Musicista e liutaio, diplomato in chitarra jazz al Conservatorio di Ferrara e laureato al Martini di Bologna, Matteo Crotti rappresenta una figura completa nel panorama della liuteria italiana.
Nato a Reggio Emilia nel 1975, ha iniziato a costruire strumenti nel 1997 e oggi si dedica principalmente a chitarre classiche e strumenti ad arco, con una produzione che spazia da modelli ispirati a Torres fino a chitarre con incatenatura lattice bracing.
Al Roma Expo Guitars 2026 presenterà per la prima volta una Special Edition che sintetizza il suo percorso: il modello Torres con diapason 640mm e lattice bracing, realizzato in abete Val di Fiemme e bokote.
Recentemente ha vinto la medaglia d’oro e il premio speciale Gualazzini al XXIII concorso Anlai di Pisogne con il suo modello Diana a incatenatura lattice.

Dalla campagna alla bottega: musica e manualità
Matteo, come nasce la tua passione per la liuteria?
La mia passione nasce alla radice dalla musica e verso la chitarra. Ho iniziato ad amare questo strumento non appena l’ho imbracciato la prima volta, a 12-13 anni, e da allora non l’ho più lasciato: tutt’ora suono e insegno chitarra dopo un percorso di studi sfociato in Conservatorio.
C’è anche un legame con la tua infanzia.
Sì: credo che la curiosità verso la liuteria arrivi anche dalla mia infanzia vissuta in campagna, in mezzo agli attrezzi e al lavoro manuale di mio nonno e di mio padre. Mettere insieme questi due aspetti del mio vissuto – la musica e la manualità – è stata la direzione più naturale.
Naturale ma non semplice.
Certamente non semplice da perseguire, perché incontrare le persone e le esperienze giuste che mi aiutassero a farne una professione ha richiesto determinazione e fortuna. Ma l’ho vissuta come una sfida molto appagante, sempre in divenire. Dopo esattamente trent’anni da quando ho iniziato questo percorso, mi guardo indietro e vedo che sono cambiate tante cose, ci sono state tante evoluzioni, alti e bassi, ma la voglia di imparare e progredire non cambia mai.

Il percorso formativo
Come ti sei formato?
Il mio approccio alla liuteria inizia nel 1997 quando frequento il corso di liuteria organizzato dalla provincia di Modena e dal Maestro Roberto Masetti, dove insegna teoria acustica il Maestro Paolo Coriani. Lavoro in qualità di socio presso la liuteria Masetti dal 1999 al 2000 e successivamente proseguo la mia attività in autonomia.
E poi gli strumenti ad arco.
Nel 2002 frequento il corso di costruzione di strumenti ad arco presso la scuola di Pieve di Cento sotto la guida dei Maestri Lorenzo Frignani e Marcello Bellei. Dal 2003 frequento e collaboro con il Maestro Marco Piccinotti, da cui apprendo e affino le tecniche di costruzione e verniciatura.

Un liutaio eclettico: dalla chitarra al violino
Qual è il tuo campo di attività oggi?
Nel corso della mia carriera ho costruito chitarre classiche, acustiche, elettriche, bassi acustici, mandolini e strumenti ad arco. Attualmente mi dedico principalmente alla costruzione di strumenti ad arco e chitarre classiche, occasionalmente anche chitarre acustiche e bassi acustici, eseguo inoltre riparazioni e assistenza su tutti gli strumenti citati.
Hai anche vinto diversi premi per gli archi.
Sì: nel 2010 ho ottenuto il secondo e quarto premio assoluto con due violini nella categoria “Strumenti Antichizzati” al concorso internazionale di Pisogne.
Nel 2011 primo posto assoluto nella categoria “concorso nazionale – Violoncello” e premio speciale della giuria di Uto Ughi per l’acustica con un violino antichizzato. Nel 2012 primo premio assoluto nella categoria “concorso nazionale – Viola”.

Cosa rende unico uno strumento Crotti
Cosa ti rende unico come liutaio?
La natura della chitarra è l’unicità e penso che sia uno degli strumenti in cui questo elemento spicca maggiormente: lo stesso strumento suonato da diversi musicisti ha addirittura un suono diverso e per questo il suo rapporto con il musicista è così intimo e appunto unico.
Come si riflette nel tuo approccio costruttivo?
Negli anni ho imparato a guardare e ascoltare con grande attenzione gli strumenti storici e quelli di tanti validi colleghi. Correggersi, confermare o prendere ispirazione nella loro somma e nel tempo mi ha permesso di identificare il mio stile costruttivo, che rimane legato a tecniche e caratteristiche sonore del passato ma si evolve naturalmente e abbraccia tante novità che le chitarre moderne portano in termini acustici e musicali.
Rimani musicista anche quando costruisci.
Esatto: rimango anche musicista e da musicista penso ai miei strumenti. Voglio che le mie chitarre diano ispirazione a chi le suona, incuriosiscano e appaghino l’orecchio e il corpo che le imbraccia, senza sconvolgere le aspettative di un musicista, ma piuttosto cercando di sorprenderlo positivamente. Alla fine di tutto la chitarra è un “attrezzo del mestiere” e credo che il suo scopo primario sia svolgere al meglio la sua funzione, anche se in maniera artistica.
I modelli: Torres e Diana
Quali modelli costruisci oggi?
Negli ultimi anni ho identificato il mio lavoro in due specifici modelli: uno è il modello “Torres” a cui ho rubato essenzialmente la forma. Anche se quella che costruisco non è certamente una copia storica, mi piace usarla per rappresentare il suono in senso più tradizionale della chitarra.
Ho scelto di utilizzare il modello FE 17, che è un po’ più piccolo rispetto alle misure moderne, cercando però di valorizzarne al massimo le caratteristiche acustiche e mantenendo una certa versatilità. È uno strumento molto comodo che propongo sia con diapason 650mm che 640mm.
E il secondo modello?
Oltre a questa ho sviluppato un mio modello personale – “Diana” – che ultimamente costruisco con incatenatura a reticolo (lattice bracing). Obiettivo è ricercare caratteristiche acustiche più moderne, come ampia dinamica, proiezione e definizione, e offrire così al musicista il meglio del suono e della suonabilità.
La chitarra “Diana” ha appena vinto un riconoscimento importante.
Sì: questa è una chitarra molto importante per me, perché ha vinto la medaglia d’oro e il premio speciale “Gualazzini” all’ultimo concorso di liuteria organizzato dall’Anlai a Pisogne. Lo strumento è realizzato in abete per la tavola e palissandro del Madagascar per fasce e fondo.
Roma Expo Guitars 2026: la Special Edition Torres-Lattice
Cosa porterai al Roma Expo Guitars?
Sono alla mia prima partecipazione al Roma Expo Guitar e per me è una grande occasione per poter concentrare idee che normalmente si diluiscono nel tempo. Ho voluto perciò sintetizzare su un unico strumento queste esperienze e caratteristiche sonore e tecniche.
In cosa consiste la tua Special Edition?
Sarà un modello Torres con diapason 640mm, ma con un’incatenatura lattice bracing, che permette di avere una tavola molto leggera e una risposta estremamente pronta e sonora.
Assieme a questo ho voluto dedicare particolare cura alla scelta dei legni – in questo caso abete Val di Fiemme per la tavola armonica e bokote per fasce e fondo – e ad elementi e dettagli estetici per valorizzare ancora di più il mio stile che, come dicevo, rimane tecnicamente legato alla tradizione ma che ho sviluppato cercando di riversarvi in chiave più moderna le mie idee e il mio gusto personale.
Materiali e filosofia: il legno al centro
Quali materiali usi nelle tue chitarre?
In questo percorso non ho mai utilizzato materiali sintetici come nomex o carbonio, nonostante la mia direzione ora vada anche verso strumenti dalle caratteristiche più moderne. Questo probabilmente perché alla radice rimango legato al legno, con la sua plasticità, la sua “meccanica scontrosa” o i suoi profumi.
È una scelta precisa.
Sì: credo sia più produttivo e appagante assecondare la propria natura piuttosto che inseguirne una che non fa parte del proprio essere. Cerco però di completare e valorizzare tutti gli aspetti sensitivi del mestiere con un metodo più razionale, studiando il comportamento fisico e meccanico del legno e dello strumento nel suo sviluppo, anche analizzando ad esempio lo spettro sonoro e altre caratteristiche fisiche che mi permettono di controllare e registrare in maniera più scientifica la costruzione.
Perché fare questo mestiere
Dopo trent’anni, cosa ti spinge ancora a fare questo lavoro?
Penso che sia proprio questo aspetto ad avermi catturato: è uno stimolo costante che ti mette continuamente di fronte a nuove sfide e contraccambia in soddisfazioni. In concreto ci sono tanti aspetti tecnici, stilistici e artistici che rendono il liutaio una figura realmente eclettica. È un mestiere che ti costringe e ti spinge a imparare le più diverse nozioni e ad immergerti nelle più impensabili e talvolta opposte discipline.
Dalla creatività alla metodicità.
Esatto: dalla creatività più libera, alla metodicità dell’organizzazione del lavoro, all’ascolto intimistico di ciò che comunicano i propri sensi, allo studio di nuove tecniche e tecnologie. Penso che non ci sia niente di più difficile e stimolante, e credo siano queste le sensazioni che mi hanno portato fin qui.
Visita il sito ufficiale della liuteria Matteo Crotti.
Roma Expo Guitars Official Website















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