HomeStrumentiStoriaLa melodia più antica del mondo arriva dalla Mesopotamia

La melodia più antica del mondo arriva dalla Mesopotamia

Decimo appuntamento con la storia della musica: alla scoperta dei suoni mesopotamici...

Tra il 1927 e il 1929, presso gli antichi resti sumerici del cimitero reale di Ur, una squadra di archeologi capitanata da Leonard Wolley trova dei reperti artistici di incommensurabile portata.
Due reperti, in particolare, sono importanti per la nostra trattazione.

Il primo è il celebre Stendardo di Ur, ovvero quel doppio pannello raffigurante da un lato scene di guerra con l’esercito e la casta militare, e dall’altro immagini di vita quotidiana, benessere e pace.

Scavi presso il Cimitero reale di Ur
Lo Stendardo di Ur, pannello della pace

Ed il secondo sono le Lire d’oro e d’argento, ovvero dei preziosissimi strumenti a corda di raffinata bellezza. Esse sono caratterizzate da ricche decorazioni con lapislazzuli e altre pietre preziose, oltre che da una peculiare testa di Toro uscente dalla cassa di risonanza.
Un suonatore rappresentato sullo stendardo di Ur, con a lato un probabile cantore, impugna proprio una lira come quella ritrovata dall’archeologo.

La Lira d'oro di Ur
La Lira d’oro di Ur

Queste scoperte trasmisero un fascino tale da indurre molteplici studiosi a congetturare curiose ipotesi. Ciò che a noi importa è notare come civiltà vissute circa nel 2500 a.C. conoscessero e possedessero strumenti di tale complessità.

Ok, ma volessimo sapere qualcosa in più? Ad esempio sulle accordature, o addirittura sulle melodie stesse? Beh, penso possiate immaginare l’impossibilità di fornire una risposta precisa.
Eppure nello stesso periodo delle menzionate scoperte, circa 1000 km più a Ovest, sulle coste siriane, altri archeologi rinvenivano, presso le rovine di Ugarit, alcune tavolette d’argilla con incisi dei caratteri cuneiformi. Non è stato immediato, ma in una ventina di anni alcune di queste tavolette sono state identificate come degli inni musicali.

Scavi presso il Cimitero reale di Ur
Scavi presso il Cimitero reale di Ur

Una di queste in particolare si era conservata meglio di altre, consentendone una lettura quasi completa. La tavoletta presenta una doppia linea di demarcazione: nella parte superiore vi è un testo dedicato a Nikkal, la Dea dei raccolti, mentre nella parte inferiore ci sono delle istruzioni per suonare e accordare proprio una lira.
Non si esclude che fosse proprio una lira simile a quelle di Ur. Nella parte in fondo viene riportato persino il nome dell’accordatura: nīd qabli.

Tavoletta n.6 - Inno a Nikkal
Tavoletta n.6 – Inno a Nikkal

Tra le innumerevoli tavolette molti studiosi hanno compreso che nella macro area mesopotamica si conoscevano e si utilizzavano diverse sequenze intervallari e accordature, si parla addirittura di scale a 7 suoni.
Questa nīd qabli è stata interpretata da alcuni studiosi come una sequenza dorica (con riferimento ai Modi medievali). Infatti la più celebre interpretazione di questo Inno a Nikkal si presenta con una successione dorica e a proporre tale melodia è stato l’archeomusicologo Richard Dumbrill. Nella maggioranza di versioni che potete trovare su Youtube ascolterete proprio la sua interpretazione.

Leonard Woolley con in mano la Lira della Regina
Leonard Woolley con in mano la Lira della Regina

Tuttavia Dumbrill non è che uno dei molteplici studiosi ad aver proposto una lettura musicale per l’Inno hurrita. Per scoprire quante trame si celano dietro questo misterioso manufatto d’argilla vi invito a vedere il video.

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