Venticinque anni di ebanisteria e intarsio, una famiglia di artigiani, studi di violoncello e pianoforte al conservatorio, e poi a 45 anni la svolta: “Questa la posso costruire anch’io”.
Donatella Salvato, maestra d’Arte con atelier a Curtarolo (Padova), ha costruito la sua prima chitarra classica – Fiamma, la numero zero – dopo aver rilevato l’azienda di famiglia e aver lavorato il legno in tutte le sue forme, dai mobili agli arredamenti speciali per committenti in tutto il mondo.
Oggi i suoi strumenti sono conosciuti in Europa e nel mondo, costruiti su ordinazione con un rapporto diretto chitarrista-liutaio che diventa sempre un’amicizia duratura.
Al Roma Expo Guitars 2026 non sarà presente come espositrice, ma seguirà lo stand delle corde Savarez, presentando le novità e consigliando i clienti su come trovare le corde più adatte al proprio strumento e stile.
Il sogno nato a 15 anni nell’atelier di Aloysius Lanaro
Donatella, come nasce la tua passione per la liuteria?
Provengo da una famiglia di abili ebanisti e intarsiatori, sono maestra d’Arte, ho studiato violoncello e pianoforte al conservatorio e ho rilevato l’azienda di famiglia dove per 25 anni ho avuto modo di lavorare e conoscere il legno sotto i più svariati aspetti.
Ma la scintilla è arrivata molto prima.
Sì: per una riparazione all’archetto, capitai nell’atelier del maestro Aloysius Lanaro quando avevo 15 anni. L’impressione di entrare in quel luogo profumato di legno e di resine, dove pagliuzze dorate danzavano nella lama di luce che entrava dalla finestra, è rimasta dentro di me come un sogno segreto e inarrivabile.
A 45 anni: “Questa la posso costruire anch’io”
Quando hai deciso di passare dall’ebanisteria alla liuteria?
A 45 anni ho deciso di iniziare a studiare chitarra classica e con il mio strumento di fabbrica fra le mani mi sono detta: “questo lo posso costruire anch’io”. È stato il momento nel quale la mia vita è cambiata, un punto di arrivo è diventato un punto di partenza.
Come hai fatto senza frequentare una scuola di liuteria?
Fuori età massima per frequentare scuole di liuteria ufficiali, mi sono documentata, ho cercato un liutaio disponibile a trasmettermi le sue conoscenze – il Maestro Gian Paolo Manica – e così è nata Fiamma, la mia numero zero. Da lì non mi sono più fermata.
Un percorso di formazione internazionale
Hai viaggiato molto per imparare.
Sì: ho iniziato a viaggiare per conoscere e imparare con brevi stage presso il Maestro Kazuo Sato in Giappone, Michael Batell negli USA, Jan Tulacek in Repubblica Ceca e in Spagna per conoscere di persona il Maestro José Romanillos.
E poi la fisica del suono.
Crescendo nella conoscenza delle varie tecniche costruttive, mi sono chiesta se esistessero dei modi per conoscere e comprendere ancora più a fondo il legno, i rapporti di elasticità, come il suono corresse fra le sue fibre. Così ho iniziato a interessarmi alla fisica del suono, per capire il funzionamento più intimo di questo strumento, semplice solo in apparenza, seguendo corsi di Trevor Gore in Australia e con l’ingegnere Martino Quintavalla in Italia.
La mia passione e la mia innata curiosità mi hanno portato a sperimentare diverse tecniche costruttive ricercando il MIO suono, fedele alla massima di mio papà: con il legno si può costruire qualsiasi cosa. Ora i miei strumenti sono conosciuti in Europa e nel mondo.
Quando lo strumento diventa vivo
Cosa rende unico il tuo lavoro?
Come artigiana ho costruito mobili, arredamenti speciali per i più disparati committenti in tutto il mondo, ho lavorato radiche preziose e realizzato delicati intarsi, ma niente può paragonarsi a costruire una cosa che diventa viva come uno strumento musicale.
Come progetti uno strumento?
Ogni strumento parte da un progetto ben definito dove si determina fin dall’inizio il tipo di suono che si vuole ottenere e ogni elemento viene testato, scelto e modellato per questo scopo. Potrebbe sembrare qualcosa di magico o di alchemico ma si analizza ogni elemento con le sue caratteristiche fisiche e meccaniche, come corre il suo suono fra le fibre, la sua “personalità” unica, sia con metodi tradizionali sia usando programmi di rilevamento e di analisi.
È un processo complesso.
Una volta assemblati, gli elementi cessano di essere se stessi e si fondono in qualcosa di unico, di nuovo, dove ognuno mette tutto se stesso ma non sono più distinguibili. Quando si progetta uno strumento, si devono prevedere tutte queste connessioni e il risultato finale. Questa è fisica, è liuteria ed è artigianato, questa è arte.
Roma Expo Guitars e le corde Savarez
Quest’anno non sarai espositrice.
Il Roma Expo Guitars è una manifestazione imperdibile per i professionisti e amatori delle sei corde. Nei 5 anni nei quali ho partecipato, sono cresciuta tantissimo, mi ha spronata a ricercare, a migliorarmi e pretendere sempre di più dai miei strumenti. Quest’anno non sarò presente come espositrice di strumenti per questioni di rotazione ma seguirò lo stand delle corde Savarez.
Cosa farai allo stand Savarez?
Sono corde splendide sotto tutti i punti di vista e rendono i miei strumenti ancora più belli. Presenterò le novità e, con la mia esperienza nella costruzione, avrò la possibilità di consigliare i clienti a trovare le corde che più si adattano al proprio strumento e al proprio modo di suonare.
Costruzione su ordinazione: chitarrista e liutaio a quattro mani
Come lavori oggi?
Ora sto sviluppando nuovi progetti, tutti rigorosamente di costruzione tradizionale dove la bellezza del suono, il sustain, la proiezione e un’infinita serie di sfumature sono il mio obiettivo primario, accompagnato alla più assoluta comodità di manico e tastiera, studiato a tavolino con le misure di riferimento e caratteristiche della mano del chitarrista.
Lavori principalmente su ordinazione.
Sì: attualmente lavoro soprattutto su ordinazione, dove il colloquio costante con il cliente permette di creare qualcosa di unico e speciale dove possa riconoscersi, trovare uno strumento più che comodo e calibrato sulle proprie esigenze: tipo di suono, scelta delle essenze ed ergonomicità.
È un rapporto speciale.
Devo dire che questo rapporto di lavoro chitarrista/liutaio si trasforma sempre in un’amicizia duratura, cosa inevitabile quando si lavora a quattro mani nel definire e dare forma a una necessità, a un desiderio, a un sogno… e vi assicuro che so esattamente di cosa sto parlando.
Caratteristiche distintive: libertà, istinto e Daniel Friederich
Cosa distingue i tuoi strumenti?
La prima caratteristica è dovuta al fatto che non ho seguito un percorso scolastico in una scuola di liuteria. Ricercare presso i vari atelier e conoscere dal vivo filosofie e tecniche di costruzione di vari paesi nel mondo mi ha dato una libertà e una larghezza di vedute ampissima, non legate a nessun programma scolastico.
La libertà ha un prezzo.
La libertà però ha avuto il suo prezzo, pagato con la fatica di colmare lacune tecniche nell’arte della liuteria con soluzioni mie personali. I risultati parlano chiaro. In ogni mio strumento metto tutte le mie conoscenze di intarsiatrice, ebanista, musicista e il mio istinto nell’ascoltare il legno.
Come lavori sulla tavola armonica?
Quando si campiona una tavola armonica, oltre ai dati misurabili, si estrapolano altre caratteristiche non rilevabili con la manipolazione e il tapping: è come entrare nei segreti dell’essenza legno. Armata la tavola secondo il mio progetto e i suggerimenti dati dalle varie analisi, spengo il microfono e chiudo il PC, la prendo fra le mie mani e la percuoto dolcemente, ascolto come il suono corre fra le fibre guidato dall’incatenatura… deve essere libero e consistente, ricordare il vento fra le spighe di grano.
Un processo intuitivo dopo quello scientifico.
Abbasso o sagomo catene, sostituisco quelle troppo morbide, eventualmente ne cambio l’essenza: è il mio istinto. Costruire uno strumento è un continuo aggiungere e sottrarre fino a che rimane solo l’essenziale. Molti miei clienti, provate chitarre di mia costruzione nei più disparati progetti, dicono che si sente in ogni caso che sono mie, probabilmente in ognuna rimane una piccola parte di me.
Quali legni usi?
Costruisco indifferentemente chitarre in abete o in cedro, lavorando ogni essenza in modo diverso per esaltarne al massimo tutte le caratteristiche peculiari e scelgo solo sets speciali fra i più belli e con caratteristiche fisiche e acustiche superiori. Generalmente, per fondo e fasce uso Palissandro Indiano, un essenza che permette ancora di trovare materiale bellissimo e stagionato naturalmente, Palissandro Madagascar, bellissimo e sonoro, e Palissandro Rio, che, rilevazioni alla mano, si dimostra davvero il re dei legni per chitarra, rigorosamente accompagnato da certificato CITES.
L’ultima sfida: l’acero.
L’ultima chitarra progettata e costruita nel 2025 per un notissimo concertista italiano ha rappresentato una vera sfida nella progettazione perché la richiesta era di uno strumento in acero che avesse la tonalità calda e brillante caratteristica di quell’essenza con la potenza e le prestazioni di una chitarra in palissandro. Missione compiuta, applicando i miei studi di fisica del suono e dei materiali. Davvero con il legno si può fare qualsiasi cosa.
Hommage à Daniel Friederich
Hai un debito morale con Daniel Friederich.
Mi sono ispirata al liutaio francese Daniel Friederich ma ho adottato tanti e tali cambiamenti rispetto ai rilievi da me eseguiti sugli strumenti originali che ora rispecchiano la MIA tecnica costruttiva, visione di suono, emissione e proiezione. Sento però un debito morale con questo grande maestro che purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscere e per questo motivo ho creato una linea “Hommage à Daniel Friederich” con la quale intendo realmente omaggiare degnamente questo gigante nel mondo della costruzione.
“Con le mani do forma ai miei sogni”
Perché fai questo mestiere?
Costruire strumenti musicali è stato un punto di arrivo, un punto della mia vita in cui si sono incontrati passione e amore per il legno, abilità ed esperienza acquisite in 25 anni di lavoro di ebanisteria e intarsio, passione e amore per la musica che non è mai mancata in nessun giorno della mia vita, un’inclinazione assoluta per il disegno – sia artistico che tecnico – la progettazione e la messa in opera dei miei progetti, e la poesia infinita di un materiale caldo, duttile e versatile che muore e rinasce fra le tue mani.
Una frase che ti rappresenta?
“Con le mani do forma ai miei sogni, piego il legno ai miei voleri e gli dono nuova vita, voce e poesia”. Non posso immaginare un lavoro più rigoroso e allo stesso tempo più poetico e creativo. La gioia di sentire la voce dei miei strumenti una volta finiti è immensa, davvero sto realizzando il mio obiettivo: dono al legno nuova vita, voce e poesia.





















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