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Joe Bonamassa e l’amplificatore comprato da Steven Seagal

Bonamassa rivela che il suo amp preferito in studio è un Fender tweed anni '50 acquistato da Steven Seagal.

Joe Bonamassa ne ha collezionati di ogni tipo: chitarre recuperate da sotto le scale, amplificatori vinti all’asta, scambi degni di una puntata di Affari al buio. Ma quando gli hanno chiesto qual è il suo amplificatore di riferimento in studio, la risposta ha lasciato tutti un po’ spiazzati.

Non un Dumble da sei cifre, non un Marshall vintage con una storia epica. Un Fender 5F3 Deluxe tweed degli anni ’50 comprato da un attore hollywoodiano che quando si parla di “crunch” è più il suono delle botte a venirci in mente che quello di una chitarra distorta.

L’amp di Steven Seagal

«È l’amp che ho comprato da Steven Seagal», ha dichiarato Bonamassa a Reverb«Sì, l’attore.» Del resto l’interprete di Trappola in alto mare è anche un appassionato di chitarre e di musica blues, più volte è stato fotografato suonando una bella Gibson ES335 rossa e quindi non stupisce che fosse il possessore di un tweed Fender anni ’50.

Il combo in questione è un piccoletto – ma pieno di “vita” – da 20 watt, non certo un wall of sound. Bonamassa però è categorico: non bisogna sottovalutare questo amp. Sul mercato, esemplari paragonabili vengono valutati tra i 4.150 e i 6.680 dollari, il che lo rende comunque un acquisto tutt’altro che economico, indipendentemente da chi te lo vende.

Perché suona “molto più grande di quello che è”

Il segreto, secondo Bonamassa, sta in una combinazione di fattori. Prima di tutto, il Celestion speaker montato al suo interno. Poi il lavoro certosino del tecnico Bob Dixon, che Bonamassa definisce senza mezze parole «il più grande amp tech del mondo»:

«Riesce a tirare fuori una chiarezza e una headroom incredibili dai tweed facendo il minimo indispensabile. Sa esattamente cosa fare, e infatti l’ampli in studio ruggisce. Suona molto più grande di quello che è.» (Joe Bonamassa)

Bonamassa sottolinea come i tweed accettino benissimo i pedali, ma abbiano un limite naturale di gain. «Attorno a sei o sette ti danno tutto quello che hanno. In clean, a tre o quattro, tirano fuori un suono grasso bellissimo.»

C’è un’ironia di fondo in tutta questa storia. Bonamassa aveva annunciato di voler tagliare i ponti con il collezionismo dopo un grosso spavento nel 2024. Eppure a giugno 2025 aveva già comprato il suo nono Dumble – «l’ultimo grande acquisto», giura – per poi cedere mesi dopo all’amplificatore Soldano di Gary Moore. Insomma, chi lo conosce sa già come andrà a finire. E probabilmente anche lui.



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