UMAlab non è “solo” un laboratorio di liuteria: è una scuola dove si impara a costruire strumenti (ukulele, chitarra e basso) dentro un progetto culturale nato in un quartiere periferico di Roma.
Al Roma Expo Guitars 2026 la presenza sarà quindi quella di una realtà formativa (non del classico liutaio-espositore), con l’idea di portare in fiera anche il racconto di come nasce uno strumento quando il centro è il metodo, il tempo e la manualità.
Dalla grafica 3D al banco da lavoro
Francesco, prima di UMAlab c’è un percorso molto diverso: da dove arrivi?
Sono nato a Roma il 2 febbraio 1977. Dopo il liceo mi sono specializzato in computer grafica, frequentando il Master in architettura virtuale all’Istituto Quasar di Roma e ottenendo certificazioni Autodesk CAD e 3D.
E com’è avvenuto il “click” verso la liuteria?
Nel 2010, per una grande passione per la chitarra che avevo sin da ragazzo, ho visitato la factory Taylor Guitars a El Cajon in California. Il profumo del legno e il fascino di quell’ambiente hanno acceso una scintilla: il desiderio di costruire.

Quella scintilla è diventata un cambio di vita vero.
Sì: avevo un lavoro stabile come dipendente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ma la liuteria ha conquistato negli anni la priorità del mio tempo fino a diventare l’attività principale. Oggi posso dire di essere molto felice delle decisioni prese, perché questo mestiere mi permette di esprimermi e di lasciare una testimonianza concreta di ciò che sono stato: ogni strumento racchiude un periodo della mia vita.

Perché una scuola di liuteria
Quando nasce l’idea di fondare UMAlab?
Nel tempo si è affiancata una forte passione per l’insegnamento, che mi ha portato a fondare una scuola di liuteria: UMAlab. Trasmettere questo mestiere e contribuire alla sua continuità è per me fondamentale.
Che tipo di approccio didattico proponi?
La scuola si basa su un approccio classico, che pone al centro la conoscenza dei materiali, dei gesti e dei tempi della costruzione. Il confronto quotidiano con gli allievi è anche un’occasione di crescita per me, perché mi costringe ad approfondire e ampliare continuamente l’esperienza.
Quindi non è un “corso mordi e fuggi”.
No: ho creato UMAlab come uno spazio di lavoro accogliente, dove ognuno possa avere la propria postazione attrezzata e il tempo necessario per concentrarsi davvero sul processo costruttivo. In ogni sessione possono esserci al massimo due allievi: è una scelta precisa, per seguire ciascuno in modo attento e personalizzato.

Cosa si costruisce davvero in UMAlab
Quali strumenti si possono costruire nel laboratorio?
In UMAlab è possibile costruire diverse tipologie di strumenti: dalla chitarra classica alla chitarra acustica, dalla chitarra manouche all’ukulele in tutte le sue varianti.
Dal sito si capisce bene anche l’idea “associativa” del progetto.
Sì: l’associazione culturale UMAlab nasce con l’obiettivo di realizzare un centro culturale in un quartiere periferico di Roma, dove gli associati possono incontrarsi e acquisire esperienze sulla costruzione manuale di strumenti musicali.
E oltre all’apprendimento c’è anche un’idea di benessere, giusto?
Esatto: tra gli scopi c’è anche la promozione del benessere degli associati, perché la lavorazione artigianale del legno ha un valore riabilitativo e di qualità della vita; inoltre c’è l’organizzazione di attività culturali e formative, con un percorso che insegna disciplina e capacità di attendere, in controtendenza con la fretta contemporanea.
Tecniche, materiali e “pane quotidiano”
Quali aspetti tecnici sono centrali nel tuo metodo (e quindi nell’insegnamento)?
Nel mio laboratorio la verniciatura a gommalacca è pane quotidiano ed è parte integrante dell’insegnamento: è una delle tecniche più antiche e complesse, richiede sensibilità, pazienza e controllo. Trasmetterla significa insegnare anche un modo di intendere il lavoro artigianale, fatto di rispetto per la tradizione e attenzione ai dettagli.
E dal punto di vista della ricerca acustica?
La mia ricerca si è sviluppata soprattutto attorno al suono: per circa dieci anni mi sono concentrato sulla costruzione e lo sviluppo dell’ukulele da concerto, con l’obiettivo di ottenere strumenti in grado di sostenere performance acustiche senza amplificazione. Ho sviluppato un sistema personale di incatenatura basato su X-bracing per aumentare la proiezione sonora, valorizzando risonanza, dinamica e definizione timbrica.
Materiali: che direzione segui?
Negli anni ho lavorato molto con il Koa hawaiano, che considero eccezionale e resta il mio preferito. Uso anche mogano tropicale e palissandro indiano, mentre per le tavole armoniche impiego esclusivamente abete rosso di risonanza selezionato personalmente nella xiloteca della foresta demaniale di Paneveggio.
Roma Expo Guitars 2026: perché esserci
Hai chiarito subito un punto interessante: al REG non sarai “liutaio espositore”.
Esatto: pur essendo un liutaio professionista, la mia partecipazione al REG non sarà come “liutaio espositore”, ma sarò tra le aziende del settore con la mia scuola di liuteria UMAlab. Però credo sia importante comunicare anche la mia storia personale.
Cosa porterete concretamente in fiera?
Porterò uno dei miei strumenti: la chitarra classica “Sei Corde Nylon”, pensata per un suono tradizionale ma con un timbro brillante e potente. Ho adattato il mio sistema di X-bracing a una cassa dalla forma meno convenzionale, con lobi inferiori più snelli e arrotondati; diapason 642 mm, tavola con leggera bombatura, tastiera radius 20′ e 51,5 mm al capotasto.
E ci sarà spazio anche per raccontare il lavoro degli allievi?
Sì: porteremo anche una chitarra manouche costruita da un allievo (Gianluca Trincone) e una chitarra acustica Grand Auditorium costruita da un altro allievo (Jacopo D’Amore).
Per le creazioni di Francesco visita anche i siti web:



















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