi bambini è sempre la stessa: è un percorso naturale?
La ricerca scientifica ha ampiamente documentato che l’apprendimento precoce della musica ha effetti positivi sullo sviluppo cognitivo, memoria verbale, abilità spaziali, capacità di attenzione. Ma per raggiungere livelli d’eccellenza è necessario qualcosa di più.
Gli studi sulla musicalità d’élite fanno spesso riferimento alla cosiddetta regola delle 10.000 ore: la quantità di pratica deliberata necessaria per raggiungere un’expertise di alto livello.
Nel caso dei bambini prodigio, questa cifra viene accumulata in un arco temporale molto compresso, il che implica sessioni di studio quotidiane, insegnanti specializzati e una famiglia strutturata intorno alla formazione musicale del figlio. Un meccanismo che funziona, ma che richiede lucidità da parte di tutti gli adulti coinvolti.
La questione dell’infanzia
Non è necessario fare i moralisti per riconoscere che il percorso dei bambini prodigio pone domande legittime. Un bambino che studia strumento molte ore al giorno, partecipa a competizioni internazionali e vola in Polonia o in Italia a sette anni, vive un’infanzia strutturalmente diversa da quella dei suoi coetanei. Ma “diversa” non significa necessariamente “peggiore”.
Nel caso di Alexander Zhou, i segnali di un equilibrio sano ci sono tutti. Frequenta una scuola pubblica normale, ha i suoi hobby – legge molto, è appassionato di orche e cetacei, e nel pre-concerto non disdegna le caramelle e le ciambelle con lo zucchero a velo – ed è descritto da chi lo conosce come un bambino «solare, energico, pieno di gioia».
Insomma, un bambino, non un piccolo adulto. La differenza è che poi siede al pianoforte e suona Chopin, Tchaikovsky e Mozart con una consapevolezza interpretativa che molti adulti faticano a raggiungere.
«La parte difficile è che devi capire il pezzo nella sua interezza. Se non capisci qualcosa, non lo suoni bene» (Alexander Zhou). Non male come approccio alla musica. Non male come approccio alla vita, in generale.










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